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Dall’Opus all’Opera: Experimentum Mundi di Giorgio Battistelli

Informazioni tesi

  Autore: Maria Carmela Ranieri
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: D.A.M.S.
  Relatore: Egidio Pozzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 42

La musica di Giorgio Battistelli non è stata ancora indagata approfonditamente. Gli unici lavori di rilievo sono quelli di Annibaldi e Cimagalli, mentre disponiamo di molti articoli di recensione a fronte del grande successo di pubblico e del numero di rappresentazioni, più di duecento in tutto il mondo.
Experimentum Mundi, per attore, 16 maestri artigiani, 5 voci femminili e percussioni di Giorgio Battistelli si distingue per essere una di quelle opere in cui gli strumenti musicali che compongono l’orchestra vengono completamente sostituiti da oggetti “suonati” dal vivo, dove non si richiede al musicista la conoscenza di un codice tradizionale.
In Experimentum gli interpeti sono parte integrante della rappresentazione scenica, della performance e dell’esecuzione. Ciascuna parte è stata scritta esclusivamente in rapporto alla durata e all’ampiezza sonora sotto forma di una monodia ritmica continua. Gli eventi sonori sono concepiti in movimento. Un’orchestra formata da mestieri che cattura l’attenzione degli spettatori fino alla fine.
Il processo creativo è composto da una serie di gesti esecutivi da sempre esistiti, anche se non in forma espressamente musicale. L’esecutore non figura più quale semplice interprete di un tracciato interamente delineato, bensì come soggetto interagente con un insieme non finito di indicazioni e dunque come coautore della composizione nella sua definizione ultima.
Gli interpreti artigiani sono chiamati ad un insolito impegno di produzione, assai distante dal loro intento lavorativo. L’azione è pertanto ipostatizzata, privata del prodotto da consumo e veicolata verso la produzione sonora. La mancanza di un prodotto finito da utilizzare dopo l’azione della sua creazione è compensata da una esagerazione del gesto produttivo, dotato di un correlato sonoro che diventa primario.
La componente gestuale si presenta come parte integrante implicita nel modo di emettere il suono: “per emettere un determinato suono è necessario quel determinato gesto e tutti i gesti acquistano la loro dimensione teatrale nella concertazione” (Battistelli, 1982). Quindi, le azioni dei maestri artigiani non rappresentano un dettaglio, ma fanno parte di un progetto in cui la spazialità, le articolazioni vocali, la produzione del rumore, il gesto, convergono verso un unico obiettivo: la creazione di un opera concreta dal vivo.
La partitura è composta da segni che indicano i gesti da compiere: tali segni sono rivolti non a strumenti musicali ma a strumenti nel significato più profondo del termine: arnesi da lavoro, con i quali veri artigiani riproducono i gesti quotidiani del loro mestiere.
Le singole strutture ritmiche sono dettate dalle esigenze concrete di ciascun mestiere.
Il tipo di scrittura dell'opera – caratterizzata da un succedersi irregolare di entrate, da sovrapposizioni sonore non sempre direttamente riferibili al testo declamato dall'attore e da ritmi completamente irregolari e non misurati – ha condotto il suo autore a definire Experimentum come un’opera dal ritmo asimmetrico.
Utilizzando come soggetto dell'opera un aspetto del mondo del lavoro artigianale vengono così presentati e assemblati oggetti da lavoro e suoni concreti, ritmi irregolari e scrittura asimmetrica con un testo descrittivo tratto da una fonte storica: il tutto composto secondo la concezione dell'alea controllata, ovvero lasciando ampio margine all'improvvisazione individuale ma inserendo tali improvvisazioni in un progetto complessivo compiutamente realizzato.
Dal momento che è un opera che parte dal suono e non dal segno la redazione della partitura deve sintetizzare dei comportamenti e non delle altezze precostituite. Il gesto è quindi il segno da trascrivere sulla partitura. La partitura riesce pertanto a rendere l’agglomerato di “musica concreta” attraverso una pianificazione temporale di azioni atte a produrre suoni.
La voce ha un duplice ruolo in Experimentum: è sia strumento sonoro sia veicolo semantico, commento all’azione. Nella recitazione aleatoria delle stroliche i nomi e le modalità di esecuzione (sussurrato, parlato o urlato) rappresentano i timbri e gli oggetti sonori dell’articolazione vocale, il suono–azione comunicativo per eccellenza. La lettura del testo nei quadri, invece, ha un compito prettamente semantico: il significato delle didascalie delle figure dell’Encyclopedie è un significato quanto mai preciso, illustrato e stratificato attraverso una tradizione più che bicentenaria.

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3    Introduzione Experimentum Mundi di Giorgio Battistelli si distingue per essere una di quelle opere in cui gli strumenti musicali che compongono l’orchestra vengono completamente sostituiti da oggetti “suonati” dal vivo, dove non si richiede al musicista la conoscenza di un codice tradizionale. Siamo portati a considerare la musica come una forma di comunicazione ottenuta attraverso l’organizzazione dei suoni. Ciò che mi ha incuriosito e che quindi mi ha portato a scegliere tale percorso è stata l’idea di poter lavorare su un materiale sonoro offerto dalla vita quotidiana, il poter attingere dalla realtà che mi circonda, lavorare sul prodotto di un comportamento desunto dall’esperienza collettiva e non soltanto da un’opera appartenente alla tradizione musicale colta. L’interesse per il suono, i suoi impasti, le sue qualità, durate, mi ha spinto a analizzare materiali nuovi. Ho voluto immergermi in un ambiente sonoro attuale in cui l’oggetto dell’opera è l’atto quotidiano del mestiere dell’artigiano. In Experimentum gli interpeti sono parte integrante della rappresentazione scenica, della performance e dell’esecuzione. Ciascuna parte è stata scritta esclusivamente in rapporto alla durata e all’ampiezza sonora sotto forma di una monodia ritmica continua. Gli eventi sonori sono concepiti in movimento. Un’orchestra formata da mestieri che cattura l’attenzione degli spettatori fino alla fine. L’opera propone immagini antichissime che, tuttavia, isolate dal processo compositivo, si accomunano al linguaggio di tutti i giorni. Quasi un ripartire dalle origini della società così come noi la conosciamo per ricostruirla con diverso risultato, per ricostruirla in modo che la bellezza non sia esclusivamente il criterio fondante ma che al contrario contribuisca ad impastare la realtà di cui è fatta la quotidianità. Quindi non il bello artificiale, industriale ma il naturale che solo in quanto tale diventa bello. Un altro elemento che ha suscitato il mio interesse in Experimentum Mundi è stata la componente gestuale la quale si presenta come parte integrante implicita nel modo di emettere il suono: “per emettere un determinato suono è necessario quel determinato gesto e tutti i gesti acquistano la loro dimensione teatrale nella concertazione” (Battistelli, 1982). Quindi, le azioni dei maestri artigiani non rappresentano un dettaglio, ma fanno parte di un progetto in cui la

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