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Gli aiuti di stato in materia fiscale

Obiettivo del presente lavoro è inquadrare nell’ambito dei diversi elementi strutturali e procedimentali degli aiuti di Stato le specifiche problematiche di carattere tributario, con attenzione non solo ai profili teorici, ma anche a quelli applicativi, e con un completo apparato di riferimenti alle decisioni della Commissione, alla giurisprudenza e alla dottrina. A tal fine, l’elaborato si compone di tre parti. La prima ( capitoli I e II ), propone un’esposizione completa ed esaustiva delle norme relative agli aiuti di Stato contenute negli artt. 87, 88 e 89 del Trattato CE. La nozione di aiuto è stata, precisata nel tempo, dal giudice comunitario, senza, tuttavia, che di essa fosse mai fornita una definizione precisa. Si rileva, che l’ipotesi normativa configurata dall’art. 87, par. 1, integra una pluralità di componenti che assumo autonoma rilevanza e che, pertanto, saranno distintamente esaminati per definirne il significato e la portata. In particolare costituirà oggetto di analisi ovvero concorrono a definire i criteri di qualificazione delle misure rilevanti ai sensi dell’art. 87: - l’origine statale dell’aiuto; - la selettività dell’aiuto; - gli effetti sugli scambi e sulla concorrenza. Infine, ampio spazio sarà dedicato alla logica sottesa alla creazione di un sistema di deroghe al divieto di aiuti di Stato che mira ad evitare situazioni potenzialmente dannose, sacrificando il principio di libera concorrenza in favore di operazioni che possono colmare il divario strutturale di alcune imprese o aree particolarmente deboli, in modo da creare le giuste condizioni per un loro ingresso nel mercato comune con gli strumenti adatti a reggere il gioco della concorrenza. Uno degli aspetti critici della disciplina comunitaria degli aiuti di Stato afferisce sicuramente all’analisi degli aspetti procedurali relativi al controllo sugli aiuti di Stato, nonché alle conseguenze che discendono dall’erogazione di aiuti incompatibili con il mercato comune. La finalità del secondo capitolo è quella di porre in evidenza gli aspetti salienti del meccanismo di controllo sugli aiuti di Stato attraverso una disamina dell’art. 88 del Trattato CE e del relativo Regolamento di controllo n. 659/1999 CE in relazione all’interpretazione che di tale norme e prassi applicativa ha fornito la Commissione, non tralasciando il fondamentale ruolo svolto dalla giurisprudenza comunitaria nell’espletamento della propria attività di esegesi del diritto. Nel proseguo del capitolo sarà esaminata la complessa disciplina in ipotesi di decisione negativa, vale a dire di aiuto incompatibile accertato dalla Commissione che in forza dell’art. 14 del Regolamento n. 659/1999, impone allo Stato di procedere al recupero dell’intero aiuto già erogato nei riguardi delle imprese che ne hanno beneficiato. La seconda parte dell’elaborato (capitolo III) propone un’attenta analisi sul ruolo e sui poteri della Commissione - in materia di aiuti di Stato - definiti dal Trattato e consolidati nella prassi operativa. L’analisi prosegue trattando un problema molto controverso, riguardante l’estensione dei poteri della Commissione e del Consiglio UE in materia di controllo delle misure di aiuto. In particolare, ci si chiede quale sia il limite delle attribuzioni del Consiglio in base all’art. 88, parr. 2 e 3 del Trattato. L’apparente linearità e chiarezza del Trattato non riesce a garantire l’equilibrio fra i poteri delle diverse istituzioni comunitarie. L’estensione del potere del Consiglio di giudicare un aiuto di Stato compatibile con il mercato comune può configurare un’ipotesi di pronuncia, del Consiglio stesso, in contrasto con una precedente decisione (negativa) della Commissione. Da ciò lo stesso aiuto costituirebbe l’oggetto di decisioni contrarie adottate in sequenza da due istituzioni comunitarie. Si delinea, in fine, nell’ultima parte, ovvero, nel quarto capitolo il quadro generale degli istituti fiscali concretamente passibili di entrare in contrasto con il divieto sancito dall’art. 87 del Trattato CE. Di seguito, sarà esaminata la nozione di “aiuto di Stato”, di cui all’art. 87, par. 1 del Trattato, alla luce delle specificità relative agli aiuti fiscali. In particolare, costituirà oggetto d’analisi: - l’origine statale dell’aiuto; - il vantaggio economico; - la selettività dell’aiuto; - gli effetti sugli scambi e sulla concorrenza. Si scende, infine, nel dettaglio dell’ordinamento fiscale italiano, attraverso un’analisi della configurabilità quali aiuti di Stato, delle agevolazioni fiscali concesse alle cc.dd. fondazioni bancarie.

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1 INTRODUZIONE Le prime forme di sostegno statale alle imprese possono farsi risalire addirittura al periodo medioevale, anche se questi interventi cominciarono ad assumere carattere organico, sostanziandosi in una vera e propria politica economica statale, soltanto nel periodo del mercantilismo (tra il XVI ed il XVII secolo), in cui fu formalmente attribuito alle autorità pubbliche il compito di regolare la vita economica delle società. Ciononostante, le prime forme di disciplina del fenomeno risalgono alla seconda metà del XIX secolo, quando dopo un breve intermezzo libero-scambista, torno in auge l‟ideologia protezionistica. È solo in questo periodo, in cui vi fu un costante incremento degli interventi statali a favore delle imprese nazionali, che gli Stati cominciarono, da un lato, ad acquisire consapevolezza degli effetti distorsivi che la concessione di aiuti di Stato provoca sulla concorrenza tra impresa nel contesto internazionale e, dall‟altro, ad avvertire l‟esigenza di predisporre forme di protezione sia degli interessi delle industrie nazionali sia, più in generale, del libero ed equilibrato svolgimento dei rapporti commerciali internazionali. La prima disciplina multilaterale di contrasto alla concessione degli aiuti di Stato è consacrata nel General Agreement on Tariffs and Trade (GATT); accordo concluso a Ginevra nel 1947 e diretto a liberalizzare gli scambi economici internazionali mediante una progressiva diminuzione delle barriere e delle tariffe doganali. La versione originaria della disposizione del GATT riservata alle sovvenzioni (art. XVI) aveva contenuto piuttosto generale e si limitava a prevedere, in capo a ciascun Membro1 del GATT, obblighi meramente strumentali al contrasto della concessione di sovvenzioni. In particolare, l‟art. XVI, par. 1 stabiliva da un lato un obbligo di informazione sulla natura e sui caratteri delle sovvenzioni in grado di influenzare gli scambi internazionali e, dall‟altro lato, un obbligo di esame, con gli altri Membri interessati, delle sovvenzioni in grado di causare un pregiudizio serio agli interessi di uno o più Membri del GATT. La sessione di revisione del GATT del 1955 ha introdotto alcune “disposizioni aggiuntive relative alle sovvenzioni all’esportazione”, che, nel riconoscere gli effetti pregiudizievoli che l‟erogazione di tali aiuti può arrecare agli altri Membri (art. XVI, par. 2), hanno vietato ai Membri stessi di concedere qualsiasi tipo di sovvenzione all‟esportazione di un prodotto da cui conseguisse la vendita di quest‟ultimo ad un 1 Nel riferirsi al GATT, sembra corretto qualificare le parti contraenti come “Membri” e non come “Stati membri”, in quanto successivamente alla nascita della Comunità economica europea ed alla creazione dell‟unione doganale comunitaria, la Comunità - che, come è noto, non è articolata secondo il modello statale - è de facto divenuta membro del GATT.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Mauro Masi Contatta »

Composta da 190 pagine.

 

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