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Il realismo magico in Cesare Zavattini

Zavattini come i grandi realisti magici del Novecento. Questa è l’idea embrionale da cui prende le mosse il presente lavoro d’analisi. Guardando al Realismo Magico come ad un movimento internazionale dotato di un passato teorico e un substrato storico-sociale che abbraccia tempi e luoghi anche molto distanti tra loro e reputando questo stile letterario in grado di esercitare un’influenza significativa sulle letterature del mondo intero, nella prima parte del presente lavoro si cercherà – ragionando sui saggi di Franz Roh del 1925, che al Realismo Magico ha dato i natali, e di Alejo Carpentier che nel 1949 introdusse il concetto di Real Maravilloso in America Latina – di analizzare il fenomeno stilistico del Realismo Magico dalle sue origini artistiche fino alle moderne trasposizioni letterarie. Attraverso un’ampia prospettiva critica e teorica e continui rimandi ai capolavori di Gabriel Garcia Màrquez, Isabel Allende, Jorge Luis Borges e Salman Rushdie si tenterà quindi di osservare il Realismo Magico all’interno di un’evoluzione culturale e letteraria della storia, descrivendolo come uno stile narrativo che è stato catalizzatore per la nascita e l’evoluzione di nuove letterature “regionali” e al contempo ha rivitalizzato tradizioni narrative sopravvissute a fatica in quei contesti post-coloniali ancor oggi esistenti. Nella seconda parte del saggio, invece, ci si concentrerà sulla figura di Cesare Zavattini e sulla poetica che ha animato la sua vena artistica. Attraverso una puntuale presentazione della sua sterminata produzione letteraria, accompagnata da un preciso lavoro di analisi stilistica e contenutistica, si cercherà di dare una visione d’insieme, quanto più meticolosa ed esaustiva, di uno dei più grandi pensatori e intellettuali del Novecento, da subito considerato uno scrittore off, fuori da qualunque genere allora conosciuto, e padre di una prosa immaginifica, nata dall’amore per l’uomo e dalla pietà per le sue piccolezze. Scrittore d’avanguardia, considerato il maggior rappresentante del Neorealismo italiano, Zavattini fu il fautore di un realismo che insegue in realtà la poetica della meraviglia: nella realtà, che è meravigliosa di per sé, Zavattini ricercava infatti quegli aspetti che non vediamo: “il mondo è piccolo se noi vediamo piccolo”, diceva. Dopo due sezioni, per così dire, propedeutiche, la terza parte dell’analisi verterà quindi sul nucleo concettuale che anima il saggio: l’esistenza di un Realismo Magico “zavattiniano”. Focalizzando l’attenzione su cinque opere letterarie: Parliamo tanto di me (1931), I poveri sono matti (1937), Io sono il diavolo (1941), Totò il Buono (1943), Stricarm’ in d’na parola (1973) e concedendosi alcune digressioni cinematografiche, pittoriche e fotografiche, si evidenzierà come, nella vastità dell’opera di Cesare Zavattini, siano rintracciabili, seppur declinate in forme e modi personalissimi e del tutto originali, le tracce originarie di quel Realismo Magico che in Zavattini si configura come un trait d’union tra la critica alla razionalità cosciente e la liberazione delle potenzialità immaginative surrealiste con un “insieme di voci, in gran parte periferiche, una molteplice scoperta delle diverse Italie, specialmente delle Italie fino allora più sconosciute dalla letteratura", così come si è configurato il Neorealismo italiano.

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Introduzione Introduzione “La realidad ya es maravillosa o màgica. Basta contarla” G.G. Màrquez Di Cesare Zavattini (Luzzara, 1902 – Roma, 1989) si è detto e scritto molto. Soggettista e sceneggiatore, scrittore e poeta, pittore e documentarista, giornalista e fumettista, fu il propugnatore e il teorico di una rappresentazione del reale antiromanzesca, cronachistica, quotidiana, tutta intenta a cogliere l'uomo nei momenti più intimi e rivelatori della sua esistenza: “Giungono verso il mattino, entrano nella loro terra, la pianura: le acque dei canali sono livide, e l’ombra del treno le increspa. Sul grano e tra le viti stagna la nebbia. Sono vicini al gran fiume” Così Zavattini descrive ne I poveri sono matti la tensione atavica che tiene in vita ogni uomo: la volontà di arrivare sull’altra riva, il sogno di tutti i “rivaroli” del Po. Fuor di metafora, lontano dalla rappresentazione domestica e umile della realtà contadina, il senso 1

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Valerio Bonaretti Contatta »

Composta da 169 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.