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I poteri istruttori delle commissioni tributarie alla luce della sentenza n. 109 del 29/03/2007 Corte Costituzionale

Il tema che affrontiamo in questo lavoro vede divise ancora oggi dottrina e giurisprudenza tra due opposte linee di interpretazione: la prima legata ad una concezione della fase istruttoria nel processo tributario di tipo inquisitorio; la seconda, invece, orientata a valorizzare al massimo il sistema degli oneri e delle decadenze imposti alle parti, secondo una prospettiva schiettamente dispositiva.
Su tale complessivo stato d’incertezza e contrasto si è recentemente innestata la sentenza della Corte costituzionale 29 marzo 2007, n. 109 che, nel pronunciarsi su una questione connessa all’abrogazione, ad opera del d.l. 30 settembre 2005, n. 203, del terzo comma dell’art. 7 del d.lgs. 546 del 1992, ha chiaramente espresso la propria posizione di favore rispetto alla tesi della caratterizzazione dispositiva dell’istruttoria nel processo tributario, avendo in definitiva assunto per riservato alle parti il compito di individuare e indicare al giudice gli elementi non solo fattuali ma anche conoscitivi passibili di costituire oggetto di valutazione ai fini della decisione.
La Corte, in specie, nel valutare le ragioni sottese all’abrogazione del potere del giudice d’ordinare alle parti in via officiosa il deposito di documenti, ritiene che «[…] il legislatore abbia voluto rafforzare il carattere dispositivo del processo tributario, espungendo da esso il potere officioso dal quale soprattutto, pressoché unanimemente, la giurisprudenza e la dottrina desumevano, quanto all’istruzione, la sua natura di processo inquisitorio: si diceva, in sintesi, che il giudice tributario era tenuto a giudicare iuxta alligata ma non anche iuxta probata partium».
Nella prosecuzione del presente scritto si cercherà di porre in adeguata luce l’estremo rilievo della scelta che pare essere stata operata dalla Consulta a favore della natura dispositiva della fase istruttoria e, dunque, nel senso della riserva alle parti degli oneri di individuazione e delimitazione dei fatti e delle prove di causa, in una logica di esaltazione e salvaguardia della terzietà del giudice.

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3   Premessa Il tema che affrontiamo in questo lavoro vede divise ancora oggi dottrina e giurisprudenza tra due opposte linee di interpretazione: la prima legata ad una concezione della fase istruttoria nel processo tributario di tipo inquisitorio; la seconda, invece, orientata a valorizzare al massimo il sistema degli oneri e delle decadenze imposti alle parti, secondo una prospettiva schiettamente dispositiva. Su tale complessivo stato d’incertezza e contrasto si è recentemente innestata la sentenza della Corte costituzionale 29 marzo 2007, n. 109 che, nel pronunciarsi su una questione connessa all’abrogazione, ad opera del d.l. 30 settembre 2005, n. 203, del terzo comma dell’art. 7 del d.lgs. 546 del 1992, ha chiaramente espresso la propria posizione di favore rispetto alla tesi della caratterizzazione dispositiva dell’istruttoria nel processo tributario, avendo in definitiva assunto per riservato alle parti il compito di individuare e indicare al giudice gli elementi non solo fattuali ma anche conoscitivi passibili di costituire oggetto di valutazione ai fini della decisione. La Corte, in specie, nel valutare le ragioni sottese all’abrogazione del potere del giudice d’ordinare alle parti in via officiosa il deposito di documenti, ritiene che «[…] il legislatore abbia voluto rafforzare il carattere dispositivo del processo tributario, espungendo da esso il potere officioso dal quale soprattutto, pressoché unanimemente, la giurisprudenza e la dottrina desumevano, quanto all’istruzione, la sua natura di processo inquisitorio: si diceva, in sintesi, che il giudice tributario era tenuto a giudicare iuxta alligata ma non anche iuxta probata partium». Nella prosecuzione del presente scritto si cercherà di porre in adeguata luce l’estremo rilievo della scelta che pare essere stata operata dalla Consulta a favore della natura dispositiva della fase istruttoria e, dunque, nel senso della riserva alle parti degli oneri di individuazione e delimitazione dei fatti e delle prove di causa, in una logica di esaltazione e salvaguardia della terzietà del giudice.

Tesi di Master

Autore: Marco Manni Contatta »

Composta da 32 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.