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Gli spazi del culto nel Salento antico

Informazioni tesi

  Autore: Luca Marconato
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Lecce
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere Classiche
  Relatore: Cesare Marangio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 356

itinerario virtuale storico-topografico attraverso i luoghi di culto del Salento nell'antichità, sia pagani che cristiani (VI a.C.-V d.C.). Viene seguito l'ordine predisposto nel CIL e per ogni sito vengono esaminati e confrontati i documenti archeologici, epigrafici, letterari utili alla individuazione e ricostruzione dei santuari e delle aree sacre della regione chiamata anticamente Calabria (odierne provincie di Lecce, Brindisi, e sezione orientale del tarantino)

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METODOLOGIA Il presente lavoro è una ricerca storico-topografica sui luoghi di culto della regione nota nell’antichità col nome di Calabria. 1 L’indagine si basa sull’analisi delle manifestazioni del sacro, con particolare attenzione alle realizzazioni dell’edilizia monumentale, ma tiene anche conto delle testimonianze della cultura materiale al fine di fornire elementi utili per la definizione di una mappa topografica virtuale degli edifici e dei luoghi di culto della regione. L’ambito geografico preso in esame comprende il territorio dell’odierno Salento, includendo le province di Lecce e Brindisi e parte della provincia di Taranto fino al limite costituito dalla linea Taranto- Egnazia. 2 L’ordine topografico seguito è quello predisposto nel nono volume del CIL, a partire da Leuca in direzione nord. 3 L’ambito 1 Assieme ai territori dell’Apulia e dell’Hirpinia e dei Sallentini, la Calabria andava a costituire la regio II Apulia et Calabria nell’ambito della divisione amministrativa dell’Italia in 11 regiones voluta da Augusto agli inizi del I sec. d.C. Sull’argomento e sulla creazione di un nuovo regime provinciale nel III secolo, vedi V. A. SIRAGO, Puglia antica, Bari 1999, pp. 203-17, 236-8. 2 Vedi STRAB. VI, 3, 8. L’area nota dalla tradizione geografica greca come Iapyghìa o Messapìa (v. STRAB. VI, 3, 1) e forse detta dai greci tarantini Kalabrìa (v. G. SEMERARO, ν νηυσί. Ceramica greca e società nel Salento arcaico [«Beni Archeologici – Conoscenza e Tecnologie», Quaderno 1.1], Lecce-Bari 1997, p. 15 nota 1). Per le denominazioni etniche e geografiche nelle fonti letterarie antiche, v. G. NENCI, Il problema storico di Cavallino, in O. PANCRAZZI, Cavallino, I, Galatina 1979, pp. 9-50; M. LOMBARDO (a cura di), I Messapi e la Messapia nelle fonti letterarie greche e latine, Galatina 1992, p. XI ss.; ID., I Messapi: aspetti della problematica storica, in «Atti Taranto XXX (1990)», Napoli 1993, p. 42 ss. Sulla definizione del territorio preso in esame cfr. F. D’ANDRIA, Insediamenti e territorio: l’età storica, in «Atti Taranto XXX» cit., p. 397. Sul percorso stradale assai antico che univa Egnazia con Taranto, segnando il confine N della Messapia, e passante per Fasano, Locorotondo, Martina Franca, Mass. Orimini e Mass. S. Teresa, v. A. DONVITO, Egnazia. Dalle origini alla riscoperta archeologica, Fasano 1988, p. 70. 3 T. MOMMSEN, CIL IX: I. Leuca; II. Callipolis; III. Neretum; IV. Porto Cesareo; V. Hydruntum; VI. Lupiae. Rudiae; VII. Brundisium; VIII. Mesagne; IX. Uria; X. Tarentum; XIII. Gnathia. II

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