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Il danno da mobbing

Il termine mobbing deriva dal verbo inglese «to mob», che tradotto in italiano può assumere vari significati, quali assalire in massa, circondare, assediare. Oggi, il mobbing è sinonimo di pratiche vessatorie, persecutorie ed espulsive ai danni del lavoratore, originatesi nel suo ambiente di lavoro. Lo psicologo del lavoro Heinz Leymann, il pioniere della materia negli anni ottanta, afferma che il terrore psicologico o mobbing lavorativo consiste in una comunicazione ostile e non etica diretta in maniera sistematica, e non occasionale o episodica, da parte di uno o più individui generalmente contro un singolo che, a causa del mobbing, viene a trovarsi in una condizione indifesa e fatto oggetto di una serie di iniziative vessatorie e persecutorie. Ciò che fa diventare mobbing questi comportamenti è la loro ripetizione per un periodo di tempo sufficientemente lungo; secondo le tabelle formulate dagli psicologi del lavoro, per potersi parlare di mobbing, l’attività persecutoria deve durare più di 6 mesi e deve essere funzionale all’espulsione del lavoratore, causandogli una serie di ripercussioni psico-fisiche che spesso sfociano in specifiche malattie (disturbo da disadattamento lavorativo, disturbo post-traumatico da stress) ad andamento cronico. In Italia non esiste una legge in materia di mobbing e quindi il fenomeno non è configurato come specifico reato a sé stante e spetta ai tribunali supplire all’inerzia del legislatore. In questo mio elaborato, ho cercato di approfondire gli elementi costitutivi del mobbing e di verificare se nell’ordinamento giuridico esistano degli strumenti di tutela per i danni prodotti da esso. Nella prima parte ho affrontato la tutela costituzionale, dello statuto dei lavoratori,del codice civile analizzando la responsabilità del datore di lavoro. Nella seconda parta mi sono concentrato sui danni patrimoniali e non patrimoniali, ossia il danno alla professionalità, il danno biologico, il danno morale soggettivo e il danno esistenziale.

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3 INTRODUZIONE Negli ultimi anni, in Italia si è sviluppato il dibattito intorno al problema del mobbing sul posto di lavoro: in questo mio elaborato, cercherò di approfondire gli elementi costitutivi del mobbing e di verificare se nell’ordinamento giuridico esistano degli strumenti di tutela per i danni prodotti da esso. Il termine mobbing deriva dal verbo inglese «to mob», che tradotto in italiano può assumere vari significati, quali assalire in massa, circondare, assediare; inoltre, il vocabolo mobbing è molto utilizzato in etologia da Lorenz per indicare il comportamento aggressivo del branco nei confronti di un animale isolato. Oggi, il mobbing è sinonimo di pratiche vessatorie, persecutorie ed espulsive ai danni del lavoratore, originatesi nel suo ambiente di lavoro 1 . Giuseppe Suppiej sottolinea l’importanza che gli studi sulla definizione del mobbing vadano impostati seguendo il metodo di validità generale, che consiste nel prendere le mosse dalla conoscenza e dalla ricostruzione del fatto nell’ambito della realtà socio-economica per poi ricercare dei principi e delle regole del diritto positivo ed infine verificarne gli elementi e gli effetti. Questa premessa metodologica propone di definire il mobbing come «una sequenza di atti o comportamenti miranti e/o idonei a realizzare una forma di persecuzione psicologica del lavoratore preso di mira». Scopo del mobbing è quello d’indurre la vittima ad abbandonare l’azienda, provocandone il licenziamento o inducendola alle dimissioni; ne consegue che il mobbing è inefficiente. La situazione di aggressione, di esclusione, di emarginazione di un lavoratore, da parte dei suoi colleghi o dei suoi superiori, significa che risorse, quali tempo, intelligenza, informazioni, vengono disperse e distrutte. Un’organizzazione in cui si instaura il mobbing è un’organizzazione costosa destinata al fallimento e alla disgregazione. Il peggioramento esistenziale che deriva dal mobbing è, innanzitutto, oggettivo e collettivo; sono le condizioni stesse del lavoro che mutano oggettivamente in peggio, sia per la vittima che per gli aggressori. Un’ora di mobbing costa almeno quanto un’ora di lavoro produttivo, perché è una lotta sul luogo di lavoro che lo sottrae al suo fine 2 . 1 Cfr. il saggio di S. Mazzamuto, Una rilettura del mobbing: obbligo di protezione e condotte plurime di inadempimento, Europa dir. priv., 2003, p. 627. Tale definizione è ora condivisa anche in giurisprudenza dal Trib. Pinerolo 2-04-2004. 2 V. P.G. Monateri, M. Bona, U. Oliva, Mobbing – Vessazioni sul lavoro, Milano, 2000.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Roberto Fortunato Contatta »

Composta da 72 pagine.

 

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