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Delega alla ''mera ricognizione'' dei principi fondamentali

Il presente lavoro ha ad oggetto la disposizione del comma 4 dell'art. 1 della L. 131/2003, legge adottata per dare concreta attuazione alla riforma del Titolo V della Costituzione. La fragilità teorica del concetto di principio fondamentali; la sua incidenza pratica sulla demarcazione tra competenze legislative statali e regionali; le rilevanti e numerose riflessioni sulla delega da parte della dottrina; il ricorso delle Regioni alla Corte cost.; la sent. della Consulta; i commenti e le critiche alla sent. da parte di autorevoli esperti di diritto, sono gli aspetti che ho sviluppato maggiormente. L'obiettivo del mio lavoro è giungere a due conclusioni: attuazione o meno della delega, attuazione o meno del nuovo Titolo V.

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PREMESSA Il presente lavoro ha ad oggetto la disposizione del quarto comma dell’art. 1 della L. 131 del 2003. L’argomento è vasto e si presta a toccare punti che non si limitano alla sola delega per la ricognizione dei principi fondamentali, comma 4, art. 1, legge “La Loggia”, giacché in alcuni casi riguardano aspetti più generali di “macrolegislazione concorrente”. Si pensi al problema relativo alla presunta “riserva di legge formale” in materia di principi fondamentali; riserva, che, ad avviso delle ricorrenti (sent. 280/2004) e parte della dottrina, sarebbe rintracciabile nell’art. 11, comma 2 della legge cost. n. 3/2001. Quindi, poiché, a causa della sua ampiezza, l’argomento si presta a molteplici divagazioni, ho cercato di prendere in considerazione gli aspetti che maggiormente si legano al tema della delega in questione. In primo luogo, ho evidenziato la fragilità teorica del concetto di principio fondamentale; la sua incidenza pratica, sia nel caso di espressa menzione in una legge che di desunzione dalle leggi vigenti, sulla demarcazione tra competenze legislative statali e competenze legislative regionali, aspetto quest’ultimo che richiama la retorica e non risolta questione di cosa esattamente sia principio e cosa sia dettaglio e proprio per questo poggiante sul c.d. “piede d’argilla”. Inoltre, per esporre efficacemente i termini del problema ho ricostruito il percorso della delega in esame, ricavandola dalle autorevoli interpretazioni espresse nel quadro dell’indagine conoscitiva promossa dalla Prima Commissione Affari Costituzionali del Senato (in appendice ho inserito due importanti audizioni) e nel quadro dell’iter- parlamentare caratterizzato da due letture. In tali sedi, la maggior parte delle forze politiche ha sottolineato come il provvedimento di attuazione del Titolo V della Costituzione rappresentasse un concreto passo avanti rispetto alla legge costituzionale di riforma. Le riflessioni sulla delega per la ricognizione dei principi sono state numerose e rilevanti anche in sede dottrinale. Solo una piccola minoranza della dottrina ha difeso la delega in quanto strumentale a soddisfare diverse esigenze: ad esempio, rendere possibile l’immediato esercizio della potestà legislativa regionale, senza attendere l’adozione di leggi-cornice ad hoc; determinare i principi esistenti in modo chiaro, senza attendere l’approvazione di apposite leggi-cornice per ogni materia, approvazione che non è possibile realizzare in tempi brevi; e ancora, rispettare il principio di continuità, in base al quale la normativa statale, sia di principio sia di dettaglio, non poteva considerarsi abrogata automaticamente dal nuovo art. 117 Cost.. Di contro, una gran parte della dottrina ha criticato tale strumento aspramente, definendola una soluzione “aberrante” perché in contrasto con più norme di rango costituzionale. Nonostante il parere favorevole espresso dalle Autonomie locali nelle sedi di raccordo competenti, la Provincia autonoma di Bolzano insieme alle Regioni speciali Sardegna e Valle d’Aosta hanno impugnato l’art. 1, commi 4, 5 e 6 della legge “La Loggia”, davanti alla Corte costituzionale, censurando, in particolare, il comma 4 in quanto “tale norma consentirebbe al Governo di adottare, nell’attuazione della delega, disposizioni “che abbiano un contenuto innovativo e non meramente ricognitivo” dei principi fondamentali ovvero che “si riferiscano a norme vigenti che non abbiano la natura di

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Gabriella Maria Piludu Contatta »

Composta da 80 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 826 click dal 11/11/2008.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.