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La sperimentazione di colture energetiche nel Parco dell'Alta Murgia: analisi del processo produttivo della Brassica Carinata

Il presente lavoro nasce dal personale interesse per le tematiche ambientali, che assumono da tempo un’importanza fondamentale per il futuro del pianeta. L’altro elemento che mi ha spinto ad effettuare uno studio sulle biomasse agricole nel Parco dell’Alta Murgia è la constatazione che i costi per l’approviggionamento e l‘utilizzo dell’energia, in tutti i settori, non siano ormai più sostenibili, sia dal punto di vista ambientale che economico.
E’ ormai noto l’apporto che un corretto sfruttamento delle biomasse agro-forestali possono fornire per la riduzione dell’effetto serra globale e dei costi sempre crescenti per il consumo di energia, che si ripercuotono quotidianamente sui beni alimentari e non. Questo lavoro di tesi rappresenta un contributo in direzione della espansione delle fonti energetiche rinnovabili, in quanto ha per obiettivo la verifica della convenienza economica da parte dei produttori agricoli di una coltura energetica che potrebbe contribuire alla riduzione dei costi del carburante per uso agricolo, civile ed industriale, oltre che alla riduzione del surriscaldamento globale.
Il settore del biodiesel rappresenta tuttora un’incognita, almeno sotto quattro punti di vista:
a) la definizione del processo produttivo più adeguato alle aspettative di redditività della coltura;
b) l’entità del premio comunitario in funzione del raggiungimento degli obiettivi comunitari in termini di superfici investite dalla coltura
c) le difficoltà incontrate dal sistema produttivo nazionale a chiudere effettivamente la filiera;
d) e, soprattutto, la competizione esercitata dalla coltura cerealicola a seguito del recente rialzo del prezzo.

Nel caso della Alta Murgia, l’attuale quotazione del grano duro, seguita ad una lunga fase di stagnazione dei prezzi, sta rimettendo in discussione le scelte produttive degli imprenditori agricoli. che si erano orientati verso le colture energetiche.
Pur non avendo pretese di esaustività, l’analisi economica da me svolta assume il punto di vista dell’imprenditore, che deve affrontare una scelta produttiva all’interno di un mercato complesso quale quello delle produzioni agro-alimentari, che deve oggi confrontarsi con un mercato nuovo ed altrettanto complicato, quello delle colture no-food per la produzione di energie alternative e rinnovabili.
La presente tesi è articolata in tre capitoli.
Nel I capitolo ho analizzato la situazione energetica a livello mondiale e comunitario, con particolare riferimento alla realtà italiana, soffermandomi sull’utilizzo del petrolio, che costituisce la fonte energetica più utilizzata, con tutte le conseguenze che ciò comporta. L’analisi prosegue con la constatazione degli effetti che il surriscaldamento globale provoca in tutti i settori economici, supportata dagli studi condotti dagli esperti, e con la descrizione del Protocollo di Kyoto quale accordo e impegno tra i principali Paesi per la riduzione delle emissioni globali dei gas serra. Il capitolo si conclude con una panoramica delle forme di biomassa utilizzabili, con particolare riferimento al settore dei biocarburanti e soprattutto del biodiesel, del quale ho analizzato la situazione legislativa e le produzioni attuali a livello europeo e nazionale.
Nel II capitolo, dopo una sommaria descrizione del contesto agricolo del Parco dell’Alta Murgia pugliese, viene presentato un progetto di introduzione di una pianta energetica: la Brassica Carinata. di cui vengono illustrate le principali caratteristiche agronomiche. Il progetto, , che ha coinvolto venti aziende nell’area del Parco, ha l’obiettivo di verificare l’adattabilità e le potenzialità produttive della Brassica nel territorio murgiano.
Nel III capitolo ho condotto un’analisi economica del processo produttivo della Brassica Carinata, con l’obiettivo di quantificare i costi e il reddito per l’imprenditore agricolo. Il processo produttivo è stato poi confrontato con quello della coltura di riferimento della zona, che è il frumento duro, con l’intento di ricavare delle considerazioni circa la convenienza economica della coltura energetica, all’interno dell’attuale contesto legislativo e produttivo del settore delle bio-energie.
L’obiettivo è ambizioso, se si considera che il frumento risulta essere una coltura “storica” nel territorio locale (e attualmente molto vantaggiosa in termini di reddito), e che una sua parziale sostituzione con una coltura energetica che ha una situazione legislativa non del tutto chiara presenta delle perplessità, sia dal punto di vista prettamente agronomico-produttivo che economico.
Nell’analisi del processo produttivo si è fatto riferimento ai fattori produttivi e relativi prezzi di acquisto reali dell’area, nonché alle condizioni di mercato attuali, ai fini dello svolgimento di un’analisi economica il più possibile aderente alla realtà.

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3 1. LE BIOMASSE COME FONTE ENERGETICA RINNOVABILE 1.1 Le fonti energetiche L’energia rappresenta la chiave per la sopravvivenza a lungo termine della civiltà moderna. La maggior parte dell’energia oggi utilizzata nel mondo deriva dai giacimenti di combustibili fossili come carbone e petrolio, ma tali giacimenti sono disponibili in quantità limitate e rappresentano quindi una fonte energetica esauribile, non rinnovabile 1 . E’ importante osservare come, secondo l’International Energy Agency, nel 2000 la domanda di energia a livello mondiale ha raggiunto un valore prossimo a 9.200 Mtep 2 , con un aumento del 500% rispetto ai consumi del 1900, con un ritmo di incremento ormai costante da alcuni decenni. Stando ai dati della stessa IEA, la domanda di energia globale è soddisfatta per circa l’80% da combustibili fossili, più specificatamente: • 3.600 Mtep sono derivati dallo sfruttamento del petrolio; • 2.350 Mtep dal carbone; • 2.100 Mtep dal gas naturale. E’ possibile valutare nella figura seguente la suddivisione del patrimonio energetico consumato nelle diverse forme, secondo i dati forniti dall'International Energy Agency; è evidente il predominio dei combustibili fossili, e in particolar modo del petrolio che detiene la quota maggiore: 1 Le risorse non rinnovabili sono tutte quelle risorse il cui uso le sottrae definitivamente al patrimonio naturale da cui sono ricavate (Santoprete, Tarabella, 1996). 2 Mtep: “milioni di tonnellate equivalenti di petrolio”. Un TEP, equivalente a 11.628 kWh; corrisponde all’energia termica che si ottiene bruciando una tonnellata di petrolio.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Agraria

Autore: Fabrizio Loglisci Contatta »

Composta da 115 pagine.

 

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