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Gli incentivi all'occupazione

Il sistema di governance economica dell'Unione europea, così come il Trattato CE, sono fondati sul “principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza”. Obiettivo della politica di concorrenza è di consentire, quindi, al processo competitivo di produrre i propri effetti benefici, concorrendo in tal modo alla realizzazione del mercato comune, che si delinea come interesse primario della Comunità. Per il raggiungimento di tale obiettivo è assolutamente necessario che le imprese si trovino a competere in condizioni il più possibili omogenee. Le azioni attraverso cui tale politica è resa operativa comprendono la repressione degli accordi restrittivi della concorrenza e degli abusi di posizione dominante, il controllo delle concentrazioni tra imprese, la liberalizzazione dei settori economici caratterizzati da monopolio ed il controllo degli aiuti di Stato. Gli aiuti di Stato possono costituire un ostacolo grave per la concorrenza, quando sono utilizzati per salvare imprese in via di fallimento, impedendo la creazione di condizioni di parità nel mercato interno.. Proprio la volontà di arginare tali effetti indesiderati, prodotti dagli aiuti di Stato, ha indotto i redattori del Trattato CE ad inserire, tra le disposizioni che riguardano la regolamentazione della concorrenza, gli articoli 87 – 88 – 89, tesi a realizzare una disciplina che limitasse gli effetti negativi ed al contempo desse la possibilità, per mezzo di un sistema di deroghe, di concedere aiuti che fossero in linea con gli obiettivi stabiliti dal Trattato CE. Il Trattato CE, quindi, istituisce un sistema incentrato sul principio di incompatibilità degli aiuti di Stato, salvo espresse e tassative deroghe, che sono ammesse solo se strumentali al perseguimento dell’interesse comune della Comunità.Il Trattato CE ha assegnato alla Commissione, organo esecutivo della Comunità, il compito di controllare le misure di aiuto degli Stati membri, sia le misure proposte che quelle già in vigore, per verificare che non falsino la concorrenza intracomunitaria e gli scambi in misura contraria al comune interesse. Infine il Trattato, autorizza esplicitamente alcune eccezioni al divieto di aiuti di Stato, quando le distorsioni alla concorrenza prodotte dall’aiuto sono controbilanciate dai vantaggi che il mercato riceve nel suo insieme, cioè quando i regimi di aiuto proposti possono avere effetti positivi al livello della UE nel suo complesso.Nel presente elaborato, sulla scia di quanto esaminato fino ad ora, saranno analizzate le tematiche inerenti all’occupazione, poiché essendo questioni di “interesse comune ”, come tali sono suscettibili di dar luogo, in presenza di determinate condizioni, alle deroghe al principio generale di incompatibilità degli aiuti di Stato con il Trattato CE indicate all’art. 87, par. 3. A conferma di tale assunto saranno passati in rassegna i Regolamenti di esenzione per categoria , essendo tutti motivati da considerazioni come la creazione, la promozione o il miglioramento delle condizioni di lavoro, ad eccezione del Regolamento c.d. de minimis poiché analizza gli aiuti, ossia quelle misure, che per la loro esiguità, non sono reputate idonee ad incidere in modo significativo sugli scambi e sulla concorrenza tra gli Stati membri. Fulcro del presente lavoro è il raffronto tra la politica comunitaria della concorrenza e quella nazionale, al fine di verificare se esista un rispondenza tra gli obiettivi italiani e gli obiettivi della Comunità Europea, sopra enunciati.In conclusione, gli artt. 87 – 89 del Trattato CE, in realtà, non comportano un divieto assoluto di aiuti di Stato finalizzati al sostegno dell’occupazione e alla lotta alla disoccupazione. Tuttavia, come precisato dalla VII Relazione sulla politica della concorrenza , gli aiuti in favore dell’occupazione non possono rappresentare un “grimaldello” interpretativo della normativa comunitaria sulla concorrenza per mantenere in vita produzioni non competitive o alimentare pratiche protezionistiche a favore di determinate imprese nazionali. Questo spiega perché proprio le disposizioni in materia di concorrenza abbiano assunto un rilievo centrale rispetto alle politiche occupazionali nazionali

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Introduzione La ragion d’essere della normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato conduce al cuore del Trattato CE ed alle scelte che furono fatte cinquant’anni fa dagli Stati contraenti. Il Trattato istitutivo della CE fissa all’art. 2 le finalità, non soltanto di carattere economico, ma anche e più strettamente di carattere sociale della Comunità europea, definendo le ragioni per le quali gli Stati membri, conferiscono competenze e trasferiscono parte della loro sovranità alla Comunità per conseguire obiettivi comuni 1 . Uno degli strumenti più rilevanti per realizzare gli obiettivi tracciati dall’articolo 2 del Trattato CE è l’azione della Comunità rivolta “alla creazione di un regime inteso a garantire che la concorrenza non sia falsata nel mercato comune 2 ”. La libera concorrenza, pertanto, è considerata punto decisivo nella politica comunitaria essendo il mezzo, attraverso il quale, poter raggiungere gli obiettivi assunti già in sede di costituzione della Comunità europea. Infatti, la “sana concorrenza” 1 Art. 2 Trattato CE: “la Comunità ha il compito di promuovere […] mediante l’attuazione delle politiche e delle azioni comuni di cui agli artt. 3 e 4, uno sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile delle attività economiche, una crescita sostenibile e non inflazionistica, un elevato grado di convergenza dei risultai economici, un elevato livello di protezione dell’ambiente e il miglioramento di quest’ultimo, un elevato livello di occupazione e di protezione sociale, la coesione economica e sociale e la solidarietà fra Stati membri”. 2 Art. 3, lett. g, del Trattato. I

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Antonella Battista Contatta »

Composta da 268 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.