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Miotomia extramucosa secondo Heller e fundoplicatio anteriore secondo Dor per via laparoscopica nel trattamento dell'acalasia esofagea: 10 anni di esperienza

Informazioni tesi

  Autore: Rita Segantini
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Chrurgia Generale
Anno: 2008
Docente/Relatore: Camillo Cortesini
Istituito da: Università degli Studi di Firenze
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 53

La prima forma di trattamento chirurgico fu ideata da Heller, che, nel 1914 pubblicò i primi risultati della sua cardiomiotomia extramucosa.
Attualmente il trattamento di scelta dell’acalasia è quello chirurgico, con la miotomia extramucosa dello SEI associata o meno a plastica antireflusso per via laparoscopica. Altre possibili modalità di trattamento sono di tipo endoscopico, con la dilatazione pneumatica, o l’iniezione di tossina botulinica. La tendenza però è quella di riservare tali approcci a pazienti anziani o non candidabili all’intervento chirurgico.
Scopo di questo studio è stato di analizzare i risultati ottenuti in 10 anni di attività del Centro di Riferimento Regionale per la Diagnosi ed il Trattamento delle Malattie dell’Esofago presso la Chirurgia Generale 4a dell’AOUP di Pisa nel trattamento chirurgico dell’acalasia mediante intervento di miotomia extramucosa secondo Heller e plastica antireflusso secondo Dor per via laparoscopica.

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INTRODUZIONE L’acalasia è una delle alterazioni motorie primitive dell’esofago come lo spasmo esofageo diffuso o il Nuthcracker esophagus. Il termine acalasia deriva dal greco “ ∆ Φ ∆ Ο ∆ ς Λς”, che significa mancato rilasciamento (in riferimento allo sfintere esofageo inferiore). Il sintomo predominante è la disfagia (124) . È una malattia rara, con un'incidenza annuale di circa 1/100.000 e un tasso di prevalenza di 1/10.000. La malattia può sopravvenire a tutte le età, in percentuale simile negli uomini e nelle donne, con due picchi di incidenza attorno ai 25 e ai 60 anni (125) . Le caratteristiche cliniche dell’acalasia furono descritte per la prima volta da un medico inglese, Thomas Willis (1621-1675), nel 1674: egli ipotizzò che l’acalasia fosse un’alterazione del meccanismo sfinteriale della giunzione gastro-esofagea determinato da una neoplasia o da un disordine neurologico. L’eziologia è ancora incerta sebbene siano stati ipotizzati tre principali meccanismi: virale, autoimmunitario e genetico (125) . Dal punto di vista anatomopatologico, il danno risiede a carico dei plessi mioenterici intramurali di Meissner e Auerbach, che risultano marcatamente ridotti a livello del corpo esofageo e dello SEI. La principale caratteristica fisiopatologica dell’esofago acalasico consiste in una perdita dell’attività peristaltica ed in un alterato rilasciamento dello SEI al momento della deglutizione. La prima forma di trattamento chirurgico fu ideata da Heller, che, nel 1914 pubblicò i primi risultati della sua cardiomiotomia extramucosa (1) . Attualmente il trattamento di scelta dell’acalasia è quello chirurgico, con la miotomia extramucosa dello SEI associata o meno a plastica antireflusso per via laparoscopica. Altre possibili modalità di trattamento sono di tipo endoscopico, con la dilatazione pneumatica, o l’iniezione di tossina botulinica. La tendenza però è quella di riservare tali approcci a pazienti anziani o non candidabili all’intervento chirurgico. Scopo di questo studio è stato di analizzare i risultati ottenuti in 10 anni di attività del Centro di Riferimento Regionale per la Diagnosi ed il Trattamento delle Malattie dell’Esofago presso la Chirurgia Generale 4 a dell’AOUP di Pisa 4

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