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La riforma della legittima difesa

Informazioni tesi

  Autore: Vincenzo Tiano
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Stefano Canestrari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 45

La legittima difesa, vecchio istituto del diritto penale, ha subìto un intervento legislativo che ha apportato novità in ambito del privato domicilio. La proposta di legge, d’iniziativa del senatore Gubetti e altri, è stata approvata in via definitiva dalla Camera dei deputati il 24 gennaio 2006 e la nuova legge, che modifica l’articolo 52 del codice penale, è in vigore dal 17 marzo.
La riforma è tesa all’ampliamento dei confini dell’istituto, ritenuti dall’opinione pubblica troppo sbilanciati a favore del delinquente e a sfavore di chi si difende. La domanda sociale si è resa percepibile e la soluzione è stata avvertita come una priorità dalle forze politiche che componevano l’allora maggioranza di governo.
Il tema è oltremodo delicato poiché riguarda il conflitto tra beni; un tema strettamente giuridico e come tale lo si affronta, con la consapevolezza che non si può prescindere del tutto da valutazioni etico-sociali, essendo in gioco la vita umana. Va da sé che si rifugge dagli slogan politici e dai condizionamenti ideologici, che peraltro hanno alimentato – da entrambi gli schieramenti e in modo pregiudizievole – i lavori parlamentari e gli scritti di alcuni commentatori.
Non riguardano il diritto penale gli obiettivi propagandistici che possono celarsi dietro una riforma né i tentativi simbolici diversamente finalizzati, e pertanto se ne tace. Non si può negare, tuttavia, che la domanda sociale sia stata reale , che vede – se a torto o a ragione si dirà – nella legittima difesa una risposta all’emergenza della criminalità sempre crescente.
Sul piano della politica del diritto, è ragionevole chiedersi, stante il progetto di una nuova parte generale del codice penale predisposto dalla commissione Nordio, se la legittima difesa non potesse essere meglio affrontata in concomitanza con gli altri istituti di parte generale. Certamente, essendo votata dalle sole forze di maggioranza, non è una riforma condivisa, ove nella materia penale la condivisione è indice, per relativo che sia, di ponderazione.
Inoltre, come Francesco Viganò , non si condivide l’approccio che a fronte di una qualsiasi istanza sociale, ritiene opportuna o giustificata una riforma della legislazione vigente, per il fatto stesso dell’istanza .
Si ritiene che le istanze debbano essere vagliate, tenendo conto di tutta una serie di fattori che un comune cittadino non è nelle condizioni di considerare e di fatto non considera; fattori che, viceversa, il legislatore deve tenere in serio conto.
Questi ha il compito di definire, segnatamente, gli ambiti della legittima difesa; ai giuristi spetta circoscrivere lo spazio della discrezionalità del legislatore, la quale è soggetta ai limiti rappresentati dalla tutela dei diritti – si chiede venia della semplificazione – anche del delinquente, oltre che del cittadino onesto.
Orbene, la comunità dei giuristi ha espresso parere negativo, ma la volontà popolare ha deciso attraverso i suoi rappresentanti in Parlamento. È sempre auspicabile un allineamento, che nella materia in esame non c’è stato, tra volontà legislativa e dottrina giuridica. Ciononostante, il Parlamento ha legiferato, coerentemente con la forma di governo vigente: una Repubblica parlamentare.
Rimane l’eventuale sindacato della Corte costituzionale o di organi sovranazionali, laddove i limiti imposti alla discrezionalità legislativa dalla Costituzione o da trattati internazionali siano stati violati.

***

Nelle pagine che seguono si espone la vecchia disciplina e si esaminano i punti che risultano modificati nella nuova. Principalmente i profili tecnico-giuridici, specie interpretativi, non tralasciando i dubbi di illegittimità costituzionale e l’aspetto della politica criminale che il legislatore ha inteso perseguire.
Alla fine una considerazione sull’opportunità della riforma, attraverso una valutazione sulla desiderabilità del mutamento della situazione che è ragionevole attendersi, al duplice metro della funzionalità della norma rispetto agli scopi perseguiti e della sostenibilità dei costi.

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1 Introduzione La legittima difesa, vecchio istituto del diritto penale, ha subìto un intervento legislativo che ha apportato novità in ambito del privato domicilio. La proposta di legge, d’iniziativa del senatore Gubetti e altri, è stata approvata in via definitiva dalla Camera dei deputati il 24 gennaio 2006 e la nuova legge, che modifica l’articolo 52 del codice penale, è in vigore dal 17 marzo. La riforma è tesa all’ampliamento dei confini dell’istituto, ritenuti dall’opinione pubblica troppo sbilanciati a favore del delinquente e a sfavore di chi si difende. La domanda sociale si è resa percepibile e la soluzione è stata avvertita come una priorità dalle forze politiche che componevano l’allora maggioranza di governo. Il tema è oltremodo delicato poiché riguarda il conflitto tra beni; un tema strettamente giuridico e come tale lo si affronta, con la consapevolezza che non si può prescindere del tutto da valutazioni etico-sociali, essendo in gioco la vita umana. Va da sé che si rifugge dagli slogan politici e dai condizionamenti ideologici, che peraltro hanno alimentato – da entrambi gli schieramenti e in modo pregiudizievole – i lavori parlamentari 1 e gli scritti di alcuni commentatori. Non riguardano il diritto penale gli obiettivi propagandistici che possono celarsi dietro una riforma né i tentativi simbolici diversamente finalizzati, e pertanto se ne tace. Non si può negare, tuttavia, che la domanda sociale sia stata reale 2 , che vede – se a torto o a ragione si dirà – nella legittima difesa una risposta all’emergenza della criminalità sempre crescente. Sul piano della politica del diritto, è ragionevole chiedersi, stante il progetto di una nuova parte generale del codice penale predisposto dalla commissione Nordio, se la legittima difesa non potesse essere meglio affrontata in concomitanza con gli altri istituti di parte generale. Certamente, essendo votata dalle sole forze di maggioranza, non è una riforma condivisa, ove nella materia penale la condivisione è indice, per relativo che sia, di ponderazione. Inoltre, come Francesco Viganò 3 , non si condivide l’approccio che a fronte di una qualsiasi istanza sociale, ritiene opportuna o giustificata una riforma della legislazione vigente, per il fatto stesso dell’istanza 4 . 1 I resoconti stenografici dei lavori parlamentari sono stati consultati sui siti web della Camera e del Senato. 2 Come dimostrano i sondaggi d’opinione citati nel corso dei lavori parlamentari. 3 VIGANÒ, Spunti per un «progetto alternativo» di riforma della legittima difesa, in Studi in onore di Giorgio Marinucci a cura di Dolcini e Paliero, II vol., Milano, 2006. 4 In questa direzione CADOPPI , «Si nox furtum faxit, si im occisit, iure caesus esto». Riflessioni de lege ferenda sulla legittima difesa, in Studi in onore di Giorgio Marinucci a cura

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Parole chiave

antigiuridicità
articolo 52 codice penale
autotutela
bilanciamento tra beni
cause di giustificazione
diritto alla vita
domanda sociale di sicurezza
dubbi di illegittimità costituzionale
eccesso colposo
errore colposo
interpretazione del nuovo art. 52 c.p.
legge 13 febbraio 2006, n. 59
legittima difesa
legittima difesa putativa
limiti alla discrezionalità legislativa
mancata desistenza
pericolo d'aggressione
presunzione di proporzione
privato domicilio
proporzione offesa difesa
riforma legittima difesa
scriminanti
verifica del presumibili effetti della riforma
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