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Diritto di famiglia e rapporti bancari

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Fiorentino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Lecce
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Bancaria
  Relatore: Ernesto Capobianco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 107

L'obiettivo che ho inteso raggiungere nella mia tesi è quello della creazione di una visione d'insieme delle entità famiglia e banca unitamente al complesso di relazioni che le legano alla luce della riforma del diritto di famiglia (Legge 19 maggio 1975, n. 151), evidenziandone i derivanti effetti di interesse bancario, le soluzioni adottate dal sistema bancario e le conseguenti prassi operative di attuazione delle banche.
Il sistema bancario, trovatosi ad affrontare la riforma del 1975, ha effettuato un'accurata cernita degli effetti in qualche modo rilevanti, scegliendo di recepirli ove necessario o conveniente, oppure di neutralizzarli all'occorrenza. L'ABI (Associazione Bancaria Italiana) è intervenuta già all'indomani dell'entrata in vigore della novella legislativa con un proprio atto interno (la circolare n. 63 del 21 ottobre 1975) nella delicata materia, proponendone una lettura orientata in chiave di tutela degli interessi di categoria.
Il nuovo assetto dei rapporti patrimoniali fra coniugi (così come novellato nel 1975), ha infatti suscitato numerosi problemi interpretativi ed applicativi, in special modo laddove è statuito il regime di comunione legale in mancanza di diversa convenzione fra i coniugi (art. 159 c.c.).
Tradizionalmente il sistema bancario si è sempre servito delle prassi per influenzare giuridicamente i rapporti con la clientela ed infatti le difficoltà che ha proposto il nuovo regime patrimoniale sono state affrontate mediante l'inserimento di modalità e clausole nei diversi contratti bancari allo scopo di attenuare la rischiosità delle operazioni concluse con soggetti coniugati.
La materia bancaria presenta, oltre ad una connotazione di specialità, ulteriori due caratteri degni di rilievo: uno è l'accentuato tecnicismo, l'altro è rappresentato dalla predisposizione di schemi contrattuali; l'unione di tali caratteri determina un effetto moltiplicatore che conduce alla creazione di un porto franco rispetto al sistema codicistico con il predominio pressoché incontrastato della banca sia nella fase delle trattative, sia nella fase attuativa dei diversi rapporti di credito e risparmio. Di tale predominio ampia traccia resta proprio nel settore dei rapporti bancari con soggetti coniugati, dove il sistema bancario si è orientato a recepire solo quella parte di diritto di famiglia utile alla banca, ossia quella parte che consentiva e consente di diminuire la rischiosità delle operazioni e di accrescere la garanzia.
Permane, dunque, un clima di incertezza che sicuramente non agevola la presenza della famiglia e dei suoi componenti nel mondo economico ed anzi pone freno nei terzi - ed in special modo nelle banche che, per la loro importanza sociale come sostegno dell’economia e difesa del risparmio si trovano spesso "di fronte" alla famiglia - quando trattano con soggetti coniugati che stipulano negozi in cui siano in qualche maniera coinvolti interessi di rilevanza familiare, fino ad arrivare a particolari forme di cautela al fine di evitare rischi connessi al non sempre chiaro regime delle obbligazioni personali, di quelle comuni, di quelle assunte per i bisogni del nucleo familiare.

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6 La famiglia, i cui diritti come società naturale fondata sul matrimonio sono riconosciuti dalla nostra Costituzione all'articolo 29, appartiene ai bisogni umani fondamentali ed imprescindibili legati alla socialità dell’uomo, alla sua riproduzione, alla sua affettività, al suo bisogno di riservatezza. Il nuovo assetto dei rapporti patrimoniali fra coniugi, a seguito della riforma del diritto di famiglia (Legge 19 maggio 1975, n. 151), ha suscitato e suscita ancora numerosi problemi interpretativi ed applicativi, in special modo per ciò che concerne gli aspetti patrimoniali laddove è statuito il regime di comunione legale in mancanza di diversa convenzione fra i coniugi (art. 159 c.c.). Permane, dunque, un clima di incertezza che sicuramente non agevola la presenza della famiglia e dei suoi componenti nel mondo economico ed anzi pone freno nei terzi - ed in special modo nelle banche che, per la loro importanza sociale come sostegno dell’economia e difesa del risparmio si trovano spesso <<di fronte>> alla famiglia - quando trattano con soggetti coniugati che stipulano negozi in cui siano in qualche maniera coinvolti interessi di rilevanza familiare, fino ad arrivare a particolari forme di cautela al fine di evitare rischi connessi al non sempre chiaro regime delle

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