Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Il concordato del 7 maggio 1940 tra la Repubblica Portoghese e la Santa Sede: dalla genesi al testo definitivo

Descrizione e analisi socio-politica del periodo e delle vicende nazionali e europee che portarono alla firma del concordato e analisi storico-giuridica delle negoziazioni, del contenuto del concordato e delle reazioni politiche al concordato ed al collegato accordo sulle missioni d'oltremare, con allegati documenti inediti provenienti dagli archivi di Lisbona e di Coimbra.

Mostra/Nascondi contenuto.
1 Introduzione Il Portogallo è notoriamente un Paese di tradizione cattolica, non per questo i rapporti con la Santa Sede sono sempre stati facili, basti ricordare le misure adottate dal Marchese di Pombal per l'espulsione dei gesuiti del 1759, che non solo incrinarono l'amicizia con la Santa Sede, ma provocarono difficoltà nella politica dell'Oltremare, dove l'opera di evangelizzazione subì un brusco arresto, favorendo l'attività di missionari protestanti provenienti dall'Olanda e dall'Inghilterra. Per risolvere queste controversie e giungere ad un accordo, si ricorreva allo strumento del concordato, assimilato, ormai secondo l'opinione più diffusa, al trattato internazionale, in quanto stipulato tra uno Stato sovrano e la Chiesa Cattolica, unanimemente riconosciuta come soggetto di diritto internazionale. Si ricorse ad un concordato nel 1848, per porre fine alla situazione creatasi in seguito ad alcune misure anticlericali, tra le quali la soppressione degli ordini religiosi nel 1834, adottate dallo Stato liberale. 1.1. La questione del patronato La questione che, più di altre, è stata origine di frequenti crisi nelle relazioni tra Roma e Lisbona, è quella del padroado. Questo istituto, nato nel 1444, quando Eugenio IV per la prima volta menzionò lo jus patronatus nella Bolla Etsi Suscepti del 9 gennaio 1444, non era altro che il riconoscimento da parte della Chiesa Cattolica dell'opera di sostegno data dalla Nazione fedelissima ai suoi missionari. 1 Si trattava di una specie di delega ad evangelizzare le nuove regioni, includendo i poteri di giurisdizione necessari e concedendo una serie di privilegi, tra i quali il diritto della Corona di presentare i candidati alle sedi vescovili. I primi contrasti relativi al padroado nacquero in seguito alla creazione della Congregazione di Propaganda Fide, nel 1622, con la quale la Chiesa voleva riprendere in mano l'iniziativa e l'organizzazione missionaria. I rapporti con la Congregazione non crearono problemi fino al 1640, dato che l'indebolimento della Potenza portoghese, causato da sessant'anni di dominazione spagnola, non permetteva di far fronte agli enormi impegni finanziari nelle missioni. Con il recupero dell'indipendenza, le relazioni con la Santa Sede peggiorarono, anche in virtù del rifiuto da parte di questa di riconoscere lo Stato lusitano, riconoscimento dato solo nel 1668. 2 A preoccupare il Portogallo 1 Eduardo dos Santos, O Estado Português e o problema missionario, Lisboa, Agência geral do Ultramar, 1964, p.77. 2 António da Silva Rego, Lições de Missionologia, Lisboa, Centro de Estudos Políticos e Sociais, Junta de Investigações do Ultramar, 1961, p. 176.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Vania Bartoli Contatta »

Composta da 201 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 630 click dal 02/09/2008.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.