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Fondi pensione: disciplina giuridica, valutazione finanziaria e vantaggi per gli iscritti

Oggi l’Italia è uno dei paesi industrializzati che sta attraversando la terza fase della transizione demografica, cioè quella fase in cui i tassi di natalità e mortalità sono molto bassi, ma i primi tendono ad attestarsi ad un livello inferiore dei secondi, a causa del minor tasso di fecondità delle donne, dovuto a sua volta ad un progressivo mutamento nella situazione socio-economica del Paese, alla diffusione del benessere e del lavoro femminile. Se a ciò aggiungiamo un sistema sanitario in grado di offrire cure migliori rispetto al passato e disponibilità di nuovi medicinali grazie alla ricerca scientifica, siamo in grado di spiegare il costante aumento della speranza di vita.
In breve, nascono meno bambini e gli adulti vivono mediamente di più. Il risultato è un progressivo invecchiamento della popolazione, con conseguente aumento della spesa pubblica per le erogazioni pensionistiche, e in contropartita una diminuzione dell’afflusso di contributi dovuto alla diminuzione della popolazione attiva e pure dai mutamenti nel mercato del lavoro (nuove forme contrattuali, co.co.co., contratti a progetto e simili).
Ne è derivata, nel corso degli ultimi decenni, una sempre maggior esigenza di rinnovare la struttura del sistema della previdenza italiana. Esigenza che ha avuto il suo culmine in una importante riforma della previdenza pubblica iniziata negli anni Novanta e che protrarrà i propri effetti fino ad oltre il 2030 (Messori 2006). Il principale di tali effetti è stato, è, e sarà il crollo del tasso di sostituzione della pensione pubblica.
Questo lavoro si propone di descrivere l’evoluzione della normativa in materia di previdenza, seguendo i tratti salienti di una riforma partita dagli anni Novanta e ancora in atto, che vede sul palco, tra i protagonisti, non solo gli organi legislativi, ma anche gli organi di vigilanza, le associazioni di categoria dei lavoratori, delle imprese e dei fondi pensione, i singoli imprenditori, gli enti locali, in particolare le regioni; tutti in costante attività, per portare a maturazione un mercato pensionistico capace di compiere quella funzione sociale che oggi la previdenza pubblica non riesce più a realizzare appieno. Inoltre, vengono presentati il funzionamento e le principali attribuzioni della Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione, nonché alcuni degli indici finanziari utili al potenziale aderente per operare in modo consapevole la scelta tra le diverse tipologie di fondi, e infine i principali vantaggi tributari derivanti dall’adesione a un fondo pensione.

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- 4 - 1. Introduzione Oggi l’Italia è uno dei paesi industrializzati che sta attraversando la terza fase della transizione demografica, cioè quella fase in cui i tassi di natalità e mortalità sono molto bassi, ma i primi tendono ad attestarsi ad un livello inferiore dei secondi, a causa del minor tasso di fecondità delle donne, dovuto a sua volta ad un progressivo mutamento nella situazione socio-economica del Paese, alla diffusione del benessere e del lavoro femminile. Se a ciò aggiungiamo un sistema sanitario in grado di offrire cure migliori rispetto al passato e disponibilità di nuovi medicinali grazie alla ricerca scientifica, siamo in grado di spiegare il costante aumento della speranza di vita. In breve, nascono meno bambini e gli adulti vivono mediamente di più. Il risultato è un progressivo invecchiamento della popolazione, con conseguente aumento della spesa pubblica per le erogazioni pensionistiche, e in contropartita una diminuzione dell’afflusso di contributi dovuto alla diminuzione della popolazione attiva e pure dai mutamenti nel mercato del lavoro (nuove forme contrattuali, co.co.co., contratti a progetto e simili). Ne è derivata, nel corso degli ultimi decenni, una sempre maggior esigenza di rinnovare la struttura del sistema della previdenza italiana. Esigenza che ha avuto il suo culmine in una importante riforma della previdenza pubblica iniziata negli anni Novanta e che protrarrà i propri effetti fino ad oltre il 2030 (Messori 2006). Il principale di tali effetti è stato, è, e sarà il crollo del tasso di sostituzione1 della pensione pubblica. Questo lavoro si propone di descrivere l’evoluzione della normativa in materia di previdenza, seguendo i tratti salienti di una riforma partita dagli anni Novanta e ancora in atto, che vede sul palco, tra i protagonisti, non solo gli organi legislativi, ma anche gli organi di vigilanza, le associazioni di categoria dei lavoratori, delle imprese e dei fondi pensione, i singoli imprenditori, gli enti locali, in particolare le regioni; tutti in costante attività, per portare a maturazione un mercato pensionistico capace di compiere quella funzione sociale che oggi la previdenza pubblica non riesce più a realizzare appieno. Inoltre, vengono presentati il funzionamento e le principali attribuzioni della Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione, nonché alcuni degli indici finanziari utili al potenziale aderente per operare in modo consapevole la scelta tra le diverse tipologie di fondi, e infine i principali vantaggi tributari derivanti dall’adesione a un fondo pensione. 2. Il sistema previdenziale italiano: un quadro generale Il sistema previdenziale italiano si fonda su tre «pilastri fondamentali»2:  La previdenza pubblica di base  La previdenza complementare collettiva  La previdenza complementare individuale Ciascuna delle tre forme di previdenza va a soddisfare uno specifico bisogno. L’obiettivo di contrastare il crollo del tasso di sostituzione è affidato alla previdenza complementare. E precisamente, la corte costituzionale ha sancito (sent. N. 393/2000) che il compito di assicurare condizioni di vita «dignitose» ai pensionati è affidato alla previdenza pubblica di base, mentre il compito del sistema previdenziale globalmente considerato è di consentire un tenore di vita paragonabile a quello precedente al periodo di pensionamento. Il terzo pilastro è invece teso a soddisfare specifiche esigenze dell’individuo. 1 Per tasso di sostituzione si intende il rapporto teorico percentuale atteso tra l’ammontare della prima pensione percepita e ultimo reddito ottenuto dall’attività lavorativa. 2 Cfr. par. 2.1 con riguardo alle modifiche introdotte con la riforma Maroni e il d.lgs. 252/205

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Christian Baire Contatta »

Composta da 45 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.