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La frattura del collo del femore nell'anziano

Le fratture del collo del femore rappresentano delle problematiche coinvolgenti soprattutto l’età senile.
Oggi si assiste ad un incremento della longevità, infatti la durata della vita degli anziani nei paesi occidentali si aggira in media intorno agli 80 anni per le donne e 75 anni per gli uomini. Queste fratture non solo possono portare all’invalidità ma, anche compromettere la vita stessa dell’anziano. Grazie a nuove tecniche chirurgiche sempre più perfezionate, tali fratture possono giungere ad una consolidazione e consentire così all’anziano un reinserimento rapido sia nel contesto familiare che sociale.
Il Femore è un osso lungo che forma lo scheletro della coscia, in stazione eretta è obliquo in basso e medialmente. Vi si distinguono un corpo e due estremità, una superiore e una inferiore.
L’estremità superiore è costituita dalla testa e da due rilievi denominati trocanteri. La testa, di forma sferica, si articola con l’acetabolo, al suo centro presenta una depressione, la fovea capitis dove si inserisce un’estremità del legamento rotondo del femore.
La testa è sostenuta da un segmento osseo prismatico rettangolare detto collo anatomico il cui asse è allineato con quello della testa e forma con l’asse del corpo un angolo di circa 130°. Alla base del collo anatomico si trovano due robuste eminenze, i trocanteri: lateralmente ed in alto il grande, medialmente ed in basso il piccolo; essi sono uniti in una pronunziata cresta intertrocanterica; posteriormente e anteriormente vi è la linea intertrocanterica e medialmente la fossa trocanterica; al di sotto del piccolo trocantere si evidenzia il collo chirurgico che segna il limite tra metafisi ed epifisi.
Con questo termine si intendono, le fratture del collo del femore e del massiccio trocanterico, escludendo le fratture sottotrocanteriche trattate di solito in un capitolo a parte.
Le fratture dell’estremo superiore del femore sono fratture molto gravi perché sono quanto mai sfavorevoli al processo di riparazione; possono colpire tutte le età, ma certamente sono molto più frequenti nell’età senile.
EZIOPATOGENESI
Per generarsi, nel giovane, richiedono traumi di notevole intensità, ad “alta energia”, mentre nell’anziano, si verificano comunemente per semplici cadute o comunque per l’azione di forze di scarsa entità.
Ciò è determinato dalla particolare struttura anatomica del collo del femore che qui di seguito ricordiamo:
la struttura costitutiva del collo del femore prevede una disposizione trabecolare nella quale si possono distinguere essenzialmente tre sistemi traiettoriali di resistenza importanti; compreso tra questi sistemi si distingue una zona triangolare, detta zona di Ward, nella quale l’impalcatura scheletrica risulta meno resistente. Tale zona determina un “locus” di minore resistenza ove può generarsi la frattura.
Le fratture in tale zona risultano di maggiore frequenza nell’anziano per la presenza concomitante, sia di una riduzione del tono calcaneare, che del numero delle trabecole, caratteristiche queste dell’osteoporosi senile.

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3 INTRODUZIONE Le fratture del collo del femore rappresentano delle problematiche coinvolgenti soprattutto l’età senile. Oggi si assiste ad un incremento della longevità, infatti la durata della vita degli anziani nei paesi occidentali si aggira in media intorno agli 80 anni per le donne e 75 anni per gli uomini. Queste fratture non solo possono portare all’invalidità ma, anche compromettere la vita stessa dell’anziano. Grazie a nuove tecniche chirurgiche sempre più perfezionate, tali fratture possono giungere ad una consolidazione e consentire così all’anziano un reinserimento rapido sia nel contesto familiare che sociale.

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Michele Raineri Contatta »

Composta da 68 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 14487 click dal 30/09/2008.

 

Consultata integralmente 6 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.