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L'espropriazione delle terre alle comunità Mapuche della Patagonia. Il caso Benetton - Curiñanco.

Informazioni tesi

  Autore: Rachele Bono
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze e tecniche dell'interculturalità
  Relatore: Giovanni Ferracuti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 92

La questione indigena in Argentina, purtroppo, non occupa un posto molto rilevante e soprattutto sembra non stare tra gli impegni dell’agenda del governo. Ci si ricorda delle comunità indigene solo nei discorsi patriottici che parlano del “sangue araucano”, o nelle botteghe d’artigianato dove brillano antichi gioielli e tessuti dai colori oscuri.
Il Mapuche è un tema più legato al turismo e al folclore che alle discussioni politiche nazionali.
La questione indigena in Argentina, come anche in Cile, è un tema molto delicato. Gli argentini vantano di essere una “razza” omogenea, ossia, omogeneamente bianca, mentre che un sottile razzismo attraversa questa cultura del “fin del mundo” negando l’origine meticcia di buona parte della popolazione argentina. Il Mapuche è stato riempito di stereotipi e pregiudizi ( come flojo, borracho, ecc.) e il problema indigena continua ad essere una realtà sospesa e un conflitto irrisolto, con un’importanza obiettiva, data dal numero di persone che si trovano coinvolte, e con un forte significato simbolico giacché si tratta di un popolo e una “cultura della terra”, e soprattutto perché rappresenta la sfida, per la società argentina e cilena, di saper convivere col proprio passato e la propria diversità.
Nella mia tesi mi sono posta l’obiettivo di analizzare ed evidenziare le procedure e le modalità con cui molte comunità Mapuche della Patagonia sono private, e a volte letteralmente espulse, dalle proprie terre d’origine a favore di stranieri multimilionari e latifondisti che offrono un brandello d’opulenza in cambio d’omertà.
Basicamente il fenomeno delle terre in Patagonia è: grandi magnati che decidono di comprare il paradiso perseguendo differenti obiettivi: nel caso di Benetton, per esempio, l’impresa Benetton compra una compagnia, la Compañia Sud Argentino Limitado ( o CSAL) e si converte nel più grosso proprietario privato dell’Argentina; Jospeh Lewis compra un paradiso, un paesaggio naturale e un lago meraviglioso nel El Bolsòn; Ted Turner, fondatore della CNN, compra le rive di un fiume (il fiume Traful, nei pressi di Villa Traful) perché è fanatico della pesca; Douglas Tompkins compra un pezzo di un Parco Nazionale perché dice di “voler preservare la natura” però potrebbe starci dietro l’interesse per l’acqua. Si tratta di multimilionari, stravaganti ed eccentrici che vanno in Patagonia perseguendo il sogno di un mondo proprio, ma il problema non è tanto ciò che perseguono, il problema è che li lasciano comprare, che non ci sia nessuno sia li freni. Non è male che ci siano stranieri, in questo bisogna essere chiari, non c’è da tenere un discorso antistranieri.
Il problema è la mancanza di legislazione e le modalità di concentrazione e distribuzione delle terre, in altre parole, prima di vendere un milione d’ettari ad uno straniero, distribuiamo la terra correttamente e riconosciamo i diritti dei popoli originari e della gente che non possiede la propria terra.
Sia chiaro che non è un male che ci siano stranieri che apportano, tra le altre cose, capitale economico al paese, il conflitto non è generato da questo, l’Argentina e buona costa della Patagonia sono state forgiate da stranieri e c’è stata convivenza pacifica tra i popoli originari e gli stranieri, è una cosa possibile; un Mapuche deve poter convivere, e di fatto lo ha saputo fare, con i Gallesi di Trevelin e le colonie gallesi di Esquel, storicamente è successo e si può, ciò che manca è politica, non c’è limitazione, non c’è una legge che regoli la vendita di terra in Argentina, non c’è uno Stato forte che invece di vendere 900mila ettari ad una corporazione privata, quale i Benetton, capisca che tali cifre sono troppo, e si accontenti di venderne 100mila, che comunque il progetto produttivo avrà lo stesso rendimento e inoltre, in Argentina c’è terra a sufficienza come per vendere 100.000 ettari a un privato.
Questo è ciò che manca, il controllo da parte dello Stato.

Dunque, la prima parte della tesi sarà dedicata ad un’approfondita descrizione della comunità Mapuche; oltre a considerare l’origine e l’evoluzione di questo popolo, si cercherà di individuare l’ambiente sociale ed economico nel quale questa vive attualmente. In questa prima parte sarà analizzata anche la pressione che esercita la società indigena sulla questione della terra, ne sarnno descritte le conseguenze locali, mettendo in luce le precarie condizioni lavorative e di vita dei Mapuche e le controverse conseguenze sulla crescita economica dell’Argentina. Questa parte terminerà analizzando la questione indigena in Cile e Argentina.
La seconda parte di questo lavoro, invece, racchiude l’investigazione sul campo vera e propria.

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INTRODUZIONE La questione indigena in Argentina, purtroppo, non occupa un posto molto rilevante e soprattutto sembra non stare tra gli impegni dell’agenda del governo. Ci si ricorda delle comunità indigene solo nei discorsi patriottici che parlano del “sangue araucano”, o nelle botteghe d’artigianato dove brillano antichi gioielli e tessuti dai colori oscuri. Il Mapuche è un tema più legato al turismo e al folclore che alle discussioni politiche nazionali. La questione indigena in Argentina, come anche in Cile, è un tema molto delicato. Gli argentini vantano di essere una “razza” omogenea, ossia, omogeneamente bianca, mentre che un sottile razzismo attraversa questa cultura del “fin del mundo” negando l’origine meticcia di buona parte della popolazione argentina. Il Mapuche è stato riempito di stereotipi e pregiudizi ( come flojo, borracho, ecc.) e il problema indigena continua ad essere una realtà sospesa e un conflitto irrisolto, con un’importanza obiettiva, data dal numero di persone che si trovano coinvolte, e con un forte significato simbolico giacché si tratta di un popolo e una “cultura della terra”, e soprattutto perché rappresenta la sfida, per la società argentina e cilena, di saper convivere col proprio passato e la propria diversità. Nella mia tesi mi sono posta l’obiettivo di analizzare ed evidenziare le procedure e le modalità con cui molte comunità Mapuche della Patagonia sono private, e a volte letteralmente espulse, dalle proprie terre d’origine a favore di stranieri multimilionari e latifondisti che offrono un brandello d’opulenza in cambio d’omertà. Basicamente il fenomeno delle terre in Patagonia è: grandi magnati che decidono di comprare il paradiso perseguendo differenti obiettivi: nel caso di Benetton, per esempio, l’impresa Benetton compra una compagnia, la

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curiñanco
espropriazione terra
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