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Carboidrati e pallavolo: la necessità del pasto percompetitivo in campionati femminili under 14 ed under 16

L'alimentazione all'interno di società sportive di medio-basso livello non è mai vista come una valida alleata ma, alla luce dei fatti e dei comportamenti dei singoli tecnici, diventa un nemico in più da combattere.
Ragazzi e ragazze, dal punto di vista alimentare, sono lasciati nelle mani sicuramente poco esperte delle loro famiglie che provvedono, nella maggior parte dei casi, a nutrirli secondo priorità nelle quali non rientra la prestazione sportiva.
Tutto ciò si ripercuote in primo piano sulla salute stessa dei ragazzi con un aumento incredibile di soggetti in sovrappeso od obesi o di soggetti con disturbi alimentari, ed in secondo piano, ovviamente, sul loro rendimento in squadra e quindi sul rendimento della squadra stessa.
Per cambiare le abitudini alimentari del nostro ragazzo sportivo od atleta la società dovrebbe ricorrere all'ausilio di figure professionali competenti ma, per cercare anche solo di migliorarne il rendimento durante la pratica sportiva, anche il tecnico da solo potrebbe avere un ruolo determinante.
Il pasto percompetitivo, dunque, in sport che lo permettano, può tamponare almeno temporaneamente, una situazione di cattiva nutrizione consentendo quel minimo miglioramento prestazionale in grado di indurre una buona parte dei tecnici, lasciati da soli alla guida di una squadra, a variare le proprie "abitudini" ed a rivalutare il ruolo essenziale della nutrizione.




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3 Introduzione Introduzione  Non a caso ho scelto di concentrare lo scopo del mio elaborato su campionati femminili under 14 ed under 16 ma l’ho fatto perché credo fermamente che l’adolescenza di un’ atleta sia un nodo cruciale per il suo futuro sportivo. Sport di squadra in cui siano richieste particolari doti di potenza ed in cui i sovraccarichi durante le varie fasi di gioco risultino molto elevati, più di altri, annoverano tra le proprie schiere atleti giovani, anche a livelli piuttosto elevati. L’adolescenza non rappresenta solo il periodo in cui un atleta passa dalla visione ludica di uno sport al doverlo praticare con stimoli e carichi maggiori ma anche un periodo molto difficile dal punto di vista psico-sociale. In questa fase gli esercizi cominciano ad essere più intensi e dispendiosi in termini energetici e quindi oltre a dover pensare all’accrescimento si deve anche prendere in considerazione l’aumentato consumo in termini calorici. L’educazione nutrizionale assume un’importanza fondamentale in quanto le abitudini alimentari e gli apporti nutrizionali sono in grado di influenzare in maniera significativa le capacità individuali di realizzare una determinata prestazione fisica. Attraverso il cibo si introducono i nutrienti che vengono trasformati in elementi strutturali ed in energia per svolgere le funzioni fisiologiche. La quantità, la qualità e la proporzione con cui vengono assunti determinano l’efficacia e la salubrità della dieta. Il tutto sembrerebbe universalmente riconosciuto ma l’attuazione di un regime alimentare adeguato alle richieste sportive si complica soprattutto per le atlete adolescenti a causa del loro rapporto con il cibo dovuto, appunto, all’età.

Tesi di Master

Autore: Angelo Bramato Contatta »

Composta da 60 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3200 click dal 23/10/2008.

 

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