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Leoncavallo: un'impresa per la qualità sociale

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Membretti
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Sociologia
Anno: 2001
Docente/Relatore: Antonio Mutti
Correlatore: Otade Leonardis
Istituito da: Università degli Studi di Milano
Dipartimento: sociologia e ricerca sociale
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 165

La tesi rappresenta lo studio empirico del Centro Sociale Leoncavallo di Milano, nel segno di una riflessione sulle trasformazioni del welfare state, con particolare riferimento al versante dei servizi socio-culturali e al tema della socialità.

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4 Nota introduttiva Il percorso di ricerca presentato nelle prossime pagine muove da interrogativi concreti, inerenti alla fase di profonda trasformazione in cui si trova il sistema di Welfare nel nostro Paese. E’ ormai patrimonio comune che lo Stato sociale, così come realizzato nel secondo dopoguerra, sta attraversando una vasta crisi, per un complesso insieme di ragioni sociali, economiche e di legittimazione. Contemporaneamente, emergono e si rafforzano spinte differenti verso un suo superamento, nella direzione di ciò che viene da molti definito come il “mercato sociale”: ovvero quel luogo in cui si dovrebbero incontrare Stato, mercato capitalistico e Terzo Settore, per rispondere ai bisogni in carico al sistema precedente. Le “vie d’uscita” dal Welfare State appaiono però più d’una, e tra loro per molti versi in contrasto, quando non in opposizione: indirizzi basati interamente sui princìpi della domanda e dell’offerta di mercato – e, dunque, su modelli neo- liberisti - si confrontano con altri che propongono la centralità di un settore volontaristico e solidale, orientato a valori forti e alla morale individuale, secondo un approccio di natura neo-comunitaria. Vi sono, inoltre, posizioni che richiamano con forza l’attenzione sulla natura innanzitutto pubblica, e pertanto politica, dei beni e dei problemi lasciati in eredità dal sistema statale. Un “Welfare civile”, come lo definisce Ota de Leonardis (2001), è l’orizzonte di chi si muove in questo campo d’azione e d’interpretazione: quello in cui si situa anche questo contributo di ricerca. Il Terzo Settore, galassia polimorfa e resa falsamente omogenea dalle semplificazioni dei media o da certa retorica “buonista”, è l’ambito con cui bisogna confrontarsi, indipendentemente dalle ipotesi di partenza: un crogiolo di tensioni spesso contraddittorie. Da lì si dipanano le risposte alla crisi del Welfare State i cui esiti andranno a determinare la configurazione e le caratteristiche di un modello futuro, ma già prossimo. Da lì, si è mosso anche questo studio: non, quindi, da un generico e anonimo, quanto inesistente, attore-tipo del nonprofit, né da esperienze che sconfinano abbondantemente nel settore forprofit o nella costruzione di “parrocchie” particolari. L’impresa sociale, come modalità di quello che Karl Weick (1993) chiama “organizzare”, è il riferimento utilizzato per capire di più la crisi in atto, ma soprattutto i possibili percorsi d’uscita coerenti con le premesse iniziali dello Stato sociale. Queste ultime si possono sintetizzare con i termini “partecipazione universale” e “giustizia sociale”: orizzonte di un sistema nato con l’obiettivo della massima inclusività sociale, dell’estensione universale dei diritti di cittadinanza (politici, sociali ed economici) ma le cui disfunzioni hanno ben presto tradito le sue finalità più rilevanti. Presupposti che oggi si cerca da più parti di mettere in soffitta insieme agli ideali di giustizia e di eguaglianza che ne avevano consentito la nascita e l’affermazione.

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