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''Visitatemi per lettera'' - Il carteggio Ugo Foscolo - Quirina Mocenni Magiotti

Il lavoro si propone di tracciare un profilo del carteggio privato tra Ugo Foscolo e Quirina Mocenni Magiotti, che ben si inserisce nel contesto della tradizione della scrittura epistolare, cara al poeta.

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7 1. Foscolo e la scrittura epistolare L’intreccio tra dimensione esistenziale e letteraria, topos ricorrente nella storia della letteratura, ha trovato in Foscolo un grande autore italiano in grado di realizzarne una sintesi compiuta, con conseguente rottura dei confini che dividono lo spazio tra vita e arte, realtà e scrittura, specie attraverso una peculiare forma espressiva: quella della scrittura epistolare. Come scriveva Pietro Gibellini, infatti: Tra gli scrittori del nostro Ottocento solo Foscolo, prima di D’Annunzio (ma non al pari di lui), ha posto tanta meticolosa cura nel coltivare l’immagine di sé attraverso le sue lettere: l’epistolario vive in una zona intermedia tra il testo e il gesto, è un intrico tra la creazione del proprio stile e la vita 1 . Le lettere risultano dunque essere un mezzo tramite il quale lo stile letterario e la vita dell’autore si incontrano e si compenetrano. Questa propensione a sfruttare l’opera letteraria per la proiezione della propria soggettività pare accompagnare costantemente Foscolo nel corso della sua intera produzione; come osserva Varese 2 , in diversi suoi componimenti egli ha sentito spesso il bisogno di autodefinirsi, assicurandosi della propria identità, proiettandola in personaggi letterari divenuti quasi una sorta di maschera di sé stesso e contrapponendola agli uomini, alla società, ai tempi. Si può affermare che per Foscolo fu costante l’esigenza di consegnare a questo particolare tipo di scrittura la visione di se stesso e del mondo. Egli fu effettivamente un grande scrittore di lettere, non solamente per la loro qualità espressiva e per la loro varietà formale, ma anche in termini quantitativi: è proprio Foscolo, con Ultime lettere di Jacopo Ortis, la cui prima edizione risale al 1799, a fare propria l’esperienza del genere del romanzo epistolare in Italia e a proiettare la sua esistenza in quella del protagonista, prestando a Jacopo la propria storia di esule, il proprio status sociale e la propria frustrazione patriottica 3 . All’interno di questo contesto di rispecchiamento umano nella letteratura, la lettera si inserisce come canale preferenziale dei sentimenti dell’autore, e come luogo di riflessione critica sul tempo presente. Il genere, infatti, risulta particolarmente incisivo ed efficace a livello espressivo, e ciò si riscontra non solamente nell’Ortis: ritroviamo, infatti, altre opere 1 P. GIBELLINI nell’introduzione a G. D’ANNUNZIO, Lettere a Jouvence, a cura di E. Broseghini, Archinto, Milano, 1987, ora leggibile in P. GIBELLINI, Il fantasma di Jouvence, in ID., D’Annunzio dal gesto al testo, Mursia, Milano, 1995, p. 171. 2 C. VARESE, Introduzione a U. F. Autobiografia dalle lettere, Roma, Salerno editrice, 1979, p.7. 3 Cfr. G. NICOLETTI, Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo, in Letteratura Italiana Einaudi, dir. Alberto Asor Rosa, Le Opere, vol. III, Dall’Ottocento al Novecento, Torino, Einaudi, 1995, p. 48.

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Manuela Polli Contatta »

Composta da 59 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1757 click dal 15/09/2008.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.