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Le transizioni scuola-lavoro dei giovani. Teoria ed evidenza empirica

Questa tesi pone la sua attenzione sulle modalità di transizione dalla scuola al lavoro, uno dei motivi che spinge a preoccuparsi di questo problema è la disoccupazione giovanile che in alcuni paesi è più elevata di quella degli adulti, giacché i sistemi d’istruzione sono diversi e le problematiche del mondo del lavoro sono affrontate in modo diverso.
Il lavoro si compone di quattro capitoli.
Nel primo capitolo si è considerato il gap di esperienza lavorativa dei giovani, analizzando la teoria del capitale umano e le cause delle differenze nei relativi tassi di disoccupazione, soffermandosi soprattutto sulla differenza tra tassi di disoccupazione giovanile e quella degli adulti.
Nel secondo capitolo sono state analizzate le teorie liberiste, ossia le teorie di Clark e Summers e la flessibilità nel mondo del lavoro che, in Italia, è aumentata con l’introduzione del pacchetto Treu e della legge Maroni. Si è analizzato, inoltre il salario d’ingresso che è identificato come un ulteriore mezzo per aumentare la flessibilità nel mondo del lavoro e l’occupabilità dei giovani che hanno una minore produttività rispetto agli adulti.
Nel terzo capitolo sono state trattate le critiche alle teorie liberiste, in particolare, la teoria di Becker, di Heckman e di Borjas e il problema del precariato e dei contratti temporanei.
Infine, nel quarto capitolo sono stati considerati il sistema d’istruzione e le difficoltà d’ingresso nel mondo del lavoro in diversi paesi europei.

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1 Premessa In quest’ultimo decennio si è posta particolare attenzione sulle modalità di transizione dalla scuola al lavoro, le motivazioni che spingono a preoccuparsi di tale problema sono, da un lato, la disoccupazione giovanile, che in alcuni quasi tutti i è più elevata di quella degli adulti; dall’altro, la convinzione che bisogna adeguare la preparazione dei giovani all’economia postindustriale. Più la durata della transizione dalla scuola al lavoro è breve, più efficace è l’articolazione scuola-lavoro, minori saranno i costi, è questo un obiettivo importante per ogni società, poichè più si è giovani più c’è possibilità di apprendimento. Inoltre, i giovani apportano al mercato del lavoro idee e stimoli nuovi. L’Italia è il paese in cui il periodo di transizione dalla scuola al lavoro è più lungo rispetto agli altri paesi, questo perché il sistema di istruzione è diverso a seconda del paese in cui ci si trova. Infatti, si possono distinguere i sistemi d’istruzione in 3 gruppi. C’è un sistema sequenziale, un sistema duale e uno misto a seconda che la formazione professionale avvenga durante l’istruzione o ci sia prima il periodo di studio e poi quello di formazione professionale. In quest’ultimo tipo di sistema possiamo collocare l’Italia. Scopo di questo lavoro è spiegare la durata delle transizioni con le teorie della disoccupazione e di individuare in quale dei paesi europei questo periodo è più breve e quindi in quale paese il sistema è più efficiente. Nel primo capitolo, si prenderà in considerazione il gap di esperienza lavorativa dei giovani, si tratterà della teoria del capitale umano, e, si studieranno le cause delle differenze nei relativi tassi di disoccupazione, soffermandosi sulla differenza tra tassi di disoccupazione giovanile e quella degli adulti. Nel secondo capitolo si tratterà delle teorie liberiste e della flessibilità nel mondo del lavoro che, in Italia è stata aumentata con l’introduzione di forme di contratto atipiche quali quelle introdotte o modificate, dal pacchetto Treu e dalla legge

Laurea liv.I

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Rosinella Mirra Contatta »

Composta da 53 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2966 click dal 03/11/2008.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.