Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Teoria del voto ed istituzioni: analisi dei criteri di voto del trattato di Nizza e del trattato di Lisbona

La teoria del voto permette di analizzare i criteri di voto, fondamentali per il processo decisionale delle istituzioni, e di enuclare aporie rispetto ai disegni istituzionali originari. Nelle istituzioni dell'Unione Europea, infatti, si verificano degli spostamenti nell'asse del potere, dovuti agli allargamenti degli ultimi anni. Tali cambiamenti, evidentemente non desiderati, sono evidenziabili proprio attraverso gli strumenti della teoria del voto. L'analisi dei criteri decisionali ci permette, inoltre, di individuare le tendenze future dell'UE.

Mostra/Nascondi contenuto.
INTRODUZIONE Quando si parla di democrazia, il pensiero corre subito alla partecipazione ed a quel formidabile esperimento di democrazia diretta che, per la prima ed unica volta nella storia, è stato praticato nella polis greca. La democrazia diretta è, tuttavia, un ideale, destinato a rimanere tale a maggior ragione nel mondo attuale. Tuttavia, siamo davvero sicuri che la massima partecipazione sia sinonimo di democrazia? Tra le preferenze individuali e la preferenza sociale, infatti, non c’è un rapporto immediato né diretto, perché vi è un terzo elemento: il voto. In una democrazia diretta, il popolo vota direttamente per giungere ad una decisione comune. In una democrazia rappresentativa, il popolo vota per eleggere i suoi rappresentanti, e questi, a loro volta, votano per decidere, in base al mandato loro conferito. Poiché, in ogni caso, si tratta di collettività numerose, esistono diverse procedure di aggregazione delle volontà discrete. L’unanimità e la maggioranza rappresentano i principali criteri di conteggio dei voti, ma ogni assemblea può scegliere poi se utilizzare tali criteri in modo puro, cioè limitandosi al conteggio di voti favorevoli o contrari, o se stabilire delle procedure più complesse, con un’agenda delle alternative su cui gli elettori devono esprimersi. Dunque, tra preferenze individuali e preferenza sociale c’è l’istituzione del voto. Quanto detto sarebbe piuttosto banale se ora non aggiungessimo una domanda: possiamo fidarci delle regole di voto? In genere, una decisione si ritiene democratica se rispecchia la volontà della maggioranza della collettività. Ci chiediamo, è vero che una decisione presa a maggioranza rispecchia la volontà della maggioranza? Nonostante l’uomo si associ in gruppi e prenda decisioni esprimendo una preferenza sin dalle sue origini, solo di recente sono stati posti questi quesiti, e le risposte sono tutt’altro che ovvie e confortanti. Kenneth Arrow, negli anni ’50, è stato il primo a dimostrare che qualunque tipo di istituzione consideriamo, nessuna può essere intesa come un meccanismo di sommatoria delle preferenze individuali, tranne che la dittatura. 7

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Federica Pacella Contatta »

Composta da 155 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 882 click dal 17/10/2008.

 

Consultata integralmente una volta.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.