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Ontogenesi del pensiero ecologico: i bambini dai 7 ai 9 anni

Nella ricerca da me condotta è stata focalizzata l’attenzione su una fase dello sviluppo per stadi – l’ontogenesi, appunto - del pensiero ecologico umano.
Per pensiero ecologico si intende la capacità, da parte di un soggetto pensante, di sentirsi parte di una fitta rete di relazione che abbraccia sé stesso assieme al suo ambiente.
Ho scelto i bambini di tale fascia d’età, perché ancora privi di condizionamenti culturali legati all’insegnamento scolastico, perché a tale età sono già in grado di riconoscere relazioni ed effettuare le prime astrazioni, ma soprattutto sono gli adulti di domani, a cui noi consegneremo questo Pianeta.
La ricerca si è svolta in tre località diverse dal punto di vista socio-culturale ed ambientale, per valutare se il contesto in cui il bambino vive possa influenzarne il modo di vedere e sentire la realtà che lo circonda:
- Roma, presso una scuola Montessori, dotata di orto scolastico;
- Bibbiena, una cittadina di 11.000 abitanti in provincia di Arezzo, circondata dal verde;
- Serravalle, una piccola frazione in provincia di Arezzo, immersa nel Parco Nazionale Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, presso una scuola pluriclasse.
Le classi esaminate sono le II e le III della scuola primaria, presso cui sono stati effettuati 5 incontri di un’ora ciascuno, per somministrare questionari a domanda aperta sui seguenti temi:
- le stagioni, perché danno il senso della ciclicità, della ricorsività, e perché avvengono cambiamenti caratteristici a carico degli elementi naturali, che i bambini devono saper riconoscere;
- il bosco, un ambiente vario e ricco di vita, che dà l’idea del mistero, del “vedo-non vedo”, ma che è un’importante risorsa; i bambini devono parlare delle loro esperienze in tale ambiente e di ciò che essi credono vi possa vivere (animali e piante);
- il fiume, un ambiente caratterizzato per la dinamicità, per l’essere sempre diverso da sé stesso, pur ospitando una ricca flora e fauna nei dintorni; viene analizzato per gli stessi aspetti visti per il bosco;
- l’orto, dove si può assistere a dei cicli vitali completi, e che permette un importante scambio di tradizioni tra generazioni; il bambino deve descrivere cosa vi si coltiva, quali sono le necessità delle piante e quali animali vi gravitano attorno;
- la rete, una sorta di paesaggio ove sono presenti alcune tra le realtà già citate, tra le quali il bambino deve riconoscere le relazioni.
Le risposte sono state inserite sul database MS Access, creando 5 tabelle (una per ogni tema), per poterle esaminare in questi modi:
- mediante valutazione “a punti”: assegnazione di un punteggio a ciascuna risposta e lavoro di fantasia in modo da rispecchiare la padronanza che il bambino avesse di tali argomenti, quanto li sentisse “suoi”. I valori medi dei punteggi conseguiti da ciascuna classe, per ciascun argomento delle schede, sono stati mostrati in tabelle per confronti;
- mediante ricerca di parole-chiave maggiormente citate dai bambini, in modo da poterne capire i gusti, le abitudini, il modo di vedere le cose. Sono state mostrate tabelle riepilogative statistiche;
- mediante esame di 70 bambini per i quali si disponeva di tutti e 5 gli elaborati, per verificare se vi fosse qualche collegamento tra le risposte date ad argomenti diversi.
Gli elementi emersi possono essere molto utili anche ai fini di pianificare un’eventuale attività didattica di educazione ambientale, e tra essi è importante citarne alcuni:
- importanza dell’esperienza diretta per riconoscere animali e piante dei vari ambienti, e riscontrarne le relazioni, ma anche per evitare condizionamenti errati;
- importanza dell’esperienza diretta nello stimolare lo sviluppo del “senso del luogo”, dell’attaccamento cioè ad un determinato luogo, per averne maggiore cura;
- importanza dell’orto scolastico per la socialità e per il riconoscimento di relazioni tra esseri viventi;
- emergere del pensiero ecologico come una sorta di sensibilità individuale, che fa sentire il bambino - non solo quello di provincia, ma anche quello di città – parte di un’unica realtà costellata di relazioni, che non lo fa mai sentire estraneo, fuori di luogo.

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5 Introduzione ‘Ontogenesi’ significa sviluppo per stadi di un individuo. E’ cioè l’insieme delle fasi attraverso le quali un singolo essere vivente si evolve in un modo caratteristico, diverso da quello degli altri esseri viventi. Rappresenta quindi una sorta di storia personale di un individuo, che lo rende e lo mantiene tale – in-dividuo, cioè non divisibile, quindi integro - nello spazio e nel tempo. I biologi e filosofi cileni Maturana e Varela1 parlano dell’ontogenesi come dell’espressione del divenire di un sistema, che, in ogni momento, è l’unità nella sua pienezza. Ciò significa che non si tratta di un passaggio da uno stato incompleto ad uno più completo, ma di un processo in cui l’identità del soggetto non si interrompe mai. La crescita intellettiva del bambino, come verrà spiegato nel paragrafo 1.2, attra- versa, in modo graduale e non discontinuo, una serie di fasi imprescindibili l’una dall’altra. Con tale crescita si sviluppa il pensiero ecologico, inteso non tanto come “modo di operare una raccolta differenziata” (oggi troppo spesso “ecologico” è riduttivamente sinonimo di pulito, di non inquinante), ma come sensazione di abitare il mondo, di essere “a casa”, di far parte di una fitta rete di relazioni che coinvolge non solo gli esseri viventi, ma anche la sfera inorganica, sia naturale che creata dall’uomo. Il termine ‘ecologia’ comparve nel 1866 in uno scritto2 del tedesco Ernst Haeckel; è una parola che deriva dal greco oikos, che significa appunto casa, e logos, cioè discorso, pensiero. L’ecologia è quindi lo studio delle relazioni che ogni individuo – uomo, animale, vegetale - ha con la sua casa, la Terra, e con gli altri individui. Lo studio da me condotto ha come protagonista l’uomo – o meglio il bambino -, del quale cerca di scoprire il modo in cui egli percepisce e rielabora il suo ambiente, ponendosi quindi in relazione con esso. Inoltre mira ad indagare se – e come - il luogo in cui il bambino vive possa condizionare non solo le conoscenze, ma i modi individuali di osservare e “sentire” le realtà che lo circondano, sovrascrivendo su una sensibilità di base che egli ha a priori, a prescindere da qualsiasi insegnamento. In particolare, il fatto di abitare all’interno di un Parco Nazionale, dà ai bambini un “valore aggiunto”, permette loro di sentirsi più legati alle componenti naturali, che hanno così a portata di mano? E il fatto di incontrare spesso animali o piante nella loro quotidianità, influisce sulla loro capacità di ricordarne i nomi, quindi di riconoscerli, di considerarli “amici”, e di capirne le modalità di interazione? O, all’opposto, tutti i bambini che vivono annegati tra il cemento di una grande città, si sentono così lontani dalle tematiche naturali, da pensare che nei boschi attorno a Roma vaghino giraffe, tigri o leoni, e che i fiumi siano popolati da squali? Per un bambino, il vivere esperienze positive e significative dal punto di vista educativo, a diretto contatto con l’ambiente naturale, ha la capacità di risvegliare e far emergere il suo pensiero ecologico, che lo rende cioè consapevole di coabitare assieme ad una moltitudine di altri esseri viventi, in un’unica realtà intrecciata di relazioni reciproche. Tale consapevolezza non è qualcosa di estraneo, di rivoluzionario, ma lo accompagna sin dalla più tenera infanzia, facendolo sentire un tutt’uno con sua madre, la quale lo nutre prima avendolo dentro di sé, e successivamente, attraverso l’allattamento. Gli ecopsicologi3 descrivono l’infanzia come quel periodo della vita in cui la relazione con il mondo naturale è presente e viva. Ma, mentre nei primi anni di vita tale apertura al mondo è un atteggiamento spontaneo, e permette al bambino di 1 H. Maturana, F. Varela – Autopoiesi e cognizione, p. 131-137 2 E. Haeckel – Generelle Morphologie, 1866 3 L’Ecopsicologia è un movimento che parte dal concetto che l’individuo può essere compreso, educato ed eventualmente curato solo se inserito nella rete di relazioni che egli intesse con l’esterno. Lo storico della cultura Theodore Roszak nel 1992 la definì come il rapporto profondo tra ecologia e psiche umana.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze e Tecnologie

Autore: Emanuela Carpineti Contatta »

Composta da 105 pagine.

 

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