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L'eccezione lucana: dal paternalismo alla contrattazione

Alcuni studiosi hanno avuto modo di individuare l'esistenza di un “caso Basilicata”, definito sulla base della circostanza che in questa Regione le istituzioni presentano un rendimento insolitamente alto, superiore a quello che ci si potrebbe aspettare sulla base del contesto socioeconomico, di cultura civica, e di stabilità sociale estremamente svantaggiato che la caratterizzano. Scopo del lavoro è la verifica della sussistenza di quest'ipotesi e una spiegazione dei motivi e dei meccanismi attraverso cui questa condizione è stata generata e si è perpetrata nel corso del dei decenni, a partire dal secondo dopoguerra. Un nodo essenziale può essere individuato nella particolare forma assunta dal sistema politico agli albori dell'era repubblicana, da noi definita "monarchia paternalistico-clientelare" e caratterizzata dall'esistenza sulla scena politica di un unico patrono, non sfidabile da alcun'altro attore ma fronteggiato da un'opposizione sufficientemente forte da poter influire sull'agenda politica. Questa configurazione, caratterizzabile quale "clientelismo virtuoso", presenta aspetti interessanti, nella misura in cui potenzialmente ammette la distribuzione di beni pubblici da parte del patrono. Questa distribuzione di beni pubblici ha sicuramente avuto luogo in Basilicata, in una forma ed una misura tali da condurre al superamento del sistema d'interazione politico di marca strettamente clientelare, e alla sua trasformazione in un sistema diverso, che abbiamo definito "contrattuale/consociativo". Questo sistema si è rivelato un humus sufficientemente ricco da permettere ad istituzioni relativamente efficienti di attecchire e rafforzarsi all'interno di un contesto pur socialmente ed economicamente svantaggiato quale quello lucano.

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3 INTRODUZIONE Chiunque si sia trovato ad osservare, anche per puro caso, la realtà politica delle Regioni italiane avrà probabilmente costruito nella sua mente un’immagine della Basilicata almeno parzialmente positiva. Lo stesso potrebbe dirsi di colui che si sia soffermato sullo studio dell’implementazione da parte delle Regioni delle politiche pubbliche attuate con il supporto finanziario dell’Unione Europea. In questi ambiti, infatti, si è avuto modo di parlare, come hanno fatto Putnam, Leonardi e Nanetti, di un “caso Basilicata”, cioè del fatto che in questa Regione le istituzioni presentino un rendimento insolitamente alto, superiore a quello che ci si sarebbe potuti aspettare sulla base del contesto socioeconomico, di cultura civica, e di stabilità sociale estremamente svantaggiato che caratterizza la realtà lucana; si è avuto modo di descrivere la Basilicata quale “regione emergente, capace di sfruttare al meglio i fondi strutturali europei”, come accadeva poche settimane fa sul Corriere della Sera Magazine; e c’è stato chi addirittura si è spinto al punto di paragonarla a regioni sicuramente dotate di maggiori “fortune”, quale, per esempio, l’Emilia Romagna. Tuttavia, chiunque non faccia parte di una di queste – forse ristrette – categorie, avrà probabilmente della Basilicata la visione stereotipica che si è radicata profondamente nell’immaginario collettivo della società italiana: quella di una terra aspra e desolata, abbandonata “da Dio e dal mondo”, abitata in maggioranza da quei contadini duri, poveri ma dignitosi, apparentemente rassegnati alla condizione di subordinazione e miseria che la Storia ha loro assegnato, ma fieri al punto di ribellarsi qualora le condizioni contingenti avessero superato in durezza quelle che si consideravano destinati a subire, usciti dalle pagine dei resoconti tardo-ottocenteschi, o da quelle dall’ alto valore civile, oltre che letterario, del Carlo Levi di Cristo si è fermato ad Eboli. Una regione i cui abitanti, nell’immagine espressa da Indro Montanelli non molto tempo fa, avrebbero destato meraviglia nel loro uditorio qualora fossero stati in grado di parlare un italiano “terso e senza la minima traccia di accento lucano”, e avessero dimostrato conoscenze superiori a quelle necessarie ad ottenere un’ottimale stagionatura dei “caciocavalli”. Il nostro lavoro si occuperà proprio di questo. Ci chiederemo: quanto c’è di vero negli stereotipi diffusi? E, se è fondato, come ci pare fondato, quanto gli studiosi scrivono riguardo all’ “eccezionale” rendimento delle istituzioni in questa regione, com’è possibile

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Giovanni Battista Martino Contatta »

Composta da 68 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 410 click dal 17/12/2008.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.