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La recidiva post-indulto: aspetti psichiatrico-forensi

In questo lavoro di tesi si affronteranno gli effetti che ha sortito il provvedimenro di indulto sulle carceri italiane, le differenze che esso ha prodotto tra la popolazione dei detenuti italiana e quella straniera e il grado di recidiva che ne è seguito. Si focalizzerà inoltre l'attenzione su chi è rientrato in carcere tornando a scontare una misura alternativa precedentemente concessa, su chi, rientrando, sconta la condanna detentiva classica e le diverse conseguenze derivanti da tali circostanze.
Si analizzerà poi il ruolo del'opinione pubblica nel trattare l'argomento indulto e le conseguenze del potere mediatico sulla percezione del rischio da parte dei cittadini.
In seguito prendendo in considerazione precedenti indulti e amnistie a patire dai dati resi pubblici dal Dipartmento dell'Amministrazione Penitenziaria e da vari studi compiuti dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, si proverà a determinare il tasso di recidiva nel coorso degli anni, le caratteristiche dello stesso, la tendenza e le cause che portano alla recidiva degli stranieri e degli italiani. Sarà data risposta alla domanda: "Quale relazione esiste tra l'aumento dei reati ed il numero di indulti concessi e quale tra i rientri in carcere e le scarcerazioni per amnistia?".
Nell'ultima parte di questo lavoro sarà infine svolto un confronto critico tra le statistiche nazionali e quelle locali prodotte dai dati raccolti nella Casa Circondariale "Borgo San Nicola" di Lecce. Lo scopo è quello di trarre alcune prime conclusioni riguardo alle misure da attuare per attenuare, o meglio, prevenire le conseguenze negative del provvedimento. Per l'autrice risulta imprescindibile la necessità di sottolieare già fin da ora come il coinvolgimento degli operatori carcerari e la possibilità di promuovere progetti tra enti di giiustizia e territorio possano fornire un aiuto concreto alla realizzazione degli obiettivi dichiarati.

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Prefazione Prefazione Con la Legge n. 241 del 31 luglio 2006 è stato approvato il provvedimento d’indulto riguardante i reati commessi fino al 2 maggio 2006 nella misura non superiore ai 3 anni per le pene detentive e non superiori a 10.000 euro per pene esclusivamente pecuniarie o congiunte a pene detentive. Il provvedimento include i reati finanziari e quelli contro la pubblica amministrazione, mentre sono esclusi alcuni reati previsti dal codice penale, tra cui i principali risultano: associazione sovversiva, associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale e di eversione dell’ordine democratico, strage, sequestro di persona, banda armata, associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei delitti di cui agli articoli 600, 601 e 602 del codice penale, associazione di tipo mafioso, riduzione in schiavitù, produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti, prostituzione minorile, pornografia minorile, violenza sessuale, usura, riciclaggio. Il beneficio dell’indulto è revocato se chi ne ha usufruito commette entro 5 anni dalla data di entrata in vigore della legge un delitto non colposo per il quale riporti condanna a pena detentiva non inferiore a 2 anni. Con l’applicazione di questa legge si è voluto rimediare al grave sovraffollamento degli istituti penitenziari che a partire dagli anni ‘90 ha visto aumentare il numero di detenuti sia stranieri che italiani, il più alto in 15 anni; 1

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Edvige Chiara Zacheo Contatta »

Composta da 202 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1111 click dal 05/11/2008.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.