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La lotta per il riconoscimento di un'identità: la ''Primavera Nera'' in Cabilia

Informazioni tesi

  Autore: Annalisa Pia
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Bianca Maria Carcangiu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 181

Contrariamente alle convinzioni occidentali le popolazioni originarie del Maghreb, cioè dell’Africa Settentrionale, non sono Arabe, ma Berbere, o Masire. Gli abitanti della regione, sottoposti alla dominazione araba già dal VII sec. si uniformarono agli invasori e ne abbracciarono la religione islamica, ma non rinunciarono mai alle loro peculiarità. Al giorno d’oggi queste particolarità sono riconosciute in Marocco, dove oltre il 50% della popolazione può vantare origini berbere, ma hanno incontrato difficoltà enormi in Algeria, i cui abitanti sono, per quasi un terzo, di etnia masira.
L’avvento dei Francesi, che si impossessarono dell’Algeria a partire dal 1830, rese possibile il risveglio dell’orgoglio Amazigh (si tratta del termine da cui deriva la parola Masiro), che non si dimostrarono una facile preda delle smanie dei colonizzatori. Questi ultimi dovettero affrontare enormi difficoltà per conquistare la regione della Cabilia, la roccaforte delle popolazioni Imazighen (plurale di Amazigh), in Algeria, una regione montuosa, di difficile accesso e che permetteva una protezione ideale per coloro che ne conoscevano i segreti. Solo dopo quarant’anni dallo sbarco ad Algeri, i colonnelli francesi riuscirono ad appropriarsi anche della regione berberofona, ma questa non si considerava sottomessa.
Furono i Cabili ad essere il fulcro che diede vita al Fronte di Liberazione Nazionale, la formazione politico-militare che portò all’indipendenza dell’Algeria dopo otto anni di lotta violenta, nel 1962. Ma il Fronte aveva da tempo deciso di accantonare la questione amazigh, preferendo puntare su un’identità nazionale che fosse arabo-islamica, non rappresentativa dell’intera popolazione algerina, ma altamente distintiva rispetto ai colonizzatori.
Nonostante le pressioni dei politici e degli attivisti cabili, la questione non fu affrontata neppure dopo la conquista della libertà, anche perché ogni argomento di discussione era poco gradito ai regimi che si insediarono.
Nel 1980 la protesta dei giovani studenti, durante la Primavera Berbera, fece capire che sarebbero stati i giovani che si sarebbero occupati della questione e che non avrebbero avuto pace fino al riconoscimento della loro identità amazigh. La repressione del movimento di protesta con la violenza fece in modo che la questione venisse a conoscenza della comunità internazionale, che cominciò a pressare sui governi algerini affinché abbandonassero i metodi dittatoriali e affrontassero la lunga strada verso la democratizzazione.
Non ci fu nessun cambiamento immediato, ma coloro che avevano guidato la rivolta iniziarono a riunirsi, fino a creare un movimento che chiedeva la democratizzazione del paese e il rispetto dei diritti umani, non ultimi quelli di una minoranza a vedersi riconosciuto il diritto alla diversità.
La prima Costituzione a stampo democratico fu emanata nel 1989, ma lasciava poco spazio alle formazioni democratiche, perché il regime credette di poter sfruttare a proprio favore il partito islamico (FIS) e ne facilitò l’avanzata. La sua affermazione fu tale che gli uomini al potere decisero di annullare i processi elettorali e di negare la vittoria agli islamisti, segnando l’inizio di un’autentica guerra civile, che ebbe ufficialmente fine nel 1989, ma i cui residui sono tutt’oggi visibili sotto forma degli attacchi terroristici, che non risparmiano i civili.
La voce della Cabilia si fece nuovamente importante nel 2001, quando la regione insorse e diede vita alla Primavera Nera, in seguito all’uccisione, ingiustificata, di un giovane all’interno di una caserma della Gendarmeria Nazionale. Oltre un milione di persone, organizzate dall’appena nato Movimento Aârouch, sfilò per le strade di Algeri il 14 giugno 2001. Tanta gente per strada non si era mai vista durante tutta la storia dell’Algeria indipendente. La mobilitazione della regione durò per quasi un anno, uno sciopero generale permanente che obbligò il mondo a volgere lo sguardo verso un popolo che non rinnega certo la sua appartenenza alla nazione algerina, alla cui costruzione ha partecipato attivamente. Ma quello stesso popolo chiede che il proprio Paese gli riconosca il diritto ad una storia e ad una cultura differente, ad un’identità propria.

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1 Introduzione Tra le regioni dell’Algeria, quella più caratterizzante per la storia dell’intero Paese, dai tempi più antichi ad oggi, è certamente la Cabilia. Es- senzialmente costituita dal massiccio del Djurdjura, da Sud fino al Mar Mediterraneo, è limitata dalla piana della Mitidja (dove è situata la capitale Algeri) ad Ovest e dall’altipiano del Constantinois ad Est. Il termine “Berberi”, con cui vengono individuate le popolazioni locali, deriva dal Greco “Barbaroi”, che indicava coloro che parlavano un i- dioma differente e non appartenevano all’area ellenica. Anche il termine la- tino “Barbarus”, designava qualsiasi popolo differente dal quello romano, con il significato di rozzo e incivile, quindi, ancora più spregiativo dell’accezione greca. Lo stesso termine, fu usato dagli Arabi per indicare gli abitanti dell’Africa Settentrionale, con entrambi i valori semantici, espressi in lingua greca e latina. Va fatto notare che questi popoli non amano sen- tirsi definire “Berberi”, proprio per le origini storiche del vocabolo1. Essi sono Imazighen, ossia “uomini liberi”, e parlano il Tamazigh2. Nel rispetto dello loro sensibilità, si ritiene opportuno privilegiare le espressioni con cui le popolazioni cabile si autodefiniscono (amazigh, imazighen, o masiro), la- sciando il vocabolo berbero alle sole accezioni storiche, e qualora la docu- mentazione, utilizzata nello studio, faccia ricorso al suddetto termine3. Gli Imazighen algerini abitano le regioni della Cabilia, dell’Aurés e del M’zab. Ad essi si devono aggiungere i Tuareg, nomadi del deserto. Tutti insieme costituiscono circa il 20% della popolazione algerina4, ciò no- nostante non è stata riconosciuta la loro particolarità etnica e culturale, tantomeno il loro ruolo nella Guerra di Liberazione Nazionale. La Costitu- zione del 1989, riconobbe esclusivamente l’esistenza degli Imazighen nella Storia Antica dell’Algeria, ma li considerò completamente integrati nell’etnia araba, con l’invasione islamica del VII secolo. La prima parte del presente studio si concentrerà sull’evoluzione del movimento di rivendicazione identitaria del popolo cabilo, che si identi- fica, da sempre, come parte del popolo algerino, e non in opposizione ad es- so. Già i Francesi ebbero modo di rendersi conto che sarebbero stati gli Imazighen gli uomini più duri da piegare, perché disposti a lottare per la propria “identità”, sia amazigh sia algerina. Fu la loro presenza, e non quel- la degli islamisti, ad essere preponderante e decisiva, nel movimento di li- berazione nazionale. Anche quest’ultimo, infatti, dovette fare i conti con l’orgoglio cabilo. La crisi del 1949, che rischiò di spezzare un nazionalismo non ancora maturo, era dovuto proprio alla protesta di una frangia “berberi- sta”, che non intendeva alienarsi nel principio di un’Algeria islamica. Ciò si- 1 «I Masiri e la loro battaglia per la libertà», 14 febbraio 2000. www.digilander.libero.it- asaka-LesPages-movimento2001.html 2 Il singolare di Imazighen è Amazigh e si pronuncia «amazir». Da questo il vocabolo ha avuto origine il termine europeo “masiro”. 3 Si vedano casi quali: Crisi Berberista; Primavera Berbera; berbero-materialismo, berberi- smo, e forme simili. 4 «I Masiri e la loro battaglia per la libertà», supra n.1.

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