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Un confronto fra le autoattribuzioni prodotte da due gruppi di consumatori di sostanze psicotrope/stupefacenti considerate illegali, in diversi contesti terapeutici

Informazioni tesi

  Autore: Marta Grasso
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze psicologiche
  Relatore: Gian Piero Turchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 119

La ricerca si colloca in un piano di realismo concettuale, muovendosi nel quale si assume che le categorie concettuali generino diverse configurazioni di realtà.
All’interno del realismo concettuale si colloca la proposta teorica del Paradigma Narrativistico, che considera la realtà come configurata dalle modalità discorsive utilizzate dai parlanti per conoscerla. In questo senso, proprio tali produzioni discorsive diventano oggetto di indagine.
Coerentemente a questi presupposti epistemologici e teorici, anche il consumo di sostanze psicotrope si configura come un processo discorsivo generato a partire dalle modalità discorsive messe in campo per conoscerlo.
A partire da tali presupposti teorici la ricerca sul campo che è stata prodotta ha come oggetto d’indagine la costruzione della realtà del consumo di sostanze illegali.
L’obiettivo del lavoro consiste pertanto nel descrivere le autoattribuzioni di un gruppo di consumatori di sostanze, ossia le modalità conoscitive da essi utilizzate per descriversi.
La metodologia che si è scelto di seguire e che risulta coerente rispetto ai presupposti epistemologici e teorici di partenza, è denominato M.A.D.I.T. ossia Metodologia di Analisi dei Dati Informatizzati Testuali. Tale metodologia infatti consente di raccogliere e di descrivere le modalità discorsive con cui il gruppo oggetto d’indagine costruisce la realtà del consumo di sostanze. Tale gruppo si compone di venti soggetti, di cui dieci utenti presso un Ser.T. e dieci soci di cooperative di tipo B che seguono un percorso di reinserimento lavorativo. L’individuazione di questi due sottogruppi, così strutturati, nasce dall’interesse di confrontare le autoattribuzioni prodotte dagli stessi a fronte del contesto in cui sono inseriti.
Per raccogliere il testo oggetto di indagine, come strumento si è costruito un protocollo ad hoc, composto da sei domande aperte, per entrambi i sottogruppi; questo protocollo è stato somministrato ad un tempo T1 di due anni e mezzo a partire, in un caso, dall’inizio del trattamento e del percorso di reinserimento lavorativo, nell’altro.
L’analisi delle risposte è stata effettuata attraverso la strategia metodologica dell’analisi del testo ed in particolare mediante il metodo definito “carta e matita”.
Questo metodo consente di individuare all’interno di un testo i cosiddetti “repertori discorsivi”, definiti come “le modalità finite e coerenti di configurazione della realtà caratterizzate da uno o più arcipelaghi di significato”, questi ultimi intesi come i contenuti.

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7 INTRODUZIONE La letteratura che si occupa dell’ambito della “tossicodipendenza” si compone di numerose teorie che fino ad oggi hanno cercato di fornire spiegazioni al “fenomeno”. Le argomentazioni prodotte da tali approcci teorici si collocano nel cosiddetto “paradigma meccanicistico” 1 : all’interno di tale orizzonte paradigmatico 2 infatti, le diverse scienze assumono che ogni fenomeno sia riconducibile a delle cause. In questo senso, le produzioni teoriche generate a partire da tale presupposto, hanno inteso ed intendono la “tossicodipendenza” come provocata da una causa che va individuata ed eliminata, affinché il fenomeno si estingua 3 . Il presente contributo intende affrontare il discorso del consumo di sostanze illegali da una prospettiva che sia differente rispetto a quella testé delineata e che consenta di dare luogo a quello che Thomas Kuhn definì uno “scarto di paradigma” 4 : tale prospettiva prende il nome di “paradigma narrativistico” 5 e adotta il discorso come assunto teorico fondativo, per cui la realtà risulta generata proprio dai discorsi prodotti dai parlanti. 1 “Struttura di conoscenza entro la quale si assume che l’oggetto di indagine sia un ‘ente fattuale’, conoscibile indipendentemente dalle categorie conoscitive utilizzate; da ciò il riferimento il riferimento al piano empirico-fattuale che consente l’individuazione di nessi causali di tipo lineare fra gli enti, in un’ottica deterministica, in virtù dei quali diviene possibile procedere nella ricerca di spiegazioni”. Tratto da Turchi G. P. & Mariotti Culla L., 2007, “Stranieri e droghe. Dalla cura del corpo alle pratiche discorsive nel sistema carcerario”, Armando editore s. r. l., Roma, p. 168 2 Con il termine paradigma ci si riferisce alla definizione di T. Kuhn : “Un paradigma fornisce, le categorie, i punti di riferimento e gli elementi di cornice all'interno della quale si produce conoscenza”. Tratto da T. S. Kuhn, “The Structure of Scientific Revolution”, The University of Chicago, 1962 e 1970, (tr. It. “La struttura delle rivoluzioni scientifiche", Giulio Einaudi editore, 1999, pag. 212). 3 Turchi, G. P., 2002, “Tossicodipendenza: generare il cambiamento tra mutamento di paradigma ed effetti pragmatici”, Upsel Domeneghini Editore, Padova. 4 Kuhn, T. S., “The Structure of Scientific Revolution”, The University of Chicago, 1962 e 1970, (tr. It. “La struttura delle rivoluzioni scientifiche", Giulio Einaudi editore, 1999) 5 Il paradigma, secondo la definizione offerta da Kuhn, è l’insieme degli elementi di cornice entro cui si produce conoscenza; pertanto al suo interno nascono dei modelli operativi che si fondano su precise concezioni teoriche e si sostanziano in prassi operative. All’interno del Paradigma Narrativistico si colloca il Modello Interattivo-Dialogico che si fonda sulla Teoria dell’Identità Dialogica. Turchi G. P. &

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Parole chiave

autoattribuzioni
carriera deviante
consumo di sostanze illegali
cooperativa sociale
droga
identità dialogica
paradigma narrativistico
reinserimento lavorativo
ser.t
tossicodipendenza

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