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«Per la pace perpetua» nello spirito dell'Europa Unita

La tesi tratta l'importante opera kantiana del 1795 'Per la pace perpetua' nei suoi aspetti politici e filosofici più rilevanti. E' strutturata in due parti. La prima analizza, per meglio illustrare al lettore l'importanza e la modernità dello scritto di Kant, le sue più importanti applicazioni, soprattutto nella teoria delle Relazioni Internazionali (democratic peace, analisi di Doyle, comparazione tra la corrente kantiana, quella hobbesiana e quella groziana, secondo la definizione analitica di Martin Wight). In questa parte si ricostruisce inoltre una storia dell'idea di pace, soprattutto in relazione al suolo europeo. Nella seconda parte vengono invece analizzati nel dettaglio, con grande attenzione al testo originale e alle sue traduzioni italiane, i tre articoli definitivi e le loro proposte: diffusione della repubblica (odierna democrazia), critica al diritto internazionale e avanzamento della proposta di diritto cosmopolitico, con particolare attenzione all'interpretazione di Giuliano Marini, massimo esegeta di questa branca del pensiero kantiano, e la sua più potente proposta, quella di Foedus Pacificum, di Alleanza tra Stati che, pur mantenendo la sovranità, concertano una serie di dispositivi a che la guerra cessi di essere, e si imponga una pace con caratteri imperativi che ne garantiscano una lunga durata. L'ultimo capitolo di questa seconda parte intende dimostrare come questo progetto sia stato fedelmente incarnato dall'Unione Europea come si è andata profilando negli ultimi sessanta anni.

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5 Introduzione Quando la Prussia, sul finire del 1794, si accorse che la sua battaglia contro la Francia rivoluzionaria non avrebbe prodotto i risultati sperati, certamente non avrebbe condotto alla sottomissione del paese, la sospensione della guerra fu quasi inevitabile. La pace venne firmata a Basilea nel gennaio del 1795. Questo accadimento colpì favorevolmente un prussiano, tra i tanti, ma non come tanti: Immanuel Kant. Dalla Königsberg che lo ospitò per una vita intiera, egli fece arrivare in tutta la Prussia, e poi in tutta Europa, un libello che in nessun modo rispondeva ai caratteri delle opere per le quali Kant era già celebrato ovunque come sommo ed erudito filosofo e cantore dell’Illuminismo. Il lepidum novum libellum /arida modo pulice expolitum 1 intendeva arrivare alle folle le più numerose, e non ai filosofi nelle Università, poiché il messaggio che intendeva diffondere era forte ed interessava soprattutto i Popoli, oltre che i Sovrani. Il suo titolo era Zum ewigen Frieden. Ein philosophischer Eniwurf von I. Kant 2 . Queste parole suonano, e Kant ne era ben conscio, alquanto ambigue: Zum ewigen Frieden può essere reso, in italiano, come ‘della pace perpetua’, ‘per/verso la pace perpetua’ o ‘alla pace perpetua’, che è la requiem aeternam che si invoca sui morti nel cimitero. Ma questa prospettiva, una pace ultima degli uomini, possibile dopo una guerra di 1 Catulllo, Caio Valerio I Canti, a cura di A.Traina e E. Mandruzzato, Milano, Rizzoli, 2002, carmen I, vv.1-2: il libretto nuovo e fino/ che la pomice ruvida ha levigato.  2 Per la pace perpetua. Un progetto filosofico di Immanuel Kant, apparso presso l’editore Nicolovius, Königsberg,nel 1795 

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Marzio Maria Cimini Contatta »

Composta da 102 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.