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Inquinamento sull'uomo e sull'ambiente della Ucar Carbon di Forno Allione (BS)

La tesi racconta la storia dell'inquinamento prodotto sull'uomo (malattie professionali da agenti chimici) e sull'ambiente (fumi di scarico, contaminazione della falda acquifera, scarico abusivo di materiale tossico) da parte della multinazionale Ucar Carbon, attiva nel secolo scorso a Forno Allione, nell'alta Vallecamonica (Brescia).

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3 Introduzione Nei comuni di Berzo Demo e Malonno, in Vallecamonica (provincia di Brescia), dal 1929 al 1994 operò una fabbrica per la produzione di elettrodi di grafite impiegati nei forni elettrici delle acciaierie, denominata prima Elettrografite di Forno Allione (1929), poi Union Carbide Italia (1966) e infine Ucar Carbon Italia (1990). La grafite è un composto a base di carbonio, molto simile al carbone. È un materiale esistente anche in natura (viene cavato nelle miniere), ma nel caso di Forno Allione si trattava di grafite artificiale, poiché veniva prodotta utilizzando, come materia prima basilare, il carbone sotto forma di coke metallurgico (carbone fossile trattato) oppure il coke ricavato dal petrolio (petcoke). L’elettrodo prodotto nello stabilimento fungeva da conduttore elettrico (molto resistente anche alle alte temperature) nelle acciaierie per la fusione dell’acciaio. Il pezzo finito aveva una forma cilindrica, con una lunghezza oscillante tra i 2 e i 3 metri e un diametro variabile tra i 20 e i 60 centimetri. Poteva pesare tra i 40/50 kg fino ad un massimo di 8/10 quintali. Per un territorio povero, come era quello della Vallecamonica, da sempre inospitale e incapace di fornire occupazione ai suoi abitanti, la fabbrica rappresentò indubbiamente una ricchezza, una valida alternativa all’emigrazione forzata. Nell’anno 1963 il totale degli addetti raggiunse il tetto di 905 unità, un numero molto elevato se si pensa alla scarsa densità di popolazione che interessava i comuni a nord di Breno, in quella che è definitiva geograficamente alta Vallecamonica. Non deve stupire pertanto l’ambizione della gente del luogo di cercare lì il proprio mestiere: posto fisso, sicurezza economica e possibilità di arrotondare lo stipendio continuando, nel dopolavoro, l’attività tradizionale tipica della zona, cioè la povera agricoltura di montagna abbinata all’allevamento. Nel corso del tempo la fabbrica si ingrandì, vista anche la fortuna di operare in un settore in espansione e in un regime che era quasi di monopolio («negli anni ’60, solo a Forno Allione, si superò il 40% della produzione mondiale di elettrodi» 1 ). 1 Francesco Frattini (1993), Storia dell’insediamento industriale di Forno Allione, Biblioteca comunale di Cedegolo

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Francesco Ferrati Contatta »

Composta da 46 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.