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Donne in carriera: il caso delle ricercatrici universitarie; dalle difficoltà di carriera alle strategie di conciliazione tra lavoro e famiglia.

Informazioni tesi

  Autore: Federica Crescenzi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Scienze sociali per il governo l'organizzazione e le risorse umane
  Relatore: Lia Grazia Fassari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 101

La questione delle relazioni di genere nel mondo del lavoro e nelle singole organizzazioni lavorative è molto vasta, e per questo ho deciso di circoscrivere l’argomento della mia tesi analizzando in modo più specifico un determinato ambiente di lavoro e ho scelto quello universitario. Le motivazioni di questa scelta sono molteplici: l’Università è, innanzitutto, l’ambiente lavorativo che conosciamo meglio, essendovi stati in contatto, anche se come studenti, per vari anni; inoltre, è il luogo per eccellenza in cui si producono scienza e cultura, ed era, perciò, interessante vedere se anche in quest’ambiente che s’ispira a principi di universalismo, si riscontrassero invece dei meccanismi discriminatori basati su criteri ascrittivi, che sono la negazione di quegli stessi principi. Infine, dato che quella delle donne che si indirizzano verso una professione alta come la docenza accademica è una scelta lavorativa forte e invasiva, si volevano vedere quali erano sostanzialmente le difficoltà della loro esperienza e del loro percorso (diverso da quello maschile finora dominante), con attenzione alla figura di ricercatrice universitaria. Nel primo capitolo, dunque, si parte dal considerare i cambiamenti avvenuti nel mercato del lavoro riguardo al rapporto tra le donne e il lavoro. Si evidenziano i cambiamenti verificatisi negli ultimi decenni, nella quantità e qualità dell’offerta di lavoro femminile nei paesi europei, mostrando alcuni dei fattori che hanno esercitato la loro influenza sia dal lato della domanda sia dell’offerta di lavoro: si nota, così, il forte intreccio tra vita privata e professionale delle donne dovuto alla perdurante ineguale distribuzione del lavoro di cura tra i generi. Successivamente si affronta, attraverso dati e informazioni, il problema della nascita dei figli che comporta difficoltà sia nell’accesso sia nel mantenimento del posto di lavoro da parte delle donne. Si è visto poi, che nonostante migliori la posizione professionale delle donne, permangono comunque disparità nel ricoprire i ruoli decisionali in cui, ancora oggi, risultano essere gli uomini a ricoprirli. Infine, si è analizzato il grado di soddisfazione lavorativa delle donne che risulta essere più alto negli ultimi tempi, ma emerge un malcontento generale nella valutazione del tempo che hanno per sé. L’argomento centrale, che si affronta nel secondo capitolo, riguarda la presenza delle donne nell’accademia universitaria. In questo capitolo, si è partiti con il descrivere l’unicità della figura del docente universitario, per poi passare alla figura di ricercatore, chiarendo quale sia il percorso formativo e di carriera per poter raggiungere questa qualifica. Da questa analisi, si è notata una scarsa presenza accademica femminile e la sua duplice segregazione. Inoltre, i percorsi di carriera delle donne, a parità di altre condizioni, risultano più lenti e vischiosi di quelli maschili, e questa è una delle prove che l’evidente svantaggio femminile non deriva semplicemente dal tardivo inserimento delle donne nell’Università. È, però, soprattutto nel terzo capitolo, che si mettono a confronto i dati relativi alle carriere maschili e femminili e le difficoltà che le donne incontrano per accedere al mercato del lavoro, con alcuni protocolli di nove interviste sottoposte a delle ricercatrici di alcune università italiane. Scopo di queste interviste era valutare se quanto emerso nel corso dell’analisi condotta, trovasse rispondenza nell’esperienza e nel vissuto familiare e professionale delle protagoniste.

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INTRODUZIONE    La  crescita  della  partecipazione  femminile,  nel  mercato  del  lavoro,  verificatasi  nella  seconda metà del  ‘900,  rappresenta uno  tra  i  fenomeni più  significativi e  rilevanti  che  hanno investito i paesi industrializzati.  Questo  forte  e  indiscusso  aumento  della  presenza  femminile  nell’ambito  del  lavoro  extradomestico e retribuito non ha, però, toccato  in modo omogeneo ogni  livello e ogni  settore del mercato. In alcuni settori, infatti, la presenza femminile risulta molto elevata e  dominante, in altri, invece, è decisamente scarsa se non nulla; lo stesso dicasi per i diversi  livelli della scala gerarchica nei vari ambiti lavorativi.   La questione delle relazioni di genere nel mondo del lavoro e nelle singole organizzazioni  lavorative è molto vasta, e per questo si è deciso di circoscrivere l’argomento analizzando  in modo più specifico un determinato ambiente di  lavoro e  si è scelto, appunto, quello  universitario. Le motivazioni di questa scelta sono molteplici: l’Università è, innanzitutto,  l’ambiente lavorativo che conosciamo meglio, essendovi stati in contatto, anche se come  studenti,  per  vari  anni;  inoltre,  è  il  luogo  per  eccellenza  in  cui  si  producono  scienza  e  cultura,  ed  era,  perciò,  interessante  vedere  se  anche  in  quest’ambiente  che  s’ispira  a  principi di universalismo, si riscontrassero invece dei meccanismi discriminatori basati su  criteri  ascrittivi,  che  sono  la  negazione  di  quegli  stessi  principi.  Infine,  dato  che  quella  delle donne che si  indirizzano verso una professione alta come  la docenza accademica è  una scelta  lavorativa  forte e  invasiva, si volevano vedere quali erano sostanzialmente  le  difficoltà  della  loro  esperienza  e  del  loro  percorso  (diverso  da  quello maschile  finora  dominante), con attenzione alla figura di ricercatrice universitaria. 

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