Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

La mobilità sostenibile: il caso del cicloturismo

Il presente lavoro affronta il tema della mobilità sostenibile, dei sistemi di trasporto “collettivo”, sui percorsi ciclabili fino ad arrivare al cicloturismo. A tal fine è stata esaminata tutta la normativa in materia da quella italiana a quella internazionale focalizzando l’attenzione sulla legge 366/98, la 340/2000.
La tematica è quanto mai attuale nelle nostre realtà cittadine, si assiste sempre più alla congestione delle strade, che porta non solo inquinamento e ritardi, ma anche stress psico-fisico che non si riflette solo sugli automobilisti ma anche su tutti gli altri utenti delle strade che, anche non scegliendo l’automobile per i propri spostamenti, sono comunque costretti a convivere con situazioni non proprio piacevoli. Rendere la città più vivibile è possibile grazie a una serie di piccoli accorgimenti.
Sotto l’espressione Mobilità sostenibile sono compresi numerosi interventi aventi lo scopo di ridurre gli effetti negativi che l’esercizio del diritto alla mobilità esercita sul sistema sociale: inquinamento atmosferico ed emissioni di gas serra; inquinamento acustico; congestione di traffico stradale; incidenti stradali.
Tra gli interventi più efficaci c’è il potenziamento del Trasporto pubblico locale. Inoltre, tra i nuovi interventi che stanno lentamente prendendo piede in Italia, si segnalano: la figura del mobility manager, introduzione di servizi di car-sharing nelle principali città, introduzione del pedaggio urbano in alcune città.
Nel capitolo primo è stata esaminata la realtà normativa degli ultimi anni focalizzando prima l’attenzione sullo scenario internazionale fino ad arrivare al contesto locale della mobilità sostenibile.
Le notizie del secondo capitolo sono importanti in quanto ci danno la possibilità di riflettere su quanto nel mondo dei trasporti sia importante l’efficienza ma anche la visione con occhi diversi di una realtà che in molte città, per fortuna, sta prendendo piede.
L’introduzione del car-pooling e car-sharing sono solo alcuni degli interventi possibili in ambito cittadino per rendere il trasporto più snello.
Spostarsi in bicicletta non è soltanto un modo diverso di percorrere la città, ma diventa con il tempo e con una sensibilizzazione adeguata, un modo veloce di muoversi.
Nella trattazione, inoltre, verrà illustrato un progetto ciclistico del mediterraneo che però sta trovando la sua concretizzazione solo in questi mesi e che trova, quindi, uno scenario non ancora completo, nel quale le autorità interessate e l’assessorato ai trasporti della regione Puglia, stanno ancora collaborando per darne piena attuazione.
Iniziamo con qualche cenno sull’uso della bicicletta, che nel periodo a cavallo tra la fine dell’ottocento e la prima metà del novecento, è stata il mezzo di trasporto privilegiato dei nostri nonni: solida, poco costosa, facilmente riparabile, non richiedeva né grandi spazi per essere ricoverata, né grosse abilità e competenze per essere guidata.
L’automobile e gli altri veicoli a motore, dapprima mezzi di spostamento e trasporto, poi sempre più “status symbol”, fino a diventare una scelta obbligata a causa di politiche dei trasporti sistematicamente tese a favorire il trasporto privato su gomma, hanno progressivamente estromesso tutti gli altri veicoli dalle strade, rendendo le strade ostili, inquinate e pericolose per tutti gli altri utenti. Parallelamente, gli spazi dei centri urbani, sviluppatisi e strutturatisi in epoche nelle quali al massimo poteva transitarvi una carrozza ogni tanto, sono stati invasi da migliaia di autovetture in sosta, che hanno prodotto il restringimento delle carreggiate, con le conseguenti congestioni, e l’estromissione dei pedoni finanche dagli spazi a loro riservati.
Per far fronte a questo progressivo degrado nella vivibilità dei centri urbani e delle aree limitrofe, le pubbliche amministrazioni di realtà socialmente più avanzate a livello urbano del nord Europa e alcune piccole “isole felici” italiane, sull’onda della pressione di un’opinione pubblica, sicuramente più attenta agli aspetti della qualità della vita e alle tematiche ambientali, stanno da anni operando in direzione di una riorganizzazione complessiva dei trasporti. Le parole d’ordine di questa rinnovata attenzione alla qualità degli ambienti urbani sono “trasporto sostenibile”, “intermodalità”, “moderazione del traffico”.
Nelle nostre città il 50% degli spostamenti avviene su distanze inferiori a 5 km. Su percorsi di quest’ordine di grandezza la bicicletta sarebbe già da ora competitiva con l’automobile, considerando che la velocità del traffico motorizzato, nelle ore di punta, scende anche al di sotto dei 10 km l’ora, se non fosse che le condizioni imposte del traffico veicolare, rumoroso, nocivo ed altamente pericoloso per gli utenti non protetti, e l’assenza di una viabilità riservata agiscono da potente deterrente.

Mostra/Nascondi contenuto.
PREVIEW Il presente lavoro affronta il tema della mobilità sostenibile, dei sistemi di trasporto “collettivo”, sui percorsi ciclabili fino ad arrivare al cicloturismo. A tal fine è stata esaminata tutta la normativa in materia da quella italiana a quella internazionale focalizzando l’attenzione sulla legge 366/98, la 340/2000. La tematica è quanto mai attuale nelle nostre realtà cittadine, si assiste sempre più alla congestione delle strade, che porta non solo inquinamento e ritardi, ma anche stress psico-fisico che non si riflette solo sugli automobilisti ma anche su tutti gli altri utenti delle strade che, anche non scegliendo l’automobile per i propri spostamenti, sono comunque costretti a convivere con situazioni non proprio piacevoli. Rendere la città più vivibile è possibile grazie a una serie di piccoli accorgimenti. Sotto l’espressione Mobilità sostenibile 1 sono compresi numerosi interventi aventi lo scopo di ridurre gli effetti negativi che l’esercizio del diritto alla mobilità esercita sul sistema sociale: inquinamento atmosferico ed emissioni di gas serra; inquinamento acustico; congestione di traffico stradale; incidenti stradali. Tra gli interventi più efficaci c’è il potenziamento del Trasporto pubblico locale. Inoltre, tra i nuovi interventi che stanno lentamente prendendo piede in Italia, si segnalano: la figura del mobility manager, introduzione di servizi di car-sharing nelle principali città, introduzione del pedaggio urbano in alcune città. Nel capitolo primo è stata esaminata la realtà normativa degli ultimi anni focalizzando prima l’attenzione sullo scenario internazionale fino ad arrivare al contesto locale della mobilità sostenibile. Le notizie del secondo capitolo sono importanti in quanto ci danno la possibilità di riflettere su quanto nel mondo dei trasporti sia importante l’efficienza ma anche la visione con occhi diversi di una realtà che in molte città, per fortuna, sta prendendo piede. 1 Latino Biagio, Per una mobilità sostenibile, Roma, 1997, pag. 25.

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Maria Antonietta Mastroserio Contatta »

Composta da 67 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3830 click dal 04/09/2008.

 

Consultata integralmente 4 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.