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Il partner violento. Approcci teorici alla violenza domestica sulla donna e programmi d'intervento per i maltrattatori

Informazioni tesi

  Autore: Marco Stefanelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Adriano Zamperini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 126

La violenza sulle donne perpetrata all’interno di una relazione intima (intimate partner violence) è un fenomeno sociale presente in tutti i Paesi e diffuso trasversalmente all’interno di tutte le classi sociali. Nella maggioranza dei casi i maltrattamenti vengono agiti da parte dell’uomo nei confronti della partner e ciò rende la violenza domestica una questione di genere che palesa lo squilibrio di potere tra uomini e donne, mantenuto nella relazione di coppia attraverso gli abusi di natura fisica, psicologica, sessuale ed economica.
La comprensione della complessità della intimate partner violence può essere favorita dall’analisi dell’interazione dei diversi fattori socio-culturali, relazionali ed individuali che contribuiscono alla creazione del contesto in cui avvengono le violenze. Si rivela quindi particolarmente utile l’utilizzo di un modello ecologico, come quello di Bronfenbrenner, che permette di analizzare i differenti livelli dell’ambiente coinvolti nella trasmissione dei valori, delle norme, dei ruoli e delle aspettative caratterizzanti il comportamento maschile violento nei confronti della partner.
L’adesione rigida al modello maschile tradizionale della cultura patriarcale, appreso ed interiorizzato attraverso la socializzazione di genere, condiziona lo sviluppo dell’identità del genere maschile e le sue modalità di relazionarsi a quello femminile. La violenza domestica sulle donne è perciò una violenza di genere, espressione del dominio e del controllo esercitato dagli uomini sulle donne.
Al fine di rendere conto delle differenze individuali nella popolazione maschile, gli effetti del genere vanno considerati unitamente alle esperienze relazionali precoci che condizionano le modalità adulte di vivere l’intimità nella relazione di coppia; le violenze subite o osservate nella famiglia d’origine e l’attaccamento insicuro-ambivalente alle figure significative sono fattori che influenzano gli esiti relazionali adulti.
La intimate partner violence è dunque un problema maschile sul quale è necessario intervenire, non solo tutelando ed offrendo sostegno alle vittime, ma soprattutto promuovendo delle iniziative d’intervento specifiche per i maltrattatori, come quelle già presenti negli Stati Uniti, in Canada, in America latina, in Spagna, nei Paesi Scandinavi e nel Regno Unito. Si tratta per lo più di programmi rieducativo-terapeutici di stampo pro-femminista che attribuiscono totalmente la responsabilità delle violenze agli uomini ed utilizzano tecniche cognitivo-comportamentali finalizzate ad interrompere l’uso della violenza sulla partner. La partecipazione può essere volontaria o su ordine del tribunale, secondo quanto prevede il sistema legislativo e penale di ciascun Paese e ciò influisce notevolmente sul livello di motivazione al cambiamento degli uomini e sulla percentuale di abbandono del programma. Metodologicamente il trattamento di gruppo è preferibile alle terapie individuali in quanto conferisce maggior supporto ai partecipanti durante il processo di cambiamento e facilita l’assunzione di responsabilità per le proprie condotte violente. L’efficacia dei programmi merita tuttavia maggior attenzione e necessita di valutazioni più precise nonostante sia stata riscontrata una buona percentuale di successo dei programmi attualmente presenti; le valutazioni future dovrebbero considerare campioni più ampi, periodi di follow-up più lunghi, indici di cambiamento più completi e gruppi di controllo più numerosi.
In Italia attualmente i programmi diretti al cambiamento dei partners violenti sono assenti e dovrebbero essere inclusi nei progetti futuri d’intervento insieme ad una formazione specifica ed alla promozione di un lavoro di rete coerente tra tutte le agenzie sociali (Forze dell’Ordine, servizi socio-sanitari, sistema giudiziario, Case delle Donne e Centri Antiviolenza) che si occupano di casi di violenza domestica sulla donna; un intervento adeguato dovrebbe inoltre comprendere dei percorsi educativi nelle scuole sulle relazioni tra i generi ed un maggior impegno maschile nel mettersi in discussione come genere e nel favorire forme di mascolinità meno rigide e stereotipate.

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5 INTRODUZIONE La violenza domestica sulle donne è un tema che per molto tempo è stato considerato un tabù ed ancora adesso, nonostante le campagne di sensibilizzazione di diversi Paesi ed il lavoro delle associazioni femminili, il problema non sempre viene riconosciuto e trattato come dovrebbe sia a livello speculativo che nelle pratiche d’intervento. Il fenomeno rimane ancora largamente sottostimato e socialmente poco percepito a causa della difficoltà delle vittime a denunciarlo, della scarsità delle indagini di vittimizzazione e della inadeguata formazione degli operatori dei servizi che quotidianamente si imbattono nei casi di violenza domestica, come le Forze dell’Ordine, i servizi socio-sanitari ed il sistema giudiziario (Romito, 2000). Concettualmente la violenza sulle donne perpetrata all’interno di una relazione intima (intimate partner violence) può essere inserita all’interno di due categorie: la violenza familiare, che include inoltre gli abusi sui minori e sugli anziani, e la violenza sulle donne, fenomeno vasto e comprendente anche le molestie sessuali sul luogo di lavoro, gli stupri di guerra, le aggressioni sessuali da parte di sconosciuti e tutte le altre forme di violenza, come l’acidificazione del volto in Bangladesh o l’infibulazione, dettate da contesti socio-culturali che discriminano la donna e negano i suoi diritti. La violenza domestica è un crimine che esiste in tutti i Paesi ed è diffuso in tutte le classi sociali contrariamente agli stereotipi che attribuiscono i comportamenti violenti unicamente ad individui con disturbi

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