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L'ospedale psichiatrico giudiziario in Italia: prospettive educativo - pedagogiche

Una tesi sugli ospedali psichiatrici giudiziari, per presentare la loro nascita, il loro sviluppo, i loro possibili orientamenti futuri. Perché?
La realtà psichiatrica in generale è sempre stata argomento di forti dibattiti e di schieramenti contrastanti: cura o repressione? Questo interrogativo accompagna tutta l’evoluzione della scienza psichiatrica, e ancora più profondamente condiziona l’analisi degli OPG.
Attualmente assistiamo ad una fase di passaggio nella gestione della tutela della salute mentale all’interno dell’istituzione carceraria, si respira un’impostazione nuova, un’intenzione di presa in carico delle espressioni psicopatologiche di detenuti ed internati. L’istituzione va assumendo un ruolo organizzativo e funzionale in quanto portatore di un’identità sanitaria integrata con il territorio circostante.
Proprio questo tentativo d’integrazione (tra servizio psichiatrico penitenziario e territorio) è sentito esigenza prioritaria per garantire il reinserimento sociale del soggetto, ma gli OPG sono per buona parte esclusi da queste innovazioni.
L’OPG fa paura, aumenta l’ansia generata dall’idea che il disagio e la sofferenza possano diventare violenza e reato.
Occorre una formazione che garantisca dei professionisti in grado di studiare ed affrontare direttamente in loco i disagi mentali per evitare la loro degenerazione. E questo è possibile solo con il superamento del pregiudizio e dei timori che ancora schiacciano i malati e le loro famiglie sotto il peso della vergogna che li incatena definitivamente quando il dolore diventa reato.
Qual può essere la prospettiva più valida per concretizzare tutto questo?
Il presente lavoro vuole presentare, dopo aver illustrato la storia dalla nascita dei manicomi criminali all’attuale realtà di funzionamento degli OPG, l’intenzione di costruire collaborazioni strette tra i vari servizio sanitari psichiatrici e il tessuto sociale esterno attraverso protocolli d’intesa o convenzioni a livello regionale e locale mettendo in evidenza problematiche, possibili modelli organizzativi, proposte d’intervento uniformi che coinvolgano in uno sforzo congiunto amministrazione penitenziaria e comunità sociale.

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INTRODUZIONE “…Tutti gli uomini sono liberi e uguali per dignità e diritti, essi sono dotati di ragione e coscienza…” Dichiarazione dei diritti dell’uomo ONU – 1948 Una tesi sugli ospedali psichiatrici giudiziari, per presentare la loro nascita, il loro sviluppo, i loro possibili orientamenti futuri. Perché? La realtà psichiatrica in generale è sempre stata argomento di forti dibattiti e di schieramenti contrastanti: cura o repressione? Questo interrogativo accompagna tutta l’evoluzione della scienza psichiatrica, e ancora più profondamente condiziona l’analisi degli OPG. Attualmente assistiamo ad una fase di passaggio nella gestione della tutela della salute mentale all’interno dell’istituzione carceraria, si respira un’impostazione nuova, un’intenzione di presa in carico delle espressioni psicopatologiche di detenuti ed internati. L’istituzione va assumendo un ruolo organizzativo e funzionale in quanto portatore di un’identità sanitaria integrata con il territorio circostante. Proprio questo tentativo d’integrazione (tra servizio psichiatrico penitenziario e territorio) è sentito esigenza prioritaria per garantire il reinserimento sociale del soggetto, ma gli OPG sono per buona parte esclusi da queste innovazioni. 1 1 La legge Basaglia L.80/78 infatti introduce la visione del malato di mente come di un soggetto da reinserire nel contesto territoriale. Tale concezione però non riguarda gli internati in OPG: la disposta 4

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Francesca Di Michele Contatta »

Composta da 88 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.