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Le sentenze della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo contro l'Italia per l'irragionevole durata dei processi

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Bosica
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze dell'amministrazione
  Relatore: Francesca Zannotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 47

L’articolo 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’uomo e delle libertà Fondamentali sancisce che: “Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale”.
L’Italia non è mai stata molto rispettosa di questo principio nonostante che il parlamento, nel 1999, abbia introdotto, nell’articolo 111 della Costituzione con una riforma costituzionale il diritto ad un equo processo che si svolga entro una durata ragionevole.
In effetti, lo stato italiano è stato, sin dai primi anni 90’, sempre in vetta alla classifica degli stati con il numero di violazioni alla Convenzione Europea più alto.
La corte europea, dalla sua istituzione ad oggi, ha comminato 5.787 sentenze relative all’articolo 6 comma 1 di cui ben il 28% di queste contro l’Italia (pari a 1624).
Questa Tesi è un'analisi di tutta la storia della violazione, da parte dell'Italia, della ragionevole durate dei processi.

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INTRODUZIONE La Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo del 1948 ha posto le basi per l’affermarsi della salvaguardia dei diritti fondamentali dell’uomo, in particolare nel mondo occidentale. Questa ha egualmente inspirato numerosi altri mezzi di tutela dei diritti dell’uomo, tra cui la Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), che hanno permesso l’evoluzione di questi diritti. Alcuni di questi diritti erano già garantiti dalla Costituzione italiana fin dalla sua approvazione e resi maggiormente tutelabili, anche con mezzi di ricorso extranazionali quando la Corte di Strasburgo non ha più avuto filtri per conoscere i casi di violazione 1 . Con questo lavoro si vuole analizzare in modo particolare il tema dell’irragionevole durata dei processi e le conseguenti misure correttive adottate dallo Stato italiano a seguito dei numerosi ricorsi presentati alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo con l’emanazione della legge Pinto. Lo studio delle diverse problematiche implica un analisi minuziosa di tutti gli intricati aspetti provenienti dalla trasgressione continuata dell’articolo 6 della convenzione. Per ciò che riguarda l’esposizione del lavoro, nel primo capitolo si vuole studiare la storia della convenzione e le fonti della tutela del giusto processo, guardando ad ampio raggio a tutti i momenti salienti dalla nascita della Convenzione, sino alle prime sentenze contro l’Italia per violazione dell’articolo N°6 e in particolare della “durata ragionevole”. Nel secondo capitolo si analizzerà in maniera più approfondita il lavoro stesso della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, soffermandoci, in particolare, sulle competenze e le modalità di ricorso; analizzando le modalità di proclamazione delle sentenze, il ruolo del Consiglio d’Europa nell’esecuzione di queste sentenze ed i provvedimenti che possono essere adottati dagli Stati membri per riparare alla violazione. Nel terzo capitolo si affronterà il tema fulcro del presente lavoro: le violazioni, da parte dell’Italia, all’articolo N°6 della CEDU riportando le particolarità e la consistenza dei ritardi dei processi italiani, i conseguenti ricorsi alla Corte Europea e le sentenze più significative di quest’ultima che hanno fatto giurisprudenza. Nell’esposizione del quarto capitolo si descriverà il metodo di riparazione generale adottato dallo Stato italiano: la legge Pinto. Guardando, in particolare alla procedura di tutela che la legge mette in opera. Si vedrà inoltre l’efficacia della legge Pinto e la risposta da parte del Consiglio d’Europa ai limiti finanziari che il risarcimento italiano implica. Nonostante che la Convenzione dei Diritti 1 Il Protocollo n°11 nel 1988 ha escluso il filtraggio dei ricorsi della Commissione dei Diritti dell’Uomo. 1

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Parole chiave

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corte di strasburgo
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equa riparazione
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