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Nuove strade nel paesaggio - Studi di inserimento paesaggistico della circonvallazione di Carmagnola

Informazioni tesi

  Autore: Massimiliano Alforno
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Politecnico di Torino
  Facoltà: Architettura
  Corso: Architettura del paesaggio
  Relatore: Carlo Buffa Di Perrero
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 377

Molto spesso si sente parlare di paesaggio in maniera riduttiva, talvolta errata, intendendo come tale solo quei contesti dove l’opera dell’uomo non si è ancora manifestata, diventando sinonimo di natura incontaminata. In realtà questa non è che una piccola parte del paesaggio, in modo particolare in quei territori, come quello italiano, dove il livello di antropizzazione è molto elevato. La maggior parte dei paesaggi che ritroviamo sul territorio nazionale è infatti strettamente correlata con l’attività dell’uomo, che li ha modificati ed adattati alle proprie esigenze, facendoli evolvere in quello che ritroviamo oggi. Non per questo però, al contrario di ciò che talune persone sostengono, il territorio va considerato come irrimediabilmente danneggiato e costituito solo da elementi negativi. Anche gli elementi antropici che hanno contribuito alla formazione di un certo paesaggio, spesso fanno parte del patrimonio culturale di una determinata zona e costituiscono i caratteri identitari di una popolazione e di un territorio.
La cosa certa è che non si può determinare a priori se un elemento sia negativo o positivo, ma questo andrà analizzato all’interno del suo contesto.
Nel caso specifico si tratta di strade, elementi lineari in grado di modificare il territorio e al tempo stesso di adattarsi a questo, che da sempre hanno costituito il punto di partenza per l’organizzazione dello spazio circostante. Non si inventa niente di nuovo quando oggi si parla della costruzione di nuove strade come opportunità per riorganizzare il territorio, piuttosto si re-interpreta, e talvolta si re-inventa, ciò che è stato dall’epoca romana ad oggi, anche se nel secondo dopoguerra la tendenza è stata quella di considerare strade e paesaggio come due entità indipendenti.
Indubbiamente le strade sono indispensabili allo sviluppo e al progresso e consentono spostamenti sempre più rapidi, unendo poli anche molto lontani tra loro. Dunque strade che sempre di più uniscono, ma che sempre di più dividono ciò che attraversano se non progettate secondo criteri di integrazione nel territorio, escludendo i paesaggi dalla vita di chi semplicemente le percorre.
Se si volesse schematizzare per grandi capitoli il processo da seguire per la progettazione di una strada, ma più in generale di qualsiasi grande infrastruttura, occorrerebbe:
-valutarne l’effettiva utilità e il suo significato sociale;
-localizzare l’opera eseguendo un’approfondita analisi su tutto ciò che viene coinvolto (vegetazione, fauna, paesaggio, territorio agricolo, centri abitati, ecc…), con lo scopo di individuare il sito dove risulta minore l’impatto;
-confronto con i Comuni, le associazioni e la popolazione al fine di raccogliere osservazioni e migliorare ulteriormente le caratteristiche del tracciato;
-definizione delle mitigazioni ambientali, per ridurre le conseguenze negative sull’ambiente;
-valutazione del danno comunque arrecato al paesaggio e la previsione di opere di compensazione, ovvero interventi che consentono al valore complessivo dell’ambiente naturale di non diminuire e che possono anche essere del tutto estranei alla nuova infrastruttura.

L’obiettivo di questa tesi di laurea specialistica è di sviluppare i concetti sopra espressi su un caso studio, specificatamente sulla nuova circonvallazione all’abitato di Carmagnola (TO), secondo il progetto della Provincia di Torino.
Il lavoro svolto è partito dal tracciato già definito dal punto di vista plano-altimetrico e con alcuni interventi di mitigazione già proposti. Pertanto si presuppone che la localizzazione dell’opera sia quella che arrechi il minore impatto sul territorio e sulle comunità locali, anche se vengono fatti ragionamenti su tracciati alternativi e diverse soluzioni altimetriche.
Con questi presupposti si è passati ad una fase di analisi del territorio, attraverso un confronto cartografico e sopralluoghi, per individuare gli elementi presenti e la loro evoluzione nel tempo. Sulla base delle osservazioni fatte si è proceduto con una fase di valutazione, al fine di individuare i valori del territorio e le criticità legate alla costruzione di una nuova infrastruttura, espresse in maniera schematica e per categorie, con lo scopo di definire le linee generali di progetto.
A questo punto si è passati ad una fase di progetto vero e proprio, localizzata in particolari punti che presentano caratteristiche comuni ad altri e alcune peculiarità.
Praticamente risulta però molto difficile separare gli argomenti in maniera netta, poiché spesso sono complessi e si intrecciano tra di loro, si completano. Per questo le singole tavole non vanno lette come unità indipendenti le une dalle altre, ma raffrontandole tra loro. Per contro la suddivisione per categorie degli elementi si rende necessaria per evitare una sovrabbondanza di informazioni che impedirebbe la leggibilità delle carte e di conseguenza del territorio.

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PREMESSA Molto spesso si sente parlare di paesaggio in maniera riduttiva, talvolta errata, intendendo come tale solo quei contesti dove l’opera dell’uomo non si è ancora manifestata, diventando sinonimo di natura incontaminata. In realtà questa non è che una piccola parte del paesaggio, in modo particolare in quei territori, come quello italiano, dove il livello di antropizzazione è molto elevato. La maggior parte dei paesaggi che ritroviamo sul territorio nazionale è infatti strettamente correlata con l’attività dell’uomo, che li ha modificati ed adattati alle proprie esigenze, facendoli evolvere in quello che ritroviamo oggi. Non per questo però, al contrario di ciò che talune persone sostengono, il territorio va considerato come irrimediabilmente danneggiato e costituito solo da elementi negativi. Anche gli elementi antropici che hanno contribuito alla formazione di un certo paesaggio, spesso fanno parte del patrimonio culturale di una determinata zona e costituiscono i caratteri identitari di una popolazione e di un territorio. La cosa certa è che non si può determinare a priori se un elemento sia negativo o positivo, ma questo andrà analizzato all’interno del suo contesto. Nel caso specifico si tratta di strade, elementi lineari in grado di modificare il territorio e al tempo stesso di adattarsi a questo, che da sempre hanno costituito il punto di partenza per l’organizzazione dello spazio circostante. Non si inventa niente di nuovo quando oggi si parla della costruzione di nuove strade come opportunità per riorganizzare il territorio, piuttosto si re-interpreta, e talvolta si re- inventa, ciò che è stato dall’epoca romana ad oggi, anche se nel secondo dopoguerra la tendenza è stata quella di considerare strade e paesaggio come due entità indipendenti. Indubbiamente le strade sono indispensabili allo sviluppo e al progresso e consentono spostamenti sempre più rapidi, unendo poli anche molto lontani tra loro. Dunque strade che sempre di più uniscono, ma che sempre di più dividono ciò che attraversano se non progettate secondo criteri di integrazione nel territorio, escludendo i paesaggi dalla vita di chi semplicemente le percorre. V

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