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Software open source e software proprietario a confronto. Prospettive di adozione nella Pubblica Amministrazione.

Informazioni tesi

  Autore: Matteo D'agostino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo
  Corso: Relazioni pubbliche e pubblicità
  Relatore: Andrea Carignani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 77

Questa prova finale pone tra i suoi obiettivi quello di analizzare alcuni casi emblematici del passaggio di sviluppo del software a una modalità “a codice sorgente aperto”:
Netscape che genera il progetto “Mozilla” e StarOffice che “partorisce” OpenOffice.org.
Se nel primo caso la scelta di approdare all’open source nasce da un’esigenza di “sopravvivenza”, nell’altro riguardante Sun e la sua suite di produttività personale StarOffice si tratta di una consapevole e meditata strategia aziendale di sviluppo partecipato del software. La stessa azienda negli ultimi anni sta continuando sulla medesima strada “aprendo” migliaia di brevetti alla comunità di internet e costringendo altre aziende a seguirla su questo terreno di confronto.
Nel terzo capitolo attraverso numerose fonti tra le quali ricerche e analisi comparative di software, sia private sia governative, vengono definiti dei criteri, partendo da quelli degli standard ISO sulla qualità del software, per comparare software open source e software proprietario. Viene posta particolare attenzione sul criterio del total cost of ownership o costo totale di possesso.

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Introduzione Le relazioni sociali cambiano modalità ma rimangono il fulcro e l’elemento trainante dell’innovazione e dello sviluppo economico. Ne è la dimostrazione il fenomeno del Software Libero e Open Source. Le aziende informatiche stanno aprendo le porte delle loro conoscenze alla comunità scientifica degli informatici, e non per uno slancio di filantropia ma per sviluppare meglio e più velocemente i propri software. “Il reale valore nel terzo millennio delle aziende e dei manager che le dirigono, non sarà il fatturato che essi producono, bensì il numero e la qualità delle relazioni da essi instaurati con i propri target interlocutori e di riferimento interni ed esterni” [Jeremy Rifkin]. Nell’”era dell’accesso” il sapere e la cultura si sostituiscono ai beni materiali. I software non sono più visti come dei pacchetti concessi dietro pagamento ma come un bene da condividere per accrescerne il valore e la qualità. Il presente lavoro tratta innanzitutto i fatti storici del movimento free software dalla fondazione ad opera del ricercatore informatico Richard Stallman, ideologo e coscienza critica del movimento, alla nascita della Open Source Iniziative nel 1999 che prende definitivamente le distanze da qualsiasi questione di tipo ideologico legata al software libero. Questa prova finale pone tra i suoi obiettivi quello di analizzare alcuni casi emblematici del passaggio di sviluppo del software a una modalità “a codice sorgente aperto”: Netscape che genera il progetto “Mozilla” e StarOffice che “figlia” OpenOffice.org. Se nel primo caso la scelta di approdare all’open source nasce da un’esigenza di “sopravvivenza”, nell’altro riguardante Sun e la sua suite di produttività personale StarOffice si tratta di una consapevole e meditata strategia aziendale di sviluppo partecipato del software. La stessa azienda negli ultimi anni sta continuando sulla medesima strada “aprendo” migliaia di brevetti alla comunità di internet e costringendo altre aziende a seguirla su questo terreno di confronto. Nel terzo capitolo attraverso numerose fonti tra le quali ricerche e analisi comparative di software, sia private sia governative, vengono definiti dei criteri, partendo da quelli degli standard ISO sulla qualità del software, per comparare software open source e software proprietario. Viene posta particolare attenzione sul criterio del total cost of ownership o costo totale di possesso. La Pubblica Amministrazione dei paesi più sviluppati si sta timidamente affacciando alla finestra del software open source. Al contrario i Paesi in via di sviluppo sembrano 3

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