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Genitorialità a rischio. Il ruolo della depressione materna

In questo mio lavoro ho cercato di mostrare il ruolo decisivo della madre nei confronti del suo bambino, focalizzando l’attenzione su una forma di patologia depressiva che potrebbe coinvolgerla direttamente, scientificamente nota come depressione materna. Le motivazioni che mi hanno spinto a intraprendere questo cammino sono celate nel ruolo della genitorialità a rischio. Questo perché credo che il diventare genitori, già nei casi di assenza di qualsiasi tipo di disturbo, sia un processo alquanto delicato che comporta trasformazioni rivolte ad ambedue i partners, i quali si ritrovano ad avere il compito importante relativo allo sviluppo di un bambino. Nello specifico la donna è chiamata a fare appello a tutte le sue forze, perché la vita che la aspetterà quando diventerà madre sarà una vita completamente diversa da quella che possedeva quando era “solo” donna. Compiere un giusto passaggio dall’essere donna al diventare madre rappresenta una buona garanzia di non comparsa dei disturbi post-natali e di conseguenza di una forma genitoriale difficile. Ed è per questo che ho deciso di occuparmi della depressione materna, perché nonostante sia una patologia alquanto sottovalutata, soprattutto in Italia fatta eccezione per alcuni progetti del Professor Massimo Ammaniti e di alcuni enti territoriali, rappresenta una mina vagante per il normale sviluppo del bambino e per l’importante rapporto diadico madre:figlio. Infatti la genitorialità è strettamente legata alla fase di primo sviluppo del bambino, poiché i due elementi di questa diade, nonostante siano diversi nella loro interiorità e nei loro compiti, sono edificatori della stessa relazione. Mi è sembrato opportuno perciò focalizzare il mio studio sulle possibilità esistenti volte a evitare danni a questi due importanti elementi della crescita di un neonato e soprattutto sull’esistenza o meno dei modi d’intervento necessari ad annullare o a limitare i danni di un disturbo depressivo materno. Ovviamente per rispondere a queste domande è stato necessario andare all’origine del problema, e quindi classificare la depressione materna, erroneamente, nell’immaginario collettivo, denominata depressione post-partum. Nel corso della trattazione è stato evidenziato come tale concetto in realtà rappresenti uno dei sottosistemi del grande sistema del disturbo depressivo concentrato nel periodo successivo al parto, anche se in prima analisi si è fatto riferimento ai manuali di classificazione diagnostica delle malattie mentali i quali considerano tutto l’arco dell’esistenza.
Nello specifico la tesi è divisa in quattro capitoli così strutturati.
Nel primo capitolo, riferendosi a quanto suddetto, si è affrontato il problema relativo alla classificazione delle principali malattie mentali secondo i sistemi di classificazione DSM-IV e ICD-10, e in un secondo momento si è messo in luce la classificazione del disturbo depressivo materno, evidenziando sintomi e brevemente le origini.
Nel secondo capitolo, invece, si sono esaminati gli effetti della depressione materna sull’importante rapporto madre:bambino, facendo riferimento ad uno studio condotto dalla ricercatrice Tiffany Field in relazione agli aspetti neurofisiologici e biochimici. Inoltre si è data spiegazione relativa ai diversi stili interattivi materni, e agli effetti della depressione materna sull’attaccamento del bambino.
Nel terzo capitolo, invece, si è posto l’accento sul ruolo della depressione materna nel normale sviluppo del bambino, sottolineando l’incidenza di essa sui futuri disturbi relazionali e comportamentali. Inoltre si è cercato di specificare le modalità di trasmissione del rischio psicopatologico dalla madre al bambino, e nello specifico ci si è riferiti all’approccio neurobiologico, transazionale e genetico.
Infine nel quarto e ultimo capitolo, si è trattato l’home visiting, una pratica di sostegno alla genitorialità innovativa ed efficace. Si è parlato del ruolo dell’home visitor e della sua importanza. Inoltre si sono affrontati anche i relativi progetti di home visiting, sottolineando quelli italiani a cura del Professor Ammaniti.

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4    Introduzione In questo mio lavoro ho cercato di mostrare il ruolo decisivo della madre nei confronti del suo bambino, focalizzando l’attenzione su una forma di patologia depressiva che potrebbe coinvolgerla direttamente, scientificamente nota come depressione materna. Le motivazioni che mi hanno spinto a intraprendere questo cammino sono celate nel ruolo della genitorialità a rischio. Questo perché credo che il diventare genitori, già nei casi di assenza di qualsiasi tipo di disturbo, sia un processo alquanto delicato che comporta trasformazioni rivolte ad ambedue i partners, i quali si ritrovano ad avere il compito importante relativo allo sviluppo di un bambino. Nello specifico la donna è chiamata a fare appello a tutte le sue forze, perché la vita che la aspetterà quando diventerà madre sarà una vita completamente diversa da quella che possedeva quando era “solo” donna. Compiere un giusto passaggio dall’essere donna al diventare madre rappresenta una buona garanzia di non comparsa dei disturbi post-natali e di conseguenza di una forma genitoriale difficile. Ed è per questo che ho deciso di occuparmi della depressione materna, perché nonostante sia una patologia alquanto sottovalutata, soprattutto in Italia fatta eccezione per alcuni progetti del Professor Massimo Ammaniti e di alcuni enti territoriali, rappresenta una mina vagante per il normale sviluppo del bambino e per l’importante rapporto diadico madre:figlio. Infatti la genitorialità è strettamente legata alla fase di primo sviluppo del bambino, poiché i due elementi di questa diade, nonostante siano diversi nella loro interiorità e nei loro compiti, sono edificatori della stessa relazione. Mi è sembrato opportuno

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Cristina Samantha Casarella Contatta »

Composta da 76 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 9339 click dal 12/12/2008.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.