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Indovina chi viene a pranzo. Strategie di riconoscimento della clientela nei ristoranti romani. Un approccio visuale.

Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Di Eugenio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Francesco Mattioli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 145

Ricerca esplorativa su atteggiamento e comportamento del RISTORATORE nei confronti del CLIENTE SOLO (115 interv; I mun. Roma; questionario semi-strutt. e Foto-Stimolo; Spss)
Le ipotesi guida sono due:
1) "Mangiare" come "atto partecipato", pratica quotidiana di in-group che si preferisce condividere con persone conosciute (famiglia, amici, partner, colleghi...), utile per rafforzare la coesione e che viene utilizzata anche per rispondere a bisogni di socialità (mangiare per stare insieme, in un tempo sociale di pausa, nella o a fine giornata).
2) "Mangiare in pubblico" (diverso che mangiare a casa) esercita uno stress sull'individuo, che deve dimostrare di conoscere i diversi contesti e le relative regole ed esibire la miglior immagine di sè come "cliente" (non è valutato affettivamente dagli altri avventori, "sconosciuti")
Il cliente solo non può parlare con nessuno, il ristoratore lo giudica "manchevole" e "a disagio" e gli offre comunicazione, "partecipazione" e familiarità per ridurre la sua tensione, riabilitarlo e farlo sentire uguale agli altri clienti, per guadagnarne l'apprezzamento e la fidelizzazione (il cliente solo "si affeziona" e diventa cliente abituale). Il maschio solo (più frequente) genera pena e ironia, la donna sola (più rara) viene colta dal maschio come indizio di una sua disponibiltà sessuale (la donna sola è rara o aspetta qualcuno).
Il ristoratore non adotta un "metodo standard" col single, è in una condizione di incertezza perchè non sa se questi gradisce il contatto o ne è infastidito (il dialogo del ristoratore può essere inteso come un tentativo di riabilitazione non richiesto), perchè il cliente può mangiare da solo proprio per desiderio di riservatezza.
Al cliente solo manca un'identità sociale chiara (definita anche da un commensale) e il ristoratore cerca di cogliere il suo "stato emotivo" per capire se gradisce o meno il contatto: ogni scambio col single è unico (perchè "ogni persona è diversa") e ciò pone il ristoratore nella necessità di intensificare il controllo per verificare le esigenze del cliente (all'ingresso, mentre è al tavolo, dagli sguardi, se si distrae con libro o cellulare...), sentendosi egli stesso sotto osservazione ("il single ti guarda", "non sa come passare il tempo").
Sterotipi italiani, frutto dei valori maschilisti-cattolici che si concretizzano in norme di comportamento e conducono ad "etichettare" diversamente uomo e donna.
Rfr terorici: E. Goffman (stigma), H. S. Becker (devianza)

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Capitolo 1: Considerazioni sul mangiare 1.1 Una premessa che è un’ipotesi: il mangiare come atto partecipativo. L’atto pratico del “mangiare” rappresenta l’elemento che accomuna tutti gli esseri viventi: ogni forma organica deve assimilare e trasformare elementi dell’ambiente in energia per garantirsi le basi per la sopravvivenza e il raggiungimento dei propri scopi, al fine di assicurare la stabilità e la continuità del sistema. È il bisogno primario per eccellenza e la natura si è organizzata attraverso la catena alimentare che lega tutte le forme in un equilibrio in incessante evoluzione e al tempo stesso le pone in rapporto di forza tra loro, premiando quelle che più si dimostrano adatte ai cambiamenti co- generati con l’ambiente. L’Uomo è un asterisco rispetto alle altre forme animali, è evidentemente il vertice della piramide per la sua capacità di adattamento, dovuta ad una serie di motivi come la posizione eretta, la mano prensile, la dentatura che permette di strappare e masticare, la socialità, la facoltà del linguaggio e, dulcis in fundo, l’intelligenza e la cultura. Ma si differenzia anche per la sessualità non riproduttiva, per la fecondità femminile praticamente ininterrotta e per la natalità incontrollata ed esponenziale, che adesso comincia a rappresentare una minaccia per il sistema Terra anche perché accompagnato da uno sfruttamento irrazionale e ossessivo delle risorse (dimostrando di essere l’unico elemento capace di modificare da solo l’intero equilibrio, anche perché invasivo in molti habitat e padrone assoluto della catena alimentare). L’Uomo è, in primis, un animale sociale e questa sua naturale indole è stata sicuramente uno dei fattori trainanti per la sua evoluzione. Immagino i nostri primitivi antenati che tutti insieme accerchiavano un mammut e lo colpivano con aste e frecce da ogni parte; e poi tutti insieme davanti al fuoco a mangiare la carne, magari offrendola anche ai più anziani che non avevano partecipato alla caccia perché malati. Mangiare è una prerogativa di tutti gli esseri viventi e ha rappresentato, a mio avviso, uno dei momenti più intensi, ricorrenti e utili per rafforzare la cooperazione tra gli uomini e sviluppare senso di appartenenza e solidarietà. Era la ricompensa al faticoso lavoro di caccia ed era comunque associata ad un momento di benessere e piacere, soprattutto in un’epoca in cui non si trovavano grossi divertimenti in giro… Mangiare è un esercizio che presuppone il raggiungimento di un traguardo antecedente per essere realizzato (cacciare e uccidere la preda, arare un campo, lavorare per essere pagati): entrambe le finalità prevedono specifici modelli d’azione 5

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