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La riforma del trattamento di fine rapporto

Informazioni tesi

  Autore: Marco Minella
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Economia
  Relatore: Francesco Favotto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 35

questa tesi è un eleborato giuridico politico sulla recente riforma del T.F.R., destinato ad alimentare la previdenza complementare

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PREMESSA La riforma del Trattamento di fine rapporto ha quasi due anni di vita, e per festeggiare la sua seconda candelina, è giunto il momento di cercare di capire cosa è cambiato tra gli addetti ai lavori. Prima di affrontare il primo capitolo di questo elaborato credo sia però indispensabile cercare di capire perché si è dovuti arrivare a questo e l’importanza di comprendere la portata di tale riforma per tutti i lavoratori soprattutto per i più giovani. La premessa più importante e per molti versi controversa e che potrebbe lasciare un po’ stupiti anche coloro che si sono interessati fin da subito alla vicenda è che questa riforma in realtà non è una riforma: infatti tutto cominciò nell'oramai lontano 1992, anno di grave crisi dell’economia italiana di debito pubblico in accelerazione e di spesa fuori controllo: da li sono partiti i tagli alle pensioni o, più precisamente i tagli ai diritti pensionistici dei lavoratori che sarebbero usciti dal circuito produttivo negli anni avvenire. Già allora si pose il problema di come colmare la differenza tra le vecchie pensioni e le pensioni del futuro, si pensò così di dare la possibilità al lavoratore di destinare la propria liquidazione ad un fondo pensione creato e gestito dalla concertazione tra le parti: in sostanza quello che adesso è chiamato il fondo chiuso di categoria. Quindi come annunciato in premessa questa riforma non è una riforma! Ma allora perché tanto rumore se apparentemente rispetto al passato non cambia nulla? Perché se questa cosa esisteva già non ha suscitato interesse da parte dei lavoratori? La risposta è molto semplice: fino a ieri il lavoratore (anche se vedremo meglio nei capitoli successivi, non tutti) aveva il diritto di scegliere se mantenere il proprio TFR sotto forma di liquidazione differirà sicura o se preferiva investire nella propria vecchiaia rischiando qualcosa; ora il lavoratore ha il dovere di scegliere tra il tfr o il fondo pensione, nel senso che se non sceglie sarà qualcun altro a scegliere per lui! Perché si è dovuti arrivare allora ad obbligare i lavoratori ad una scelta? Il motivo è presto detto il sistema pensionistico pubblico dopo anni di sperperi non regge più, per troppi anni abbiamo permesso a lavoratori ( e purtroppo continuiamo ancor oggi) di andare in pensione dopo pochi anni di lavoro, quindi pochi contributi versati a fronte di un erogazione pensionistica molto lunga. Secondariamente non dobbiamo dimenticare che negl’ultimi anni abbiamo assistito ad un allungamento medio della vita incredibile, se da una parte questo è da considerare un lieto evento, il rovescio della medaglia sta nell’aumento della spesa pensionistica incontrollata. Infine, come accennato in precedenza, la riforma Amato - Dini del 1993 ha avviato un riordino del sistema 3

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Parole chiave

previdenza
prividenzacomplementare
t.f.r.
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