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Pmi, crescita e fabbisogno finanziario: un ruolo possibile per il venture capital

Informazioni tesi

  Autore: Massimo Santangelo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Seconda Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia delle istituzioni e dei mercati finanziari
  Relatore: Ettore Cinque
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 89

Nell'economia di ogni singolo Paese le piccole e medie imprese hanno una posizione insostituibile. Sono parte indispensabile del meccanismo del mercato, garantiscono una giusta pressione della concorrenza e agiscono contro le tendenze di monopolio. Al suo interno il settore delle piccole e medie imprese è molto mobile ed è caratterizzato dalla presenza di uno spiccato meccanismo concorrenziale. Sul mercato hanno successo solo quelle imprese che riescono ad adattarsi nel modo più veloce ed efficace ai suoi cambiamenti repentini e alle nuove tendenze.
La struttura dell’economia italiana si caratterizza per l’incidenza modesta delle imprese medie e grandi e per l’elevato peso di quelle piccole, oltre il 90% delle imprese italiane ha meno di 10 addetti e dà lavoro a circa la metà (46%) degli occupati, quasi il doppio rispetto al dato medio europeo (27%). Nonostante a partire dagli anni ’70 in tutti i maggiori paesi si stia riducendo la dimensione media delle imprese (a causa della minore importanza delle economie di scala interne indotta dalla possibilità di sviluppare forme di coordinamento tra distinte unità attraverso l’uso della tecnologia) l’Italia ha registrato la diminuzione più netta; le differenze con gli altri paesi si sono conseguentemente accentuate. Le dimensioni delle imprese italiane sono inoltre inferiori a quelle prevalenti in quasi tutti i paesi europei anche a parità di settore ; queste ultime hanno problemi di crescita nel periodo 1986-94 l’80% delle imprese con meno di 5 addetti è rimasta nella propria classe dimensionale; il resto non è andato oltre la soglia compresa tra i 10 e i 19 addetti. Fra le imprese con 10 -19 addetti più della metà è rimasta nella propria classe dimensionale, più di 1/4 ha ridotto la propria dimensione. Solo 1/5 delle imprese ha aumentato il numero degli addetti . La sproporzione, rimasta stabile negli anni, non sembra mostrare segni di mutamento. Persiste inoltre una forte specializzazione delle imprese italiane in lavorazioni a ridotto contenuto tecnologico, negli anni ’90 la composizione settoriale dell’economia italiana - caratterizzata dal peso significativo dei settori del commercio e manifatturiero - è rimasta pressoché immutata. Nell’area dell’euro si osservano due modelli: quello della Francia e Germania con una forte specializzazione delle esportazioni nei prodotti ad intensità di lavoro qualificato e a contenuto tecnologico medio-alto; quello dell’Italia e della Spagna che concentra la propria specializzazione nelle lavorazioni tradizionali a minore intensità tecnologica . La combinazione di questi fattori segnala un problema di competitività della nostra economia: la specializzazione produttiva espone il nostro sistema alla concorrenza dei paesi emergenti; la dimensione contenuta delle nostre imprese frena la mobilità settoriale poiché la possibilità di introdurre innovazioni radicali di processo e di prodotto è collegata alla disponibilità di risorse ingenti, di capacità e di strutture di ricerca rilevanti.

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Introduzione Nell'economia di ogni singolo Paese le piccole e medie imprese hanno una posizione insostituibile. Sono parte indispensabile del meccanismo del mercato, garantiscono una giusta pressione della concorrenza e agiscono contro le tendenze di monopolio. Al suo interno il settore delle piccole e medie imprese è molto mobile ed è caratterizzato dalla presenza di uno spiccato meccanismo concorrenziale. Sul mercato hanno successo solo quelle imprese che riescono ad adattarsi nel modo piø veloce ed efficace ai suoi cambiamenti repentini e alle nuove tendenze. La struttura dell’economia italiana si caratterizza per l’incidenza modesta delle imprese medie e grandi e per l’elevato peso di quelle piccole, oltre il 90% delle imprese italiane ha meno di 10 addetti e dà lavoro a circa la metà (46%) degli occupati, quasi il doppio rispetto al dato medio europeo (27%). Nonostante a partire dagli anni ’70 in tutti i maggiori paesi si stia riducendo la dimensione media delle imprese (a causa della minore importanza delle economie di scala interne indotta dalla possibilità di sviluppare forme di coordinamento tra distinte unità attraverso l’uso della tecnologia) l’Italia ha registrato la diminuzione piø netta; le differenze con gli altri paesi si sono conseguentemente accentuate. Le dimensioni delle imprese italiane sono inoltre inferiori a quelle prevalenti in quasi tutti i paesi europei 1 anche a parità di settore; queste ultime hanno problemi di crescita nel periodo 1986-94 l’80% delle imprese con meno di 5 addetti è rimasta nella propria classe dimensionale; il 1 Cfr. Banca d’Italia (1999); Traø (1999); Pagano e Schivardi (2001). 4

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Parole chiave

business angels
crescita dimensionale
fabbisogno finanziario
piccole e medie imprese
pmi
private equity
venture capital

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