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Il ristorno nelle società cooperative

La tesi, dopo un breve excursus sulla genesi dell'istituto del ristorno e la sua differenziabilità dall'utile delle società diverse dalle cooperative, affronta i vari aspetti dell'istituto stesso alla luce delle riforme effettuate dal legislatore e culminate nel D. Lgs. 6/03 - Riforma delle società, evidenziando il rilievo attribuito al ristorno nella riforma e i problemi contabili, fiscali e mutualistici connessi al corretto utilizzo dell'istituto nei vari tipi di società. Completa il lavoro una panoramica del trattamento fiscale dell'istituto e un raffronto sintetico con quanto previsto in argomento dallo Statuto della Società Cooperativa Europea.

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Capitolo I 1.1 - Lucro soggettivo e lucro oggettivo: principi generali L'attività economica può essere definita come l'insieme coordinato di tutte le operazioni che l'uomo mette in atto per procurarsi o produrre direttamente tutti i beni e i servizi di cui ha bisogno. La necessità di svolgere un'attività nasce, infatti, dall'esigenza di soddisfare i bisogni che ogni essere umano avverte, realizzando la migliore allocazione delle risorse disponibili e la massimizzazione del risultato economico quale miglior rapporto tra ricavi e costi. Le attività economiche possono essere svolte in forma individuale o collettiva. La società è una forma d’esercizio collettivo di un’attività economica, definita tramite un contratto, detto contratto di società. In merito così recita l’art. 2247 del codice civile: “Con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per l'esercizio in comune di un'attività economica allo scopo di dividerne gli utili.”. Uno dei requisiti essenziali della società è dunque la produzione e distribuzione di utili, cioè la realizzazione di un guadagno a vantaggio dei soci. Il citato articolo del codice indica tuttavia solo uno dei possibili scopi-fine del contratto di società, ovvero lo scopo di lucro. Tale scopo sociale non va altresì interpretato in senso restrittivo, potendosi far rientrare nel concetto di utile qualsiasi beneficio che vada a vantaggio dei soci, e quindi, sia un incremento patrimoniale che un risparmio di spesa. Del resto già parte minoritaria della dottrina e della giurisprudenza, muovendo dall’affermazione che scopi più nobili del lucro fossero ugualmente meritevoli di considerazione come fondamento di un contratto di società, aveva proposto un concetto di guadagno comprensivo anche di benefici di natura non economica. 1 1 Vidari E., Corso di diritto commerciale, Milano, 1893, per il quale l’art. 1697 del codice del commercio, avrebbe avuto valore esemplificativo senza intenzione di escludere dal novero delle società le associazioni non lucrative. Anche nella giurisprudenza si riscontrano orientamenti favorevoli ad un’apertura verso un più ampio concetto di scopo di guadagno; ad esempio nella sentenza Cass. Firenze, 4 aprile 1907, Rivista di diritto commerciale, 1907, la Corte ha ritenuto società commerciale “una società costituita a scopo di divertimento, la quale per il raggiungimento

Laurea liv.I

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Margherita Di Lorenzo Contatta »

Composta da 127 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.