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Identità Israeliana: il Sionismo e la frattura etnica tra Ashkenazim e Mizrahim

Informazioni tesi

  Autore: Pablo Chiesa
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Benoit Challand
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 46

L'identità culturale di un popolo e di una nazione non è un qualcosa di statico e aprioristicamente definito, ma piuttosto il frutto di continui processi di definizione e ridefinizione dell'io collettivo nei confronti di altre identità e dell'ambiente ove questa si sviluppa. Similmente le distinzioni etniche tra due gruppi sono il frutto di processi culturali e sociali che ruotano attorno all'auto-definizione e alla narrazione delle identità create.
Le conseguenze di tali definizioni e dell'istituzione di barriere tra due o più gruppi sono però reali e determinano gerarchie e rapporti di forza.

Le vicende dei mizrahim, gli ebrei provenienti dai paesi arabi e mussulmani, in Israele possono essere lette come la lotta di un gruppo sociale e della propria cultura di sopravvivere in un ambiente ostile a ciò che essi rappresentavano.

I mizrahim giunsero in Israele negli anni successivi al 1948 principalmente come rifugiati perché costretti, per la maggior parte, dalle condizioni politiche dei paesi dove avevano vissuto per secoli. Giunti nella Terra Promessa essi si trovarono marginalizzati ed esclusi a causa della loro provenienza e della loro cultura, percepita dai sionisti come troppo araba.
Le condizioni politiche dell'area medio-orientale e la formazione del nazionalismo israeliano e di quelli arabi costrinse i mizrahim a ridefinire se stessi secondo concetti nuovi.
Essendo ebrei dei paesi arabi essi furono cacciati da una parte in quanto ebrei ed esclusi dall'altra perché percepiti come culturalmente arabi.
I mizrahim quindi si trovarono costretti in una nuova narrazione nazionale, quella israeliana, cui essi non contribuirono a formare, che negava sostanzialmente la loro peculiare identità.

In questa tesi ho affrontato il tema della divisione etnica della società israeliana tra ashkenaziti, gli ebrei provenienti dall'Europa centro-orientale, e mizrahim.
Il lavoro inizia con un'analisi del percorso politico ma soprattutto culturale che ha portato il sionismo a creare una nuova identità ebraica in Palestina e come questa, con i valori e le categorie che essa porta con sé, abbia finito per delegittimare ed escludere una componente così rilevante della propria nazione.
Questa esclusione ha le sue radici nell'evoluzione del pensiero sionista in Palestina che ha utilizzato un sistema binario, quasi di tipo coloniale, ovvero la dicotomia Oriente-Occidente, per semplificare le diversità culturali, creando essi stessi come comunità immaginata i mizrahim.
Identificandosi con i valori dell'occidente gli ashkenaziti hanno orientalizzato i mizrahim, perpetuando un processo di marginalizzazione economica e sociale che fa sentire ancora oggi i suoi effetti.

Solo dopo gli anni '80 infatti il gap economico e sociale fra i due gruppi si è affievolito e la classe politica si è aperta all'inclusione dei mizrahim. Proprio in quegli anni i partiti a base etnica iniziarono a riscuotere molti successi elettorali innescando tra i mizrahim un processo, ancora in atto, di riappropriazione della propria identità e di rivendicazione del proprio ruolo nella società israeliana.

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NOTA METODOLOGICA Poiché l'ebraico è scritto con caratteri alfabetici diversi dai nostri vi sono vari modi per traslitterare termini o nomi dall'ebraico. Si creano così situazioni per cui un nome può essere scritto a seconda della fonte in maniera diversa. Ad esempio il nome prioprio di Weizmann, primo Presidente di Israele, si può trovare scritto sia Haim che Chaim o addiruttura Chayim. Termini come Aliyà e Haskalà possono essere translitterati con la “À” o con la finale “AH”(Aliyah e Haskalah) a seconda se si vuole imitare la pronuncia accentata nell'ultima sillaba o se si vuole trascrivere esattamente il termine che in ebraico finisce con la lettera He ( ה ), traslitterata come una “H”. Non essendo un esperto di lingua ebraica o di traslitterazione di caratteri non latini ho adottato il principio della maggiore diffusione nelle fonti da me consultate. Ho trascritto quindi uno stesso nome o termine nella maniera in cui più di tutte ricorreva nelle fonti o quella usata nelle fonti da me più spesso utilizzate. Per indicare gli ebrei originari dai paesi arabi e mussulmani e i loro discendenti ho utilizzato il termine ebraico “mizrahim”. Questo termine è abbastanza recente ed è stato usato dagli ebrei di origine araba per identificare sé stessi e rivendicare le loro origini. Il termine significa letteralmente “orientali”. La retorica ufficiale israeliana gli ha identificati per lungo tempo come sefarditi, privilegiando una distinzione liturgica a una culturale (i mizrahim seguono infatti il rito liturgico sefardita). Chiamarli sefarditi serviva inoltre a renderli più europei poiché per sefarditi si intendono propriamente gli ebrei originari dalla penisola Iberica e i loro discendenti. Volendo affermare la peculiarità della loro cultura e della loro origine medio-orientale ho quindi scelto di adottare il termine che essi stessi si sono dati. 7

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