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Il servizio territoriale di salute mentale - Riflessioni per una cura possibile

Questo lavoro di tesi nasce concettualmente nel febbraio del 2002, quando per puro caso ho avuto tra le mani un libro, consigliatomi tra l’altro da mia madre, che si poneva il fine di storicizzare, attraverso l’esame delle cartelle cliniche e dei dati e documenti in esse contenute, la vita di Adalgisa Conti, paziente lungodegente dell’Ospedale Psichiatrico di Arezzo.
Era la prima volta che mi accostavo al tema del Manicomio e al tempo stesso realizzavo quanto potesse essere umanamente difficile sopravvivere in un luogo che legittima la scomparsa della soggettività dal mondo “normale” degli uomini e delle cose.
Lo sgomento maggiore fu nel costatare quanto della storia della Sig.ra Conti fosse rimasto ancora in vita tra quelle cartelle: niente, se non un tempo vuoto scandito da annotazioni sempre uguali, da aggettivi stereotipati.
In seguito ho avuto l’opportunità di fare un’esperienza in qualità di volontario tecnico all’interno dell’ex Ospedale Psichiatrico (O.P.) di Padova, oggi Complesso SocioSanitario dei Colli, con gli ex pazienti del Manicomio patavino. Lentamente ho cominciato a comprendere quanto l’Ospedale Psichiatrico fosse stato un luogo dove non solo non si curava, ma dove una persona veniva letteralmente schiacciata da un apparato teso a ricondurla ad uno stereotipo di malato mentale postulato in partenza.
Da questi spunti iniziali sono nati alcuni interrogativi che in seguito si sono tradotti in capitoli e paragrafi di questo progetto di tesi. Si è deciso, dunque, di articolare il presente lavoro in tre momenti diversi (i tre capitoli) che affrontano il problema del sistema della cura, ognuno, da una prospettiva diversa.

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INTRODUZIONE “Vorrei esser franca e non posso, mi sento la volontà di abbracciare, baciare, e mi vergogno come se io fossi una fanciulla che ha smarrito la via, di salvataggio. All’età di 27 anni è vergogna che io faccia l’ingenua, che non sono mai stata, ma se mi farà stare dell’altro tempo rinchiusa, la mia testa se ne va in vallodole e non mi riuscirà guarire. Che debbo dire di più? Se le preghiere giovassero a qualcosa, vorrei pregare da mattina alla sera; ma purtroppo, che tutto ciò ch’io faccia a nulla io valga” (Conti A., 1978). Questo lavoro di tesi nasce concettualmente nel febbraio del 2002, quando per puro caso ho avuto tra le mani un libro, consigliatomi tra l’altro da mia madre, che si poneva il fine di storicizzare, attraverso l’esame delle cartelle cliniche e dei dati e documenti in esse contenute, la vita di Adalgisa Conti, paziente lungodegente dell’Ospedale Psichiatrico di Arezzo. Era la prima volta che mi accostavo al tema del Manicomio e al tempo stesso realizzavo quanto potesse essere umanamente difficile sopravvivere in un luogo che legittima la scomparsa della soggettività dal mondo “normale” degli uomini e delle cose. Lo sgomento maggiore fu nel costatare quanto della storia della Sig.ra Conti fosse rimasto ancora in vita tra quelle cartelle: niente, se non un tempo vuoto scandito da annotazioni sempre uguali, da aggettivi stereotipati. In seguito ho avuto l’opportunità di fare un’esperienza in qualità di volontario tecnico all’interno dell’ex Ospedale Psichiatrico (O.P.) di Padova, oggi Complesso SocioSanitario dei Colli, con gli ex pazienti del Manicomio patavino. Lentamente ho cominciato a comprendere quanto l’Ospedale Psichiatrico fosse stato un luogo dove non solo non si curava, ma dove una persona veniva letteralmente schiacciata da un apparato teso a ricondurla ad uno stereotipo di malato mentale postulato in partenza. Da questi spunti iniziali sono nati alcuni interrogativi che in seguito si sono tradotti in capitoli e paragrafi di questo progetto di tesi. Si è deciso, dunque, di articolare il presente lavoro in tre momenti diversi (i tre capitoli) che affrontano il problema del sistema della cura, ognuno, da una prospettiva diversa. 2

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Plinio Alessio Pasquali Contatta »

Composta da 146 pagine.

 

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Consultata integralmente 10 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.