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Influenza degli steroidi sessuali sull'espressione del gioco: un modello animale

Lo sviluppo sessuale è un processo graduale che termina alla pubertà, quando i circuiti neurali alla base del comportamento vengono completati. Gli steroidi sessuali endogeni sono cruciali in questa fase in quanto determinano il completo sviluppo dei comportamenti sessualmente dimorfici quali il comportamento sociale e sessuale. In particolare è determinante il ruolo dell’estradiolo, ormone estrogeno che nel maschio viene prodotto nel SNC dall’enzima aromatasi partendo dal testosterone gondadico (processo di ‘aromatizzazione’).
In questo studio abbiamo ipotizzato che il blocco del processo di aromatizzazione durante il periodo prepuberale possa ancora modificare l’espressione del gioco e del comportamento sessuale. Abbiamo trattato ratti maschi giovani con un potente inibitore dell’aromatasi, l'anastrozolo. Gli animali sono stati divisi in tre gruppi: uno ha ricevuto anastrozolo; un secondo ha ricevuto anastrozolo e estradiolo per rimpiazzare quello endogeno, la cui produzione veniva bloccata dall’anastrozolo; il terzo gruppo era di controllo. Il trattamento è avvenuto all’inizio dell’età puberale dal giorno 23 dopo la nascita fino al giorno 32, secondo i seguenti dosaggi: anastrozolo: 50 μg/giorno/animale (per via orale); 17βestradiolo: 3,5 μg/giorno/animale (mediante pellets s.c. a rilascio controllato).
Gli animali trattati sono stati sottoposti al test del gioco in età puberale (giorno 45) e al test sessuale in età adulta, per analizzare così possibili effetti a breve e a lungo termine. Sono stati inoltre misurati i valori plasmatici di testosterone e sono state pesate le gonadi.
L’analisi dei dati sperimentali ha rivelato importanti differenze nel comportamento di gioco tra i diversi gruppi; in particolare aumentano le componenti del gioco sociale nei ratti trattati solo con anastrozolo rispetto ai controlli. Anche il peso delle gonadi in età puberale è stato modificato dal trattamento così come i valori di testosterone.

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Premessa Al gioco partecipa qualcosa che oltrepassa l'immediato istinto a mantenere la vita e che mette un senso nell'azione del giocare. Ogni gioco significa qualche cosa. J. Huizinga, Homo ludens, 1938 Per quanto, affidandosi al senso comune, sia abbastanza semplice e condiviso riconoscere quando una attività sia o meno ludica, sembra già più difficile dare una definizione esaustiva di `gioco', per non parlare poi di quanto sia controverso il tema del `perché' uomini ed animali di ogni parte del mondo e di ogni epoca giochino. Un gattino che gioca con un filo di lana, un ragazzino che gioca a calcio, Kasparov che gioca a scacchi in una finale mondiale, due puledri che si rincorrono, tutto ciò è in qualche modo `gioco'. Il perché si giochi è palese osservando le movenze e i volti di chi gioca: perché è divertente, perché se ne trae piacere, gioia, diletto. Si gioca perché giocare ci appaga, evidentemente. Certo è che il calcio muove tifoserie appassionate da centinaia di chilometri, giocatori d'azzardo incalliti si rovinano per continuare a giocare, cuccioli che giocano si espongono pericolosamente ai predatori, l'Assemblea Generale O.N.U. (1989) cita il gioco fra i diritti fondamentali dell'infanzia; il tutto per un'attività `inutile', futile, leziosa. Che ci sia anche qualcos'altro?

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Riccardo Panelli Contatta »

Composta da 87 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 833 click dal 24/11/2008.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.