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La valorizzazione dei prodotti tipici. Le potenzialità e gli strumenti a sostegno del comparto nel Sannio

Informazioni tesi

  Autore: Maria Elena Napodano
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Ornella  Malandrino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 118

Il sistema agroalimentare italiano ha realizzato nel 2005 un fatturato di 105 miliardi di euro, classificandosi come il secondo settore manifatturiero in Italia ed Europa . Il comparto dei prodotti tipici costituisce circa il 9% del Valore aggiunto prodotto dall’intero sistema. Un peso apparentemente irrilevante, che cambia di valutazione se si considera l’impatto che le produzioni differenziate hanno sull’economia locale delle aree di pertinenza, come nel caso di alcune zone dell’Emilia Romagna.
L’Italia detiene il primato europeo dei prodotti a marchio, con un paniere di 151 denominazioni riconosciute. Nel Sannio si realizzano in totale 8 prodotti certificati o in corso di registrazione, con proprietà organolettiche di validità comprovata e un potenziale ancora inespresso per l’economia provinciale. Per decollare definitivamente, il comparto richiede un’adeguata strategia di valorizzazione e promozione.
Le politiche di intervento forniscono numerosi strumenti di sostegno in tal senso, benché, alle misure finanziarie già esistenti o a venire, le istituzioni locali dovranno saper affiancare delle attività di orientamento per i produttori, spesso restii ad intraprendere percorsi legati a mercati di nicchia con costi molto sostenuti.
Interventi sinergici denotanti un cambio di mentalità, dovranno coinvolgere sia la struttura imprenditoriale, sia i soggetti deputati ad attuare le politiche necessarie alla realizzazione di un sistema territorio sannita.

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5 INTRODUZIONE Il sistema agroalimentare è il secondo settore manifatturiero in Italia e in Europa, in termini di creazione di Valore Aggiunto (VA), dopo il metalmeccanico, referenziandosi come un fattore di traino dell’economia. L’Italia è il quarto Paese, fra i quindici dell’UE per addetti e fatturato del settore. L’analisi delle componenti dell’agroalimentare italiano vede prevalere il comparto della distribuzione in un forte sbilanciamento del VA raggiunto dagli intermediari della commercializzazione, che si aggira intorno al 30% della ricchezza complessivamente prodotta dal sistema, spesso a scapito di un comparto agricolo che fatica ad imporre la propria posizione contrattuale ai suoi interlocutori. La “fetta” di Valore Aggiunto prodotto dalla distribuzione, infatti, è pari a quella dell’industria alimentare e dell’agricoltura messe insieme, ma mentre la prima vive uno dei suoi massimi momenti di splendore, la seconda vede ridursi man mano i margini di competitività e redditività. Nonostante stia diminuendo la parte di potere d’acquisto destinata dai consumatori ai prodotti di genere alimentare (il cui trend di vendite è ormai assestato su livelli di stabilità e non di crescita), l’industria alimentare può contare su una forte ricettività dei mercati, soprattutto esteri. Ciò è oltremodo dimostrato sia dal boom dei cosiddetti prodotti “differenziati”, che puntano a soddisfare i bisogni più evoluti, sia dal giro d’affari del fenomeno noto come “agropirateria” (imitazione del Made in Italy alimentare), che nel 2006 arriverà a sforare la soglia dei 110 miliardi di euro. Tutto questo indica la portata di un potenziale bacino di utenza che, se “educato” all’acquisto di prodotti garantiti e preso ad obiettivo di adeguate strategie di promozione da parte dei produttori italiani, può rappresentare un volano ulteriore di sviluppo per il nostro sistema agroalimentare, e dunque, per l’economia del Paese. Da qui, l’importanza della diversificazione dei prodotti, sia per potenziarne il mercato di riferimento, sia per togliere l’agricoltura italiana dall’impasse di dover competere, in regime di globalizzazione, con quei Paesi che nella produzione delle semplici commodities agricole godono di vantaggi legati ai bassi costi di manodopera, e che sono ormai considerati gli unici in grado di operare in un comparto caratterizzato da un livello di reddito eccessivamente basso. Differenziare vuol dire allora contraddistinguere, valorizzare i prodotti, realizzandoli con metodi biologici, a lotta integrata, fino ad arrivare ai "prodotti tipici", al tempo stesso parte

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