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Organizzazione del lavoro nelle proprietà rurali in età Imperiale (con particolare attenzione al personale epigraficamente attestato in Puglia)

Informazioni tesi

  Autore: Anna Paola Carluccio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Lecce
  Facoltà: Conservazione dei Beni Culturali
  Corso: Beni Archeologici
  Relatore: Pasquale Rosafio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 193

In età Imperiale un articolato esempio di organizzazione del lavoro nelle proprietà rurali è rappresentato dalle villae, al cui interno operavano moltissime persone, ciascuna con un incarico ben preciso.
Dopo una descrizione attenta delle villae, e della loro architettura, il lavoro esamina le varie funzioni espletate presso la villa rustica (agricoltura, pastorizia, autarchia della villa), i sistemi di amministrazione che furono adottati (agency e tenancy), i compiti, compresi quelli religiosi, che spettavano al vilicus. Si analizzano le più importanti figure coinvolte: actor, dospensator e procurator, indicando per ciascuno le mansioni tenuti a svolgere, e citando fonti autorevoli che gettano luce su tali incarichi.
Una parte più specifica, infine, prende in esame le villae attestate in Puglia alle quali è possibile riferire materiale epigrafico che ricorda schiavi e liberti impiegati nelle proprietà rurali. In appendice, sono elencate le singole iscrizioni, in una tabella di facile consultazione.

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4 INTRODUZIONE La storia della Puglia in età Imperiale rappresenta un capitolo ancora aperto ed in continua evoluzione. Sono ancora molti i passi da compiere per arrivare a costruire un quadro completo della situazione nell’ambito del territorio. L’obiettivo di questo lavoro è quello di presentare un esame sistematico dell’organizzazione delle forze di lavoro all’interno delle proprietà rurali sparse sul territorio della Puglia durante l’epoca imperiale. L’attenzione si rivolge in particolare alle villae, centri di raccordo intorno ai quali ruotano le attività produttive impiantate all’interno della regione. Esse rappresentano uno dei caratteri peculiari della storia romana nella sua fase imperialistica e imperiale 1 e rispecchiano, sia con la loro evoluzione architettonica e tipologica che con le trasformazioni delle loro funzioni produttive, i vari mutamenti del mondo economico romano, in particolare il passaggio dal fundus al latifondo, dove era utilizzato un ampio personale impegnato in molteplici ruoli tra loro intrecciati e coordinati presso un nucleo centrale organizzativo. Il termine villa indica, nel mondo romano, la “casa rurale”, comprendente l’abitazione e l’edificio destinato a favorire lo svolgimento dell’attività agricola. Essa rappresenta un elemento singolare e tipico della civiltà romana, presso la quale la proprietà terriera costituiva un requisito essenziale per la libertà dell’individuo, quest’ultima indispensabile per l’esercizio, da parte del cittadino, dei diritti civili e politici. L’agricoltura era reputata l’unica occupazione onorevole concessa all’uomo libero, oltre a rappresentare un’attività onesta e nobile 2 , che permetteva al dominus di arricchirsi. La villa nacque come azienda agricola a conduzione familiare; prevedeva una casa colonica, ed un fundus il cui proprietario seguiva personalmente, nei limiti del possibile, la 1 Carandini 1989, p. 100. 2 Col., 1.1: l’agricoltura è considerata un modo di arricchimento privo di inconvenienti, al contrario della guerra, del commercio, dell’usura e, spesso, delle stesse cariche pubbliche.

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