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La rivisitazione del paradosso produttivo di Solow attraverso un'analisi multivariata

Informazioni tesi

  Autore: Sandro Pierdomenico
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Scienze Manageriali
  Corso: 64/s Management e sviluppo socio-economico
  Relatore: Emiliano Colantonio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 135

Con questa tesi si vogliono indagare gli effetti prodotti sull’economia dall’avvento delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione ed in particolare come abbia inciso negli anni sulle variazioni dei livelli di produttività. I primi studi relativi al contributo dell’ICT sulla crescita economica furono condotti a livelli macro tra la fine degli anni ’80 e gli inizi degli anni ’90 e mostrarono essenzialmente uno scarso o a volte inesistente apporto ai fattori determinanti la crescita. Successivamente però, alcuni studi mostrarono come questa tendenza iniziasse ad invertirsi; nel contempo però calava la domanda per i prodotti IT. Questo paradosso, portava da un lato ad un dibattito sul reale effetto dell’ICT e, dall’altro, stimolava economisti e ricercatori a nuove analisi, metodi di ricerca più raffinati, ancor più ampi database. Questo shock storico ha impiegato però qualche anno prime che se ne prendesse coscienza e che soprattutto venisse evidenziato nelle statistiche (fenomeno conosciuto come Paradosso della Produttività). La più celebre definizione di tale paradosso viene da Solow: “Si vedono computer ovunque tranne che nelle statistiche sulla produttività”. Il lavoro inizia proprio con la rivisitazione del contributo dell’economista americano. Il capitolo secondo è così strutturato: la prima parte è organizzata al fine di presentare l'evidenza empirica disponibile, discutendo circa i problemi di comparabilità tra le misure di produttività ottenute, chiarendo quali dati e quali metodologie sono utilizzate di volta in volta e sintetizzando le conclusioni derivanti dall'utilizzo di concetti, database e indici diversi; vengono esposti i primi studi di un certo rilievo a livello aggregato, che in qualche modo iniziavano anche a dare una sorta di risposta empirica al paradosso della produttività: sono quelli di Jorgenson e Stiroh (2000) e di Oliner e Sichel (2000), i quali si ripeteranno in altri contributi negli anni successivi considerando ovviamente gli Stati Uniti. La sezione successiva del lavoro organizza e discute i risultati dell'analisi empirica, evidenziando l'esistenza di un significativo gap di produttività tra gli Stati Uniti e le altre economie avanzate, dai primi anni ’90. Nel terzo ed ultimo capitolo, si analizzerà la diffusione dell’ICT nel nostro paese analizzando i fattori critici del nostro ritardo. Vi è ormai una convinzione diffusa, sostenuta da ampia evidenza empirica internazionale, che una delle cause della minor crescita della produttività in Europa – e in Italia in particolare – sia la scarsa diffusione nell’economie delle ICT. Inizialmente (nel secondo capitolo) viene preso in considerazione il fenomeno della crescita economica verificatosi negli Stati Uniti; si indicano due fonti diverse di crescita della produttività: la crescita della produttività multifattoriale e l’adozione del capitale ICT (capital deepening). La crescita della produttività multifattoriale sembra essere la fonte di aumento della produttività per i settori produttori di beni ICT, mentre per i settori utilizzatori di tali beni come input produttivi la crescita della produttività è essenzialmente legata al capital deepening. L’Europa appare invece lontana dalla performance positiva dell’economia americana, e questo può essere dovuto in parte all’assenza di un massiccio settore di produzione di nuove tecnologie ma non bisogna sottovalutare fattori legati ad un diverso ambiente economico, produttivo ed istituzionale. L’investimento in ICT nell’area europea risulta infatti essere minore rispetto ai valori americani, e questo sembra dipendere dalla presenza di ostacoli che si caratterizzano nella mancanza di un capitale umano adeguato, nella necessità di avviare un processo riorganizzativo all’interno delle imprese, nella dimensione delle imprese che operano sul mercato e in fattori di natura finanziaria. Ma prima di queste considerazioni, nel terzo capitolo, sono stati presentati dei dati di contabilità nazionale (derivanti da Eurostat), relativi all’incidenza della Spesa in ICT, alla Produttività del lavoro, alla percentuale di imprese con accesso ad internet e banda larga o di acquisti e vendite on-line. Tutto ciò al fine di effettuare un’analisi delle componenti principali (detta pure PCA). Lo scopo primario di questa tecnica è la riduzione di un numero più o meno elevato di variabili (rappresentanti altrettante caratteristiche del fenomeno analizzato) in alcune variabili latenti. La riduzione della complessità avviene limitandosi ad analizzare le principali (per varianza) tra le nuove variabili. Tramite questa tecnica sarà possibile osservare la tendenza dei paesi a formare dei cluster (paesi simili dal punto di vista delle variabili prescelte), e sarà possibile inoltre vedere come essi si modificano nel tempo.

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4 PREMESSA Con questa tesi si vogliono indagare gli effetti prodotti sull’economia dall’avvento delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione ed in particolare come abbia inciso negli anni sulle variazioni dei livelli di produttività. L’espressione Information and Communication Technologies (ICT) è ormai entrata nel linguaggio corrente a indicare quel complesso di scienze, metodologie, criteri, tecniche e strumenti, atti a potenziare le attività di raccolta, trasmissione ed elaborazione delle informazioni. È ormai universalmente accettato che queste tecnologie siano strumenti indispensabili per accrescere la produttività del lavoro, migliorare le condizioni di vita, fornire opportunità di apprendimento, migliorare la cura della salute e la fornitura di servizi alla persona, eliminare le barriere tra i mercati. Gli studiosi di economia considerano le ICT delle General Purpose Technologies (GPT), tecnologie, cioè, suscettibili di utilizzo in moltissime attività economiche, sia di consumo sia di produzione. I primi studi relativi al contributo dell’ICT sulla crescita economica furono condotti a livelli macro tra la fine degli anni ’80 e gli inizi degli anni ’90 e mostrarono essenzialmente uno scarso o a volte inesistente apporto ai fattori determinanti la crescita. Successivamente però, alcuni studi mostrarono come questa tendenza iniziasse ad invertirsi; nel contempo però calava la domanda per i prodotti IT. Questo paradosso, portava da un lato ad un dibattito sul reale effetto dell’ICT e, dall’altro, stimolava economisti e ricercatori a nuove analisi, metodi di ricerca più raffinati, ancor più ampi database. Questo shock storico ha impiegato però qualche anno prime che se ne prendesse coscienza e che soprattutto venisse evidenziato nelle statistiche (fenomeno conosciuto come Paradosso della Produttività). La più celebre definizione di tale paradosso viene da Solow (cfr. Solow, 1987): “Si vedono computer ovunque tranne che nelle statistiche sulla produttività”. Il lavoro inizia con la rivisitazione del contributo dell’economista americano Robert Solow, che alla metà degli anni ’50, sviluppò un modello che dimostrava come il risparmio (che determina l’accumulazione del capitale), la crescita della popolazione (che incide sulla forza lavoro) ed i miglioramenti tecnologici fossero i fattori che influenzavano la crescita di un sistema economico. I miglioramenti tecnologici però, venivano visti come un elemento esterno in grado di

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analisi per componenti principali
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contabilità della crescita
crescita economica
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gordon, whelan, brynjolfsson
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