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I 'Paralipomeni' di Leopardi nella più recente critica

Il mio lavoro ha riguardato la critica degli ultimi venti anni ai 'Paralipomeni della Batracomiomachia', opera postuma dell'ultimo Leopardi. Dalla ricerca sono emersi tre filoni di studio che puntano a rivalutare quest'opera dimenticata: un campo si occupa dello stile in cui sono redatti, del sorpasso della nozione stessa di 'genere letterario' e della mistione operata tra poema eroicomico, satira, favoletta zoomorfa e toni ironico-grotteschi; un secondo campo di studi riguarda il pensiero politico marcatamente 'progressivo' di Leopardi, e quindi il suo anti-conservatorismo ma anche la distanza degli pseudeo-liberali europei che, proclamando in vuote parole la rivoluzione, non sono in grado di attuarla. Infine emerge un nuovo, estremo autoritratto di Leopardi nell'ultimo personaggio che entra in scena, il topo Assaggiatore.

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5 Premessa Scrivere di Leopardi al giorno d’oggi può sembrare impresa superflua. A poco più di 170 anni dalla sua morte, pagine e pagine sono state riempite da studiosi, critici, filosofi che hanno cercato di capire il poeta, di sviscerare il suo pensiero e di comprenderne appieno l’evoluzione, producendo una mole tale di scritti da far tornare alla mente gli studi sui grandi autori del Trecento come Dante e Petrarca. Le trattazioni hanno cercato di esaminare da ogni prospettiva il significato ultimo di ogni parola scritta da Leopardi, provando a esaurire tutte le argomentazioni possibili. Se si pone però l’attenzione alla ricezione dell’opera leopardiana a oggi, ci si accorge facilmente che gli scritti che hanno dato maggiore fama allo scrittore recanatese continuano a essere, trascorsi quasi due secoli dalla sua morte, i Canti e le Operette morali: da un lato la grandezza di una lirica capace di far parlare di sé oltre i confini nazionali, forse per l’ultima volta per quanto riguarda la tradizione italiana; dall’altro, prose filosofiche composte su toni favolistici in grado di rappresentare con lucida ironia temi complessi agli occhi di un pubblico non necessariamente addetto ai lavori. Fatta eccezione per lo Zibaldone, pubblicato per la prima volta tra il 1898 e il 1900, «insostituibile officina di idee e autobiografia intellettuale» 1 , conosciuto fra gli studenti delle scuole come il “diario” di Leopardi, e fondamentale per il ruolo assunto negli studi critici a illuminare le dinamiche del pensiero leopardiano, accade che le altre opere, quelle cosiddette “minori”, passino, come avviene anche per gli altri autori, in secondo piano. Come, d’altronde, è normale. 1 G. TELLINI, Leopardi, Roma, Salerno Editrice, 2001, p. 113.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Silvia Tedeschi Contatta »

Composta da 66 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.