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L’applicazione da parte della Francia e dell’Italia del principio europeo della parità tra uomini e donne in materia di lavoro

Informazioni tesi

Traduttore: Annamaria Martinolli
  Tipo: Traduzione
  Anno: 2006-
  Università: Institut de Droit des Affaires - Université Aix-Marseille III (Francia)
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 79

Questo documento è una traduzione dall'originale:

"L'application par la France et l’ Italie du principe européen d'égalité entre hommes et femmes en matière de travail"

La tesi è incentrata sul diritto del lavoro comparato (Francia-Italia), in quanto riguarda l'applicazione del principio europeo della parità fra uomini e donne in materia di lavoro. In particolare si parla di parità retributiva e di parità di trattamento.
Prima di tutto viene effettuata un'analisi delle norme e della giurisprudenza europee, e in seguito viene preso in esame il diritto francese e quello italiano.
Vengono altresì analizzate le sentenze dei giudici francesi e di quelli italiani che hanno contribuito a favorire una migliore applicazione del principio.

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9 Introduzione Il lavoro femminile viene per la prima volta riconosciuto nel Medioevo. Anche se questo lavoro è considerato una semplice attività di assistenza al consorte, alcune occupazioni prettamente femminili beneficiano di uno statuto. Il progresso continua nell’Europa medievale: le vedove degli artigiani e dei mercanti sono ammesse nella vecchia corporazione dei mariti. Lentamente, alcune corporazioni permettono l’accesso alle donne. Nel XIV secolo, la diffusione del lavoro a domicilio si rivela vantaggioso per le donne, che possono così conciliare educazione dei figli, lavori domestici e lavoro retribuito. La rivoluzione industriale determina la scomparsa di questo stile di vita, ma permette alle donne di entrare nelle fabbriche. Esse, meno esigenti dal punto di vista salariale e poco sindacalizzate, vengono spesso sfruttate. Bassi salari e pessime condizioni di lavoro sono all’ordine del giorno fino alle prime legislazioni. Durante il secolo successivo, anche se la vita di fabbrica è dura, il lavoro permette alla donna di emanciparsi. Il passare del tempo favorisce il progredire dell’opinione pubblica favorevole a un miglioramento della condizione delle donne lavoratrici, e inizia un lungo percorso verso la parità nel mondo del lavoro. Si sottoscrivono numerose convenzioni internazionali, i diritti nazionali progrediscono e finalmente le comunità europee vengono alla luce. In seguito, il diritto comunitario esercita una certa influenza sul diritto degli Stati membri in diversi ambiti e con diversi mezzi. Uno dei settori in cui quest’influenza risulta evidente è la parità tra uomini e donne in materia di lavoro. Il problema è tuttora attuale; per questo, l’8 marzo 2005, il Parlamento Europeo e il Consiglio hanno proposto la creazione di un Istituto Europeo per l’uguaglianza di genere, la cui realizzazione era stata richiesta dal Consiglio Europeo riunitosi nel giugno 2004, nonché dal Parlamento Europeo. L’Istituto inizierà la sua attività dodici mesi dopo l’adozione, da parte del Parlamento e del Consiglio, del regolamento istitutivo, e dovrebbe diventare operativo nel 2007. Per giustificare quanto sia necessaria la realizzazione di una simile struttura, Vladimir Špidla, membro della Commissione Europea, commissario per l’occupazione, gli affari sociali e le pari opportunità, ha sottolineato come la parità tra uomini e donne sia un diritto fondamentale previsto dal Trattato e costituisca una delle politiche prioritarie dell’Unione; inoltre ha specificato, citando l’esempio del divario retributivo ancora relativamente consistente (15%) tra uomini e donne, che, a discapito dei progressi realizzati, bisognava fare di più.

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