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La Retorica di Reagan: dalla Crisi della Distensione all' ''Impero del male''

Informazioni tesi

  Autore: Marco Fantaccini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia contemporanea
  Relatore: Federico Romero
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 80

A partire dal 1976, dopo l’elezione alla Casa Bianca di Jimmy Carter, venne a formarsi negli Stati Uniti un nuovo blocco politico conservatore, in grado di raccogliere i consensi di quegli americani delusi dalla recente politica estera di Washington. Partendo da un’aspra critica alla distensione, politica creata da Kissinger durante la precedente amministrazione repubblicana ma destinata a proseguire col nuovo presidente, i nuovi conservatori americani chiedevano l’abbandono del dialogo con l’Unione Sovietica e un nuovo corso di politica estera, capace di restituire forza e prestigio all’America nel mondo . Questo neoconservatorismo, che sul finire degli anni settanta si avvicinerà sempre più alla piattaforma politica di Ronald Reagan, fino ad identificarsi appieno con essa, era passato dalle tradizionali posizioni isolazioniste ad un nuovo internazionalismo, profondamente anticomunista, e teso a rilanciare la competizione bipolare coi sovietici, attraverso un deciso aumento della spesa militare e grazie ad un contenimento senza compromessi, da attuare ovunque all’estero .
Parallelamente cominciava la sua ascesa politica Ronald Reagan, l’ex-governatore della California che nel 1976 si era presentato, senza successo, alla Convenzione Nazionale repubblicana come candidato dell’ala destra del partito, contro il presidente uscente Ford. Pur senza ottenere la candidatura alla presidenza, Reagan aveva già sviluppato, a metà degli anni settanta, una propria ideologia circa l’atteggiamento che l’America avrebbe dovuto tenere nei confronti dell’Unione Sovietica. Così come i neoconservatori , anche Reagan denunciava la ripresa dell’espansionismo sovietico, specie nel Terzo Mondo, e il conseguente declino americano, come effetti di una politica estera troppo debole da parte statunitense. La distensione aveva sacrificato le libertà americane, e l’unica via per arrestare il declino degli Stati Uniti era quella di “ricostruire l’America” .
Su questa idea di fondo, che occorresse cioè restituire fiducia al popolo americano, Reagan si avvicinò alla sua seconda candidatura alla presidenza, quella del 1979, riuscendo nel frattempo a conquistare definitivamente i consensi dei neoconservatori. Un anticomunismo viscerale, che definiva il comunismo come “una forma di follia, un’aberrazione temporanea destinata un giorno a scomparire” , e un’inossidabile fede religiosa, che si traduceva nella convinzione che quello americano fosse un popolo eletto, caratterizzarono fin da subito il programma di politica estera del futuro presidente. Come scriverà nel 1981 Norman Podhoretz, fondatore della rivista Commentary e massimo ideologo dei neoconservatori, ciò che accomunava Ronald Reagan al neoconservatorismo era la visione della Guerra Fredda come di uno scontro di civiltà. Più precisamente, una guerra tra due fedi inconciliabili: quella fondata sull’esperimento democratico americano ed il comunismo, che rappresentava sul finire degli anni settanta la più grande minaccia per l’America . Fu così che, nella campagna elettorale del 1980, apparve quasi naturale l’incontro tra i neoconservatori e la coalizione che sosteneva Reagan.
La vittoria su Carter, e l’importante consenso che ottenne l’ex-governatore della California, mostrarono la comune visione dell’America , e più in generale del mondo, che legava a doppio filo il popolo americano a Reagan e, di conseguenza, all’ideologia neoconservatrice. Sembrava emergere, con le elezioni del 1980, una “nuova maggioranza americana” che condividesse la missione reaganiana di arrestare il declino degli Stati Uniti: era come se, dopo le frustrazioni causate dalla distensione e la sconfitta patita in Vietnam, il neoconservatorismo fosse diventato l’ideologia politica maggioritaria nel paese .


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3 Introduzione A partire dal 1976, dopo l’elezione alla Casa Bianca di Jimmy Carter, venne a formarsi negli Stati Uniti un nuovo blocco politico conservatore, in grado di raccogliere i consensi di quegli americani delusi dalla recente politica estera di Washington. Partendo da un’aspra critica alla distensione, politica creata da Kissinger durante la precedente amministrazione repubblicana ma destinata a proseguire col nuovo presidente, i nuovi conservatori americani chiedevano l’abbandono del dialogo con l’Unione Sovietica e un nuovo corso di politica estera, capace di restituire forza e prestigio all’America nel mondo1. Questo neoconservatorismo, che sul finire degli anni settanta si avvicinerà sempre più alla piattaforma politica di Ronald Reagan, fino ad identificarsi appieno con essa, era passato dalle tradizionali posizioni isolazioniste ad un nuovo internazionalismo, profondamente anticomunista, e teso a rilanciare la competizione bipolare coi sovietici, attraverso un deciso aumento della spesa militare e grazie ad un contenimento senza compromessi, da attuare ovunque all’estero2. Parallelamente cominciava la sua ascesa politica Ronald Reagan, l’ex-governatore della California che nel 1976 si era presentato, senza successo, alla Convenzione Nazionale repubblicana come candidato dell’ala destra del partito, contro il presidente uscente Ford. Pur senza ottenere la candidatura alla presidenza, Reagan aveva già sviluppato, a metà degli anni settanta, una propria ideologia circa l’atteggiamento che l’America avrebbe dovuto tenere nei confronti dell’Unione Sovietica. Così come i neoconservatori3 , anche Reagan denunciava la ripresa dell’espansionismo sovietico, specie nel Terzo Mondo, e il conseguente declino americano, come effetti di una politica estera troppo debole da parte statunitense. La distensione aveva sacrificato le libertà americane, e l’unica via per arrestare il declino degli Stati Uniti era quella di “ricostruire l’America” 4. Su questa idea di fondo, che occorresse cioè restituire fiducia al popolo americano, Reagan si avvicinò alla sua seconda candidatura alla presidenza, quella del 1979, 1 William Berman, “America’s Right Turn: from Nixon to Clinton”. Londra, 2001, pp. 60-61. 2 James Patterson, “Restless Giant. The Unites States from Watergate to Bush vs. Gore”. New York, 2005, pp. 130-131. 3 John Ehrman, “The Rise of Neoconservatism: Intellectuals and Foreign Affairs, 1945-94”. Yale University Press, 1996, p. 98. 4 Testo del discorso, “To Restore America”, 31 marzo 1976, reperibile su http://www.cnn.com/SPECIALS/2004/reagan/stories/speech.archive/restore.html , data ultimo accesso marzo 2008.

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