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Il medium e la traccia. Immagine, tecnica, tempo nell'epoca della digitalizzazione

L'obiettivo della ricerca è quello di riflettere sull'impatto che i processi di innovazione tecnologica hanno sull'immagine, sulla sua funzione comunicativa e sui modi e le condizioni della sua fruizione. La tesi si occupa in larga parte di ricostruire gli aspetti e i momenti salienti del rapporto tra immagine e tecnica negli anni Trenta dello scorso secolo, prendendo in esame da un lato le reazioni del mondo dell'arte alla diffusione dei media tecnologici di produzione e riproduzione delle immagini, dall'altro dando ampio rilievo alle riflessioni di Walter Benjamin, il filosofo che per primo ha intuito la portata delle trasformazioni che il principio di riproducibilità tecnica ha introdotto da un punto di vista sociale, politico e culturale. Nell'ultima parte della tesi si tenta invece di rivolgere l'attenzione al presente e di analizzare attraverso l'approfondimento teorico e la ricerca empirica le opportunità, oltre che i rischi, connesse alla sovrapproduzione di immagini e all'immediatezza della loro fruizione. A questo proposito è stata presa in esame l'opera, tutt'ora in corso di elaborazione, del filosofo francese contemporaneo Bernard Stiegler, il quale ha maturato il proprio pensiero della tecnica nel confronto non solo con la filosofia (in particolare con la posizione di Martin Heidegger e con le tesi ancora poco note di Gilbert Simondon), ma anche con l'antropologia filosofica (Arnold Gehlen e André Leroy-Gourhan). Alla luce del contributo di Stielger e degli autori che i suoi testi mettono in colloquio, la tecnica si conferma essere un aspetto imprescindibile della riflessione sull'uomo contemporaneo, sui modi e sulle condizioni di possibilità del pensare, dell'agire, del sentire e dell'immaginare.

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INTRODUZIONE 1. Che la nostra fosse «l’epoca dell’immagine del mondo», l’aveva chiaramente intuito Martin Heidegger in una conferenza dal titolo omonimo del 1938; che l’introduzione delle tecniche di riproduzione dell’immagine costituisse un discrimine epocale, l’aveva lucidamente argomentato Walter Benjamin nel suo celebre saggio del 1936. Le riflessioni sul carattere eminentemente moderno della risoluzione del mondo in immagine si sono da allora freneticamente succedute, dando corso a molteplici ed eterogenee declinazioni della questione. Da La società dello spettacolo di Guy Debord al Delitto perfetto, compiuto, secondo Jean Baudrillard, dal proliferare delle immagini mediatiche ai danni della ‘realtà’ 1 (la quale, piuttosto che riconfigurarsi in immagine, in essa sembra ormai dissolversi integralmente), la lunga lista di saggi dedicati a queste tematiche conferma l’urgenza e l’importanza di un’indagine critica del concetto di immagine, del suo statuto ontologico e delle sue funzioni, epistemologiche e, soprattutto, politiche, nell’epoca in cui ne vengono largamente praticate la produzione e la riproduzione tecnologica. Nel presente lavoro tenterò di raccordare tre differenti traiettorie di indagine che irradiano tutte da un medesimo nucleo problematico, quello del rapporto tra la comprensione del concetto di immagine e una rivisitazione della questione della tecnica, con l’obiettivo di indagare in che misura e con quali esiti queste due ampie tematiche oggi si riguardino vicendevolmente. Sono persuasa che la 1 Cfr. Baudrillard, 1995. In effetti non di sparizione della realtà nell’ipermedialità prodotta dai dispositivi della telecomunicazione parla Baudrillard in questo testo, piuttosto di sparizione della sua «illusione» nella simulazione integrale della realtà virtuale. 3

Tesi di Dottorato

Dipartimento: Università degli Studi di Roma La Sapienza

Autore: Giulia Matteucci Contatta »

Composta da 235 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2679 click dal 16/09/2008.

 

Consultata integralmente 7 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.